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Rossana Galletti insieme allo chef Alvaro Claudi

È appena tornata all’Elba dopo aver presentato al Senato della Repubblica, insieme al presidente dell’Accademia Italiana della Cucina Paolo Petroni e al segretario generale Roberto Ariani, la settimana dedicata alla nostra gastronomia nel mondo. Giusto in tempo per presenziare ad un evento sulle tradizioni culinarie elbane alla biblioteca di Marina di Campo.

Infaticabile e sempre entusiasta – come sanno esserlo coloro che amano il proprio mestiere – Rossana Galletti è la delegata sullo Scoglio dell’Accademia fondata da Orio Vergani nel 1953. La missione condivisa è il mantenimento e la diffusione delle tradizioni gastronomiche italiane in generale e dell’Elba in particolare.

«La gastronomia è intrinsecamente connessa alla storia e alle tradizioni di un territorio» sottolinea. Sulla nostra isola, ad esempio, ci sono ben 28 accademici iscritti alla delegazione. «Sono tutte persone di grande competenza e con una sensibilità particolare per tutto ciò che riguarda i prodotti tipici locali, anche quelli apparentemente più poveri, nel pieno rispetto della loro stagionalità e peculiarità».

E all’Elba, in effetti, non c’è che l’imbarazzo della scelta. «Premesso che tra est e ovest vi è un diverso approccio alla cucina, posso sicuramente affermare che i piatti più “rappresentativi” dell’isola sono quelli a base di stoccafisso o di pesce azzurro – sottolinea –. Un pesce stagionale, considerato “povero” ma comunque molto saporito, è lo zerro: ottimo fritto o marinato, fa la sua bella figura anche nella sburrita – zuppa di pesce aromatizzata con erbe o verdure, tipicamente Riese – al posto del baccalà. Adesso è anche il periodo della pesca dei calamari. Sui pesci “poveri” si possono costruire piatti molto interessanti».

La cucina tradizionale sta davvero a cuore a chi ama la propria terra e sa riconoscere nei sapori dei piatti le proprie origini.

Per questo è importante tutelare le ricette originali, quelle che le nostre nonne annotavano scrupolosamente nei loro quaderni e di cui erano gelosissime. «Non possiamo permettere che vadano perse. Per questo vorrei fare un appello ai ristoratori elbani, affinché non si allontanino dalle ricette del territorio ma continuino a proporre, come in molti fanno, la cucina locale e tradizionale».                                                                         

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