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L’Isola d’Elba ha un patrimonio culturale molto vasto. Più di quanto si immagini. E questo perché, purtroppo, non è adeguatamente tutelato e valorizzato. Soprattutto al di fuori della stagione estiva.

“Il problema più grave del turismo in Europa è la sua elevata concentrazione in alta stagione, il che comporta la congestione delle capacità di trasporto e dei servizi di accoglienza, nonché il degrado dell’ambiente naturale ed umano nell’alta stagione, ed uno scarso impiego delle risorse finanziarie ed umane nella bassa stagione” (Commissione CEE, 1991).

La destagionalizzazione turistica è una scelta politica. Su questo avremmo dovuto lavorare già da tanto tempo e avere un Comune unico forse ci avrebbe aiutato a far sopravvivere, potenziandoli, gli itinerari classici e le nostre realtà culturali; ci avrebbe permesso di far sviluppare il nostro territorio nel suo complesso e le comunità locali nelle loro peculiarità attirando un turismo diverso.

La destagionalizzazione turistica è anche una scelta economica non dipendente dal singolo albergo o dal singolo Comune, ma dalla decisione scaturita intorno allo stesso tavolo fra il settore pubblico e quello privato di creare un flusso turistico più o meno costante sul territorio.

Per destagionalizzare non basta quindi avere qualche struttura ricettiva aperta in bassa stagione, ci vuole invece un’offerta culturale, enogastronomica e ludica assicurata dall’apertura al pubblico in orari appetibili dei vari contenitori culturali coadiuvata dalla presenza di servizi per il turista quali uffici informativi attivi 12 ore il giorno e mezzi di trasporto specifici per le esigenze culturali.

Un’offerta di questo tipo realizzata una o due volte all’anno e senza una strategia precisa non provoca alcun effetto, alle spalle deve esserci un progetto coerente in grado di valorizzare i nostri contenitori culturali che, per negligenza dei nostri amministratori, non sono affidati a veri professionisti del settore in grado di progettarne il potenziamento.

Basti pensare ai musei archeologici della nostra Isola che, dopo un abortito tentativo di gestione associata sotto un’unica direzione scientifica, sono da anni senza un vertice che li valorizzi e li preservi dal degrado in cui versano, spesso privi anche di quell’ordinaria manutenzione che li renderebbe per lo meno decorosi.

Che dire dell’argomento archeologia di cui l’Elba è ricchissima, che dire di scavi abbandonati da anni e di quelli recentemente interrotti per mancanza di sostentamento finanziario anche se proficui e promettenti?

Stesso discorso può essere fatto per la Pinacoteca Foresiana, elemento culturale di tutto rispetto, ricca di collezioni d’arte, stampe e quadri fra cui spiccano le firme di autori quali Telemaco Signorini, Plinio Nomellini, Antonio Ciseri e Llewelyn Lloyd e altri; chi può affermare di essere a conoscenza che essa accoglie generi della pittura Ottocentesca, le copie dell’antico, le pitture di soggetti sacri, i vedutisti e molto altro? Scopriamola insieme.

PINACOTECA E BIBLIOTECA FORESIANA

Lo sbarco di Napoleone all’Isola d’Elba, del pittore Luciano Regoli, esposto alla Pinacoteca Foresiana

Creata nel 1914, dalla donazione della collezione del letterato Mario Foresi, la Pinacoteca fu aperta al pubblico nel 1924 all’ultimo piano del Palazzo comunale. Qui rimase fino al 1943. Successivamente le opere sono state esposte nelle due residenze napoleoniche di San Martino e dei Mulini. Nel 1991 è stata riaperta nella sede attuale. Al secondo piano della Caserma De Laugier, la Pinacoteca custodisce gelosamente una ricca collezione di oggetti d’arte, stampe e quadri suddivisa in dodici aree tematiche: ritratti di casa Foresi, personaggi e i luoghi elbani (attraverso i quali si coglie la visione che autori di secoli diversi avevano dell’isola) opere rappresentative della pittura ottocentesca, le copie dell’Antico, la pittura di soggetti sacri, vedute delle città, pitture della mitologia e della storia antica, una varietà di generi a cavallo tra il Seicento e Settecento, paesaggi antichi, il cabinet antiquario del collezionista, la sala dei disegni e delle stampe e le collezioni d’arte del Comune di Portoferraio.

Dal 2008, la Pinacoteca è senza una direzione scientifica, privata di valorizzazione e visibilità in quanto ridotta, limitatamente al periodo estivo, ad un orario minimo di apertura al pubblico se non addirittura chiusa come in questo momento.

La Pinacoteca, i fondi librari antichi della Biblioteca Foresiana, ricchi di centinaia testi del Cinquecento, Seicento, Settecento, fortunatamente da poco censiti e quasi totalmente catalogati, dormono un sonno che sarebbe quasi letargico se non intervenisse, chiamata da volenterose insegnanti, qualche pietosa e altrettanto volenterosa mano ad illustrarne i gioielli a decine di studenti meravigliati di cotanta ricchezza.

E di ricchezza si tratta, ricchezza sottovalutata, qualche volta addirittura emarginata dal contesto urbano, come l’Archivio Storico del Comune di Marciana, risalente alla metà del XVI secolo, una volta collocato nel Palazzo Pretorio e dal 2007 sistemato in una ex scuola elementare fuori del paese in attesa del restauro dell’antica sede. Antica sede peraltro monumentale e adiacente al Museo Archeologico – prima istituzione museale archeologica dell’Elba, aperta nel 1968 per accogliere i reperti portati alla luce dagli scavi dell’epoca –  con il quale dovrebbe rappresentare il polo culturale di Marciana.

E se parliamo di Archivi è doveroso parlare della Gestione Associata degli Archivi Storici dei Comuni elbani, attiva da dodici anni, portata ad esempio in Toscana per la sua virtuosa conduzione ma affidata, anche questa, alla buona volontà della sua direzione scientifica. Unico esempio sull’Elba di gestione condivisa da tutti i comuni, nata e portata avanti grazie alla buona volontà del Comune di Portoferraio nel 2006 (il Comune di Campo ne è diventato capofila nel 2007) e alla direzione scientifica di una figura altamente professionale che, grazie alla passione e al forte senso del dovere ha lavorato e lavora spesso in condizioni di grande disagio supplendo in molti casi, anche all’assenza di altre figure professionali progettando e realizzando numerosi eventi culturali.

 

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