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Annamaria Massaro ricorda ancora la prima vendita di piantine in piazza per raccogliere fondi da destinare all’Associazione Cure Palliative Elba, appena costituita. “Che freddo che faceva”. A distanza di quasi dieci anni, la dottoressa, medico di famiglia oggi in pensione, è ancora una volta in piazza – questa volta al mercato di Portoferraio – insieme ai volontari. E’ una delle tante iniziative che i fondatori dell’Associazione organizzano per autofinanziare la loro attività di volontariato sul territorio per aiutare chi si trova costretto a combattere contro un male oncologico. Qualche giorno prima, al Teatro dei Vigilanti, lo spettacolo di Danza Mania (guarda il video) ha permesso all’Associazione Cure Palliative di raccogliere 640 euro. “Con Silvia e la sua compagnia di danza c’è una forte collaborazione – dice la dottoressa Massaro – sono molto grata a loro per quello che fanno”.

Dottoressa, cos’è l’Associazione Cure Palliative Elba? 

E’ un’equipe di professionisti che lavorano, gratuitamente, assistendo il paziente a casa. Siamo due medici, un fisioterapista, un operatore socio-sanitario e uno psicologo. In più, essendo la nostra associazione legata al servizio sanitario nazionale, lavorano con noi anche gli infermieri dell’Adi.

C’è, dunque, una collaborazione con il presidio di Portoferraio?

Certamente. Noi siamo l’emanazione, sul territorio, del servizio sanitario nazionale. Settimanalmente ci riuniamo con il medico palliativista dell’ospedale e gli infermieri. E le dirò, siamo molto contenti di questo. E’ una simbiosi che non fa altro che dare una mano al paziente. E’ assistito meglio.

Come funziona il vostro lavoro di volontariato?

Diciamo così, fino a poco tempo fa erano le famiglie dei pazienti a chiamarci. Adesso, invece, una legge della Regione Toscana obbliga il medico di base ad attivare l’assistenza domiciliare integrata e le cure palliative. Come dire, pian piano siamo cresciuti. E oggi siamo in grado di garantire un’assistenza migliore, per i malati e le loro famiglie.

Parlare di tumore è sempre stato un tabù. Oggi è cambiato qualcosa? Qual è la sua sensazione?

Le dico che l’80% delle persone che assistiamo non sanno nulla. I parenti, generalmente, vogliono mantenere un certo riserbo. E noi cerchiamo di rispettare, nei limiti, questa loro volontà. E’ normale che di fronte a domande esplicite di un paziente non possiamo tirarci indietro e negare l’evidenza. Però, ecco, cerchiamo sempre di rispettare la psiche del malato.

Come rispondono gli elbani alle vostre richieste di aiuti e donazioni?

Benissimo. C’è tanta solidarietà sul territorio. Vede, a marzo ci sarà la lotteria organizzata dall’associazione. Lo scorso anno sono riuscita ad avere 50 premi in palio. Merito di tutti i commercianti dell’isola che, gentilmente, mi hanno donato qualcosa. Sia chiaro, questi regali non cambiano la vita. Ma fa piacere vedere come nessuno si tiri indietro di fronte ad un’iniziativa solidale.

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