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Stalking, violenza sulle donne, Shoah. I temi trattati da Alessandro Pugi nei suoi libri sono sempre complessi e da “maneggiare con cura”. Eppure quello che colpisce i lettori è la semplicità e la naturalezza con le quali riesce a trasmettere i suoi pensieri. E non è da tutti.

Nato a Portoferraio nel 1972, Pugi è ispettore Capo di Polizia Penitenziaria. Ma è nella scrittura che riesce a esprimere l’universo che ha dentro. Il suo romanzo d’esordio, “The Spanners”, è del 2009. Da allora non si è più fermato.

I suoi libri riscuotono grande successo. Qual è il suo segreto?
«Non esiste un segreto, semplicemente le parole escono da sole, a volte limpide, altre volte in maniera confusa, ma sempre come un fiume in piena qualunque sia l’argomento trattato. Il lavoro più difficile è quello successivo alla prima stesura, quando è il momento di correggere, cambiare, tagliare da una parte e aggiungere da un’altra. Ho sempre sentito dire che scrivere è difficile, io ritengo, invece, che sia una cosa semplice se lo senti dentro e che qualsiasi persona sia in grado di farlo, poi, il successo che ne deriva è tutta un’altra storia. Tutto qua».

La sensibilità con cui tratta alcuni temi è connaturata al suo carattere o deriva dal suo lavoro che l’ha portata inevitabilmente a contatto con le brutture dell’animo umano?
«Bella domanda. All’inizio pensavo che scrivere non fosse altro che mettere su carta pensieri, sogni e paure che hanno affollato la mia vita. Invece, prendendo confidenza con questo magico mondo, mi sono reso conto che potevo dare vita e voce a personaggi che mai mi sarei aspettato d’incontrare durante i miei solitari ragionamenti con la fantasia. Uomini, donne, bambini, animali, che prendono vita da un servizio giornalistico passato in tv, dalla semplice chiacchierata con un amico, dal verbale di un arrestato che passa tra le mie mani, da un’esperienza vissuta da un conoscente, o, più semplicemente, dalla lettura di altri romanzi che hanno portato la mia mente ad aprirsi anche a nuovi e diversi punti di vista. Quindi è difficile scindere un punto di partenza preciso, se non quello derivante dall’impulso irrefrenabile di scrivere. Insomma, un mix formato da esperienze personali e lavorative. In realtà, anche se ho sempre cercato di tenermi lontano dal mondo del carcere, durante la stesura dei miei romanzi, mi sono trovato, in particolare con “L’Origine del Male” ad approfondire tematiche legate proprio al mondo lavorativo in cui navigo in qualità di ispettore capo. È aberrante capire che cosa la mente umana riesce a fare e la crudeltà che è insita in molti personaggi che ho incontrato».

Avere successo porta con sé una grande sfida: fare sempre meglio per non deludere i propri lettori. Lei come si prepara per ogni nuovo libro?
«Io non mi preparo, semplicemente mi invaghisco di un argomento e le parole escono da sole. “Il Tredicesimo Zodiaco”, un romanzo che affronta il tema della vita oltre la morte, o “La sottile linea del destino”, o “Come il volo di una farfalla” che parla di autismo e disabilità, sono stati scritti in poco meno di quattro mesi. I temi legati al romanzo “L’Origine del Male”, ad esempio, lo stalking, la violenza sessuale e il femminicidio, sono argomenti che ho trattato con enfasi perché sono maledettamente sempre attuali e a volte nascondono storie che devono essere raccontate».   

C’è un tema che vorrebbe trattare nei suoi prossimi libri?
«Non ho temi precisi, li affronto man mano che qualcosa o qualcuno me li stimola. Ad esempio, nonostante siano storie a volte veramente drammatiche, non mi affascina il tema dei migranti, ho voluto invece confrontarmi con il tema dell’amore, quello con la A maiuscola. E l’ho fatto nel romanzo dal titolo provvisorio “Quello che non sai di lei”».

Di cosa parlerà?
«Una storia bellissima con un finale carico d’emozione e devo dire, strappalacrime che ha avuto un riscontro più che positivo nella mia lettrice numero uno, la mia compagna Cinzia, e in altri amici che gli hanno dato una sbirciata». 

COSA C’È IN CANTIERE

Scrive. Scrive senza sosta. Per il desiderio profondo di mettere nero su bianco pensieri, sogni, sensazioni. Emozioni. Indipendentemente dal fatto che i suoi libri verranno poi pubblicati. Finora Alessandro Pugi ha scritto sette romanzi (con “L’origine del male” ha vinto anche il premio della giuria al “Milano International”). Altri sei sono già pronti. In attesa. «Uno su tutti è in procinto di essere sottoposto a editing – spiega -. Si intitola “A un passo dal domani” e, per certi versi, vuole riflettere la fragilità della nostra vita. Ci sentiamo tutti immortali ma, se ci pensiamo bene, non è così. Con questo non voglio dire che dobbiamo pensare alla morte, ma semplicemente dobbiamo vivere appieno ogni giorno senza farsi prendere dalla frenesia del domani. Il cammino, che ogni giorno ci fa fare un passo avanti nella nostra vita, è qualcosa d’incerto e per il quale nessuno può dire di essere al sicuro da sgradevoli sorprese». Il romanzo è dedicato a Daniele Cecchini, un ragazzo scomparso troppo prematuramente, e alla sua famiglia basandosi sul tema del dolore e del modo che ognuno di noi mette in campo per affrontarlo. «Ma a differenza di altre storie, questo romanzo tratta il devastante tema del dolore attraverso gli occhi di un cucciolo di cane che ha condiviso la propria esistenza con quella famiglia, partecipando, appunto,  alle loro gioie e ai loro dolori». Il libro ora è in mano all’agente letteraria, Michela Tanfoglio, «professionista seria che mi sta aiutando veramente molto. Vedremo cosa ne verrà fuori».

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