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La fine di dicembre, si sa, porta inevitabilmente con sé la necessità di fare un bilancio di quanto è accaduto negli ultimi dodici mesi.

Si è fatto abbastanza? Troppo poco? Dove si è sbagliato? Le domande sono tante. E hanno tutte bisogno di risposte precise e sincere. Altrimenti ci si ritroverà a commettere gli stessi errori anche l’anno successivo.

Questo 2018, per l’Elba e gli elbani, è stato indubbiamente molto intenso. Le premesse affinché si potessero raggiungere importanti traguardi per le varie questioni da risolvere c’erano tutte. Eppure sono state ampiamente deluse. Una dopo l’altra.

Dalla saltata continuità territoriale alle pantomime sui bandi di gara per la gestione del servizio aereo. Dal flop della stagione turistica estiva (con tanto di ammissione postuma di De Ferrari) al tira e molla sulla vicenda del piano sanitario, vergognosamente strumentalizzata in vista delle elezioni.

Insomma, dovendo idealmente gettare ciò che è vecchio dalla finestra (e non potendo farlo per davvero, affrancandosi una volta per tutte da certi loschi figuri ammuffiti) nel 2019 di sicuro ci si dovrà liberare dell’inconcludenza e dell’incompetenza che l’hanno fatta da padrone negli ultimi dodici mesi.

Eppure, non tutto è da buttare. Perché quest’anno, per la prima volta dopo tanto tempo, gli elbani hanno finalmente alzato il tiro. E hanno cambiato atteggiamento, diventando più propositivi e intraprendenti.

Lo dimostrano le sempre più numerose “prove tecniche di destagionalizzazione”. Tant’è vero che, da questo numero, abbiamo deciso di dedicare una rubrica fissa (a pagina 4) a quegli imprenditori che stanno coraggiosamente mettendo in atto una rivoluzione culturale, restituendo vitalità ed efficienza all’Isola d’Elba anche durante la bassa stagione.

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