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Il principio è uno: l’ospedale di Portoferraio non può, alla luce dei numeri esigui, garantire ogni singola specialità. Ad ogni modo, è in grado di fronteggiare qualunque emergenza e di offrire tutti i livelli minimi di assistenza sanitaria.

Anzi, forse anche di più. Perché, checché ne dica la politica, al nosocomio, classificato come presidio di base, mancherebbe soltanto la risonanza per essere considerato di primo livello.

«Il nostro ospedale – spiega il direttore del presidio, Bruno Maria Graziano – ha superato i momenti bui del passato e oggi ha ripreso forza, vigore e qualità». Come dire, l’ospedale è in buona salute e in questi anni è riuscito a fare di un disagio una grande opportunità.

I punti di forza. Una premessa è doverosa. La sanità elbana non può essere concepita alla stregua dei modelli ospedalieri del continente, ma, in questi anni, è stato messo a punto un piano per garantire le stesse risposte ai cittadini nonostante la condizione di insularità imponesse notevoli difficoltà.

In ogni caso, il lavoro fatto in questi anni ha permesso all’ospedale di non mettere a rischio la vita del cittadino per il solo fatto di abitare su un’isola. E in questo, l’utilizzo della telemedicina ha aiutato parecchio.

In generale, sull’emergenza-urgenza molto è stato fatto. Forse, non tutti sanno che il punto nascita, presente all’Elba nonostante non ci siano i numeri previsti dalla legge, rappresenta un vero e proprio modello di studio grazie al fatto che professionisti dall’Università di Pisa vengano sull’isola per provare, insieme all’equipe medica dell’ospedale elbano, tutti gli scenari possibili che diversamente vedrebbero in realtà ospedaliere più complesse.

Ma c’è anche un’altra anomalia che per i centri ospedalieri del continente potrebbe quasi diventare uno stimolo per intervenire in maniera diversa e più efficace. Parliamo delle patologie tempo-dipendenti.

Oggi l’Elba è in grado di stabilizzare il paziente e garantire una terapia di trombolisi precoce, già a bordo dell’ambulanza, per poi centralizzarlo nell’ospedale di riferimento. Un percorso probabilmente più lungo del solito ma con un risultato di vita decisamente migliore. Tanto è stato fatto anche per ridurre al massimo gli spostamenti della popolazione.

Certo, «i numeri sono garanzia di qualità», tiene ancora a precisare Graziano spiegando come sia preferibile indirizzare un paziente verso centri più specializzati per ricorrere ad un’operazione chirurgica. Eppure, nel 2018, gli interventi di cataratta sono praticamente raddoppiati, a fronte di una sensibilità maggiore verso l’assistenza sanitaria, in loco, ai più anziani.

I punti critici. La chiedono, a gran voce, i sindaci elbani con il loro piano sanitario. Parliamo della terapia intensiva. L’isola sarebbe troppo piccola per poterla gestire. Anche se, prosegue Graziano, «abbiamo la possibilità di trasformare la sala operatoria in rianimazione».

A destare preoccupazione è anche il futuro della Chirurgia. Dalla Regione c’è l’impegno a mantenere l’Unità Operativa Complessa, che scongiurerebbe, di fatto, il rischio di una trasformazione in UO Semplice, con la conseguente perdita di maggiori autonomie e responsabilità.

Ultimo punto critico, il pronto soccorso. Certo, entro il prossimo autunno, grazie ai lavori appena partiti, la struttura sarà completamente adeguata alle esigenze sanitarie. Quest’estate, tuttavia, è andata piuttosto bene. Ha registrato una leggera flessione degli accessi che andrebbe, però, riletta alla luce del minor flusso turistico come rilevato a fine stagione dagli albergatori.

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