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Nelle scorse settimane, la foto del pontile di Vigneria a Rio inghiottito dalle onde ha fatto il giro dei giornali nazionali, diventando così l’emblema dei danni causati dal maltempo un po’ in tutta Italia.

È bizzarro che l’Isola d’Elba – scrigno di tesori di inestimabile valore artistico, naturale, storico e culturale che meriterebbero di stare in prima pagina ogni giorno – abbia ottenuto una tale copertura mediatica solo per mostrare al mondo intero una dolorosa perdita.

Una perdita che è sinonimo di fallimento: delle istituzioni, tutte, e dei vari comitati che spuntano come funghi ma che, altrettanto in fretta, spariscono con un nulla di fatto. È l’amara sconfitta di tutti coloro che dovrebbero tutelare il nostro patrimonio e che invece continuano a dimostrare la loro totale inadeguatezza.

Il ponte di Rio, simbolo delle antiche miniere e della storia estrattiva sullo Scoglio, è andato perduto per sempre. Un grande dolore per gli elbani. Ma la sua fine era solo una questione di tempo. Quella struttura, ora compianta, era in uno stato di completo abbandono sin dagli anni Ottanta. Poteva e doveva essere tutelata. Ma probabilmente per qualcuno non ne valeva la pena.

Piangerla ora è da ipocriti. Perché sono tanti i monumenti, le chiese, i luoghi e, in generale, gli emblemi della storia elbana lasciati andare in malora. Basti pensare alle fontane della palazzina dei Mulini e a villa San Martino, il mausoleo Tonietti, la chiesa medievale di San Quirico, Torre Brignetti a Marciana Marina, la Fortezza del Giogo e la villa patrizia del Cavo, l’eremo di San Francesco a Monte Perone, il borgo ascetico di San Giovanni alla Torre. Oppure la madonnina del Grigolo. Solo per citarne alcuni. Cosa stiamo aspettando? Come al solito che sia troppo tardi.

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