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“Da qui ch’è casa mia si vede il mare” cantava l’indimenticabile artista, astigiano di nascita ma elbano nell’anima, nella canzone da lui scritta e interpretata, dedicata alla sua Capoliveri.

Giorgio Faletti, scomparso prematuramente nel 2014, amava intensamente quest’isola. Come molti, l’aveva scoperta in vacanza, all’inizio degli  anni Novanta. Finché, nel 1996, gli si era presentata l’occasione di acquistare una casa in mezzo al bosco, appoggiata su una collinetta a metà strada tra il paese e la spiaggia della Madonna delle Grazie con una vista senza eguali sul golfo. In paese lo conoscevano tutti. Lo si incontrava in piazza, al bar a fare colazione, al mercato, a chiacchierare con la gente del posto.

“C’è la ruggine ferrosa di miniere a cielo aperto ed un panno di vigogna quando il cielo è più coperto e c’è il fumo degli incendi sulla grande montagna che si vede da lontano fino in fondo alla campagna” recita il testo di questa canzone che Faletti scrive pressoché di getto, pur avendola nel cuore da tanti anni.

All’inizio, trascorre sull’isola solo il periodo estivo. Ma col tempo inizia a piacergli anche d’invernoche ha il sapore delle cose abbandonate”. Alla fine venderà la sua casa di Milano per trasferirsi sullo Scoglio, dove resterà a vivere fino al 2010. Il suo “buen retiro”.

Ed è sull’isola che avviene la sua ennesima evoluzione artistica: chissà, forse ispirato dal “rosso tramonto che s’appoggia al paesaggio”, inizia a scrivere i suoi libri. Il primo “Io uccido” diventerà un best seller da 4 milioni di copie. Li ha scritti tutti all’Elba i suoi romanzi. «è l’isola a ispirarmi, è come se scrivessi sotto dettatura».

In queste settimane, la moglie dell’artista – Roberta Bellesini – ha annunciato che il racconto “La ricetta di mammà” (scritto a metà degli anni 2000) è pronto a diventare un cortometraggio. è la storia di un sicario assoldato per uccidere un testimone scomodo che cerca una casa dove piazzarsi per fare da cecchino. Il proprietario della casa è un playboy. Da qui nasce una serie di vicissitudini e incomprensioni. Un racconto dalle tinte noir ma a tratti divertenti, “tipiche” di Giorgio Faletti.                                

1 COMMENTO

  1. Io lo so… che questa è un’isola… un’isola… che c’è…”. Fa una certa impressione ascoltare su Youtube “Da casa mia si vede il mare”, il brano scritto da Faletti, dedicato all’isola d’Elba che non ha fatto in tempo a cantare davanti a un pubblico. Ad inciderla son stati gli amici elbani di Giorgio, gli “OLTRE LE NUVOLE” . Doveva cantarla lui, Giorgio, per l’inaugurazione del Teatro Flamingo di Capoliveri dove aveva casa. Quella casa, appunto, da cui si vede il mare. Ma in quei giorni di maggio stava già troppo male e allora sul palco sono saliti i suoi amici. “Era una domenica di novembre, “nel pomeriggio mi telefona Giorgio, al suo solito modo. ‘Che fai?’. ‘Niente, sono sul divano con il telecomando della TV a saltare da un canale all’altro’. ‘Vieni a casa mia che ti faccio sentire una cosa?’. ‘Ok’. Arrivo, lui si siede davanti alla tastiera e mi fa sentire questa bellissima canzone. ‘Sai’, mi dice, ‘erano dieci anni che volevo scrivere una canzone per l’Elba e non l’ho mai fatto. Poi questa mattina in un paio d’ore è venuta fuori da sola, musica e parole’, la regalo a Te e al tuo gruppo Elbano sicuro che la farete volare su questa meravigliosa isola. La sua idea era di presentarla in anteprima all’inaugurazione del Teatro Flamingo. Ma purtroppo non è andata così”. Il brano fa parte di un cofanetto composto da un CD, un DVD ed un libretto fotografico. Il ricavato dalla vendita del cofanetto ha consentito la costruzione di un anfiteatro all’interno della sede della fondazione EXODUS all’Elba a lui intitolato. Grazie direttore per il ricordo del grande amico e artista Faletti.
    R.C.

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