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Migranti elbani in Australia, le loro testimonianze in un libro

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Luca Ferrari ha solo 13 anni quando, nel 2008, parte dall’Elba per l’Australia. Un viaggio studio di quattro mesi che si rivela qualcosa di molto più prezioso: un’occasione di incontro e di confronto con i suoi conterranei, tra i quali molti discendenti di quei migranti che, a partire dal secondo Dopoguerra, hanno lasciato il loro amatissimo Scoglio per cercare un’occasione migliore di vita dall’altra parte del mondo.

Ora che di anni ne ha 23 ed è uno studente universitario, Luca Ferrari – consapevole del valore culturale di queste memorie – ha trasformato quella che inizialmente era nata come tesina scolastica per l’esame di terza media in un libro dal titolo “Gli australiani dell’Elba. Le narrazioni e le memorie di uomini e donne emigrati in terra australiana a partire dal 1922” (Editore Persephone) pubblicato in queste settimane.

Un documento importante sulla realtà storica di quel periodo, in una terra messa a dura prova – come tutta l’Italia, del resto – dalle difficoltà economiche che hanno spinto molti dei suoi abitanti ad un volontario sradicamento da un’isola ad un’altra, molto più grande e infinitamente diversa.

La prima parte del libro è un breve saggio sulla ricostruzione storica dei fatti salienti che hanno determinato questo fenomeno in Italia in generale e sull’Isola d’Elba in particolare. Nei primi del ‘900, soprattutto dopo la Prima Guerra mondiale, furono oltre 20mila gli italiani che partirono per l’Australia in cerca di fortuna.

Nel secondo Dopoguerra, invece, si assistette ad un vero boom: tra il 1949 e il 1959 furono in 200mila a trasferirsi laggiù, attratti dal grande bisogno di manodopera e dall’abbondanza di opportunità. Di quegli anni il film con Alberto Sordi e Claudia Cardinale: “Bello, onesto, emigrato in Australia sposerebbe compaesana illibata”, spaccato di vita dei nostri connazionali emigrati in quel periodo.

La seconda parte del libro di Ferrari racconta anche gli internamenti nei campi di prigionia dei quali furono vittime i nostri connazionali durante il secondo conflitto mondiale.

Tutte le testimonianze sono raccontate dagli stessi protagonisti e dai loro discendenti, con tanto di nomi e cognomi e immagini fotografiche in modo tale da permettere di (ri)costruire un legame di parentela tra gli elbani partiti e quelli rimasti. Racconti fatti di difficoltà e speranza. Di coraggio e sacrificio. E caratterizzati dalla medesima nostalgia per il loro Scoglio. Indimenticato e indimenticabile.

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