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Il Consiglio comunale di Rio – maggioranza e opposizione – si schiera a fianco del sindaco Marco Corsini e boccia definitivamente l’ipotesi dell’aumento della tassa di sbarco da 3,50 a 5 euro. Dal momento che per elevare il contributo era ed è necessaria l’unanimità di tutti e sette i Comuni e tenendo presente che anche Portoferraio è contraria ai 5 euro, la “crociata” del sindaco di Capoliveri e capofila della Gat, Ruggero Barbetti, è definitivamente naufragata. E adesso c’è molta curiosità per la convocazione urgente per il 7 dicembre, da parte dello stesso Barbetti, dell’ennesima consulta dei sindaci. Cosa farà il capofila della Gat, visto che tra pochi mesi dovrà comunque abbandonare questa poltrona non essendo più rieleggibile come primo cittadino di Capoliveri? Le ipotesi sul tappeto sono tante, compresa quella minacciosa dello stesso Barbetti di interrompere l’erogazione della tassa di sbarco ai comuni elbani.

La Gat, insomma, traballa e potrebbe anche naufragare insieme al suo ultimo responsabile. E non è un mistero che il sindaco di Marina di Campo, Davide Montauti, che pure era favorevole all’aumento a 5 euro, ha già espresso il suo orientamento ad introdurre la tassa di soggiorno al posto del contributo di sbarco. Già, ma in quale misura? Un altro problema complicato da risolvere e sul quale si scateneranno altre dure polemiche tra i primi cittadini elbani.

Tassa di soggiorno vs tassa di sbarco. Il duro scontro dei giorni scorsi all’interno della Gat ha sicuramente riaperto l’ipotesi, già accennata dal Corriere Elbano la scorsa estate, della possibilità di ricorrere alla tassa di soggiorno in alternativa alla tanto agognata imposta di sbarco. Le polemiche e le sfuriate di alcuni sindaci e operatori del settore turistico, anche poco informate, hanno demonizzato fin da subito l’introduzione della tassa, che verrebbe invece applicata al costo del soggiorno degli ospiti nelle strutture ricettive “in regola” dell’Elba. Per molti il costo sarebbe troppo elevato. E pensare che la Toscana è la regione italiana con il numero maggiore di comuni aderenti alla tassa di soggiorno. Per una vacanza di 7 giorni, una famiglia di 4 persone, calcolando un dazio di 5 euro giornaliere a soggetto (come prospettato dai più inesperti) spenderebbe fino ad un totale di 120 euro. Niente di più sbagliato però. La tassa di soggiorno, ha un tetto massimo di 5 euro giornalieri, limite massimo che viene raggiunto solo in casi di alberghi a 5 stelle nelle città più importanti d’Italia, quali Roma, Firenze, Milano, Venezia o Napoli.

Insomma, il paragone sembra piuttosto inappropriato. Nel resto d’Italia, molti comuni, applicano una tassa di soggiorno minima, da 0,50 cent di euro a notte per ospite. Facendo un calcolo approssimativo, la stessa famiglia di 4 persone, in una settimana spenderebbe l’equivalente di quello che oggi viene invece applicato (e girato per intero alla GAT) sul biglietto del traghetto. Ossia 3,50 euro a soggetto. E pensare che la Toscana è la regione italiana con il numero maggiore di comuni aderenti alla tassa di soggiorno. Insomma, un modo come un altro per distogliere l’attenzione dal reale problema. Quella che è emersa negli ultimi mesi è l’insoddisfazione, di elbani e turisti, riguardo agli investimenti che vengono fatti con il contributo di sbarco. L’isola ha bisogno di infrastrutture, di sostegno alla viabilità, di una politica comune di rinnovo dell’offerta turistica in modo da poter riportare l’Elba tra le mete preferite da italiani e stranieri. Che sia di sbarco o soggiorno poco importa agli elbani. Il punto chiave è la programmazione degli interventi che vengono fatti con gli introiti della tassa.

Perché, come recita il testo di legge, il gettito del contributo “ e’ destinato a finanziare interventi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, gli interventi di recupero e salvaguardia ambientale nonché interventi in materia di turismo, cultura, polizia locale e mobilita’ nelle isole minori”.

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