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Un po’ per noia, un po’ per desiderio di emulazione. Ma, fin troppo spesso, anche solo per semplice curiosità. Sono sempre più numerosi i giovani che, almeno una volta, hanno fatto uso di droghe nel corso della loro ancor breve esistenza. Che siano pesanti o leggere, poco importa. È un fenomeno preoccupante e diffuso pressoché su tutto il territorio nazionale e, quindi, non risparmia nemmeno l’Elba.

Complice l’inevitabile “isolamento” – soprattutto durante la bassa stagione – con pochi svaghi e minori possibilità di socializzazione, la diffusione di droghe, per spaccio o uso personale, è difatti un problema anche sullo Scoglio. Soprattutto tra i ragazzi. Anche se, tuttavia, i numeri sono contenuti e non si può parlare di “allarme sociale”.

Secondo i dati forniti dai Carabinieri di Portoferraio, le persone segnalate nel 2018 sono state 26, con un’incidenza di giovani del 10%. I chili di sostanze stupefacenti sequestrati – tra marijuana, hashish, cocaina ed eroina – sono stati finora poco meno di due. Dunque, un fenomeno contenuto ma comunque da non sottovalutare. E difatti, l’attenzione delle Forze dell’Ordine è sempre alta.

Come conferma anche il vice questore aggiunto della Polizia di Stato di Portoferraio Pietro Scroccarello: «Stiamo lavorando per togliere il più possibile queste sostanze dalla strada tramite sequestri e controlli, ma dobbiamo anche intervenire a livello di educazione e prevenzione. I ragazzi pensano al tossicodipendente solo come colui che volgarmente “si fa di eroina”. Ma la dipendenza da sostanze tossiche riguarda tutte le droghe. Nelle ultime settimane abbiamo realizzato una serie di incontri nelle scuole medie dell’Elba: l’obiettivo è giocare d’anticipo, cercando di far capire ai giovanissimi che tutte le droghe sono pericolose e creano dipendenza».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giancarlo Gasparini, psicologo e responsabile del Ser.D (ex Ser.T) di Portoferraio dove i casi presi in considerazione nel 2017 sono stati circa 200, di cui una alta percentuale di ragazzi sotto i 30 anni. La maggioranza riguarda dipendenti da eroina, ma il numero di fumatori di oppiacei sta salendo: «molti di loro non accettano l’idea di essere dipendenti, minimizzando con “una cannetta cosa vuoi che mi faccia?”. Il lavoro più duro è far capire che oggi la fumata possa diventare qualcosa di più grave. Come Ser.D stiamo avviando molti percorsi per arginare il fenomeno. Questi ragazzi sono a rischio».

Fondamentale il ruolo della scuola. Come spiega il preside dell’“Isis Foresi” di Portoferraio, Enzo Giorgio Fazio: «la scuola deve essere assolutamente ferma nei confronti di tutti gli atti illeciti. Personalmente ho sempre chiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine, anche con i cani, all’interno dell’edificio. In modo tale da dare un messaggio molto chiaro: la scuola non deve, e non lo è, né una zona di spaccio né tantomeno di consumo. Non bisogna mai abbassare la guardia. Inoltre abbiamo un’ottima collaborazione con la Asl locale sia nel monitoraggio sia nell’accompagnare eventuali interventi».

Ma, talvolta, la prevenzione passa anche da altre strade: «Ai ragazzi – racconta Francesco Della Lucia del centro giovani di Portoferraio – mancano dei luoghi dove poter esprimere al massimo le loro capacità». C’era un luogo ma è stato (giustamente) chiuso negli anni scorsi perché diventato una zona di degrado. «Ma era importante per noi, avevamo un luogo dove suonare, cantare o dipingere. Oggi sarebbe giusto riaprirlo, a condizione però di non farlo tornare in quello stato. Saremo noi a controllarlo, aperti a chiunque voglia aiutarci». Una richiesta di dialogo. I giovani vogliono opportunità, risorse. E le istituzioni non possono mancare all’appello.

 

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1 COMMENTO

  1. Purtroppo viviamo in una società che è diventata come un vortice e in pochi riusciamo a rendercene conto, e spesso quando succede è tardi. L’era consumistica del “tutto e subito” e della competizione con gli altri per tenere il passo e “non essere da meno”, anche quando non si può, ha spento il cervello e annullato gli stimoli ai più giovani tarpando loro le ali e ha indotto i “grandi” a correre sempre di più per accontentare i figli, là anche dove è quasi impossibile, ma doveroso, per non farli sentire da meno al confronto con i coetanei. È qui secondo me lo sbaglio….questo rincorrere che strema i grandi, portando via loro tempo ed energie, tempo che sarebbe più opportuno usare per stare insieme, anziché facendo ore di straordinario per poter comprare l ‘ultimo iphone uscito….ma i figli ormai difficilmente capirebbero se così non fosse, ormai prigionieri inconsapevoli di questo vortice, ci additerebbero fino ad odiarci…Società tutelata da forze dell’ordine con le “manette” costrette a far rispettare una legge che, anziché prevenire, deve attendere che il guaio sia fatto per intervenire…purtroppo ci siamo fatti fregare da un sistema malato e ora credo sia quasi impossibile uscirne.

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