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Catapultata sull’Elba da Firenze per amore di un uomo, si è poi innamorata anche dell’isola. Scrittrice e storyteller,  Elisabetta Mari scrive monologhi teatrali, narra storie tratte dalla vita di persone e dai luoghi, realizza spettacoli con musica dal vivo, danza e reading di poesia. Il suo sogno? Dare vita a un ritrovo di scrittori sullo Scoglio.

Cosa ci fa una fiorentina all’Elba?

«Mi piacciono le isole. C’è una solidarietà particolare, un microcosmo vitale che pulsa in mezzo al mare. Tempo fa ho vissuto in una piccola isola greca in mezzo all’Egeo, con solo tre navi alla settimana per raggiungere la terraferma. Al confronto l’Elba è una metropoli! A differenza delle sperdute Cicladi, è ben collegata e offre una natura spettacolare, non solo marina, ricca di storia e di arte. In qualche ora di viaggio si arriva in un paradiso. Ci sono venuta spesso durante gli ultimi venti anni. Da ragazza ho lavorato come animatrice a Lacona. Qualche anno fa ero seduta alle Ghiaie e dicevo a un amico quanto sarebbe stato bello trasferirsi all’Elba e in particolare a Portoferraio, una piccola cittadina con una vita propria e con aspetti popolari, genuini. Poi l’anno scorso, mi sono innamorata di un uomo meraviglioso che vive proprio alle Ghiaie… siamo stati a vedere le stelle cadenti, seduti sull’ultimo scoglio della spiaggia, era Ferragosto. Non mi sarei mai aspettata questo regalo dalla vita, non speravo in tanto. Abbiamo viaggiato ogni settimana per un intero anno per stare assieme. E infine lo strappo, sono venuta da lui».

Vivere qui è come lo immaginava?

«L’isola, vista  da dentro, non ha tradito le mie aspettative, anzi. E il tempo autunnale è ancora più bello di quello estivo. Sarà che amo tanto il vento e le tempeste e la poca gente. Abituata alle isole greche qui non c’è confronto. Si trova tutto: c’è un ospedale, che è importantissimo da mantenere, le scuole, le biblioteche.
Quello che mi colpisce profondamente degli isolani in generale e degli elbani in particolare è il loro sentimento di identità  e di dedizione per il posto dove sono nati. Insomma, le isole sono luoghi dove si vive per amore. Forse sono romantica, ma qui mi sono imbattuta in dei personaggi che amano. Soprattutto il mare, ovviamente».

C’è qualcosa che cambierebbe?

«No. L’isola va lasciata così com’è. Credo che i posti vadano lasciati vivere con la loro propria espressione, nel bene e nel male. Ogni cambiamento deve venire dall’interno, da un’esigenza avvertita, proprio come accade per ognuno di noi».

Dal punto di vista culturale, lo Scoglio offre abbastanza iniziative?

«Qualunque sia l’offerta, si può sempre aggiungere qualcosa, magari qualcosa di nuovo, che stimoli la curiosità o la partecipazione. Le iniziative culturali sono ben accolte, soprattutto dalle scuole, gli insegnanti sono attivi e c’è attenzione da parte dei Comuni per i giovani. Forse si potrebbe proporre qualcosa rivolto un po’ a tutti, qualcosa di divulgativo che riguardi la poesia».

Cosa propone?

«Mi piacerebbe portare qui alcune iniziative già sperimentate a Firenze e altri luoghi della Toscana, come un ciclo di Lecturae Dantis con il commento di un noto studioso allievo di Vittorio Sermonti musicate al pianoforte e violoncello, oppure avviare delle performance su diversi argomenti storici o sociali, tipo la narrazione di vite di donne che hanno lasciato una eredità, come Ildegarda di Bingen, Madame Curie, Margherita Hack o su temi di attualità come i profughi delle guerre. A questo proposito sto  portando in scena uno spettacolo sulla Siria e la poesia araba contemporanea. Spero che in futuro qualcosa si possa fare».

Quali sono le storie che meritano di essere raccontate?

«Qui all’Elba ho incontrato persone che hanno tanto da dire perché hanno vissuto cose straordinarie, forti, avventurose. Oppure cose semplici, poetiche, contemplative. Alcuni hanno avuto vite veramente dure, affrontate col tipico spirito toscano, tra argute battute e forza di perseverare. Sono degli insegnamenti insomma. Io trovo che qui vi siano molti stimoli per scrivere storie, e non solo per conservarne la memoria tra di noi, ma proprio per rendere vivo anche agli occhi del viaggiatore straniero, del turista di passaggio, un territorio che oltre alle bellezze naturali offre anche la bellezza della gente».

«Il sogno che vorrei realizzare? Un ritrovo di scrittori alle Ghiaie»

Fiorentina di nascita ma elbana per amore, Elisabetta Mari scrive e racconta storie, monologhi teatrali di attualità, tratti da eventi o fatti o semplicemente da storie ascoltate sulla vita della gente. 

«Porto in scena la poesia, quella dei poeti e quella dei luoghi, con spettacoli del genere teatro-natura realizzati sul posto» sottolinea con entusiasmo. Di recente ha scritto un libro insieme a Paolo Ciampi sui sentieri percorsi da Dino Campana sugli Appennini – “L’aria ride. In cammino per i boschi di Sibilla e Dino” – un’opera che coniuga appunto la poesia dei boschi e quella del poeta con la passione del camminare, utile anche per chi vuole rifare il percorso di trekking seguendo le sue orme. La Mari racconta le storie e le leggende dei luoghi in cui Dino Campana e Sibilla Aleramo consumarono la loro tormentata relazione. A corredo del libro, utili informazioni pratiche per mettersi davvero in viaggio verso questi luoghi straordinari e accompagnare il cammino con alcuni libri da portare con sé. A Firenze Elisabetta ha lasciato un contesto fatto di associazioni di promozione culturale, eventi e collaborazioni artistiche. Lasciato un mondo se ne trova un altro, con caratteristiche diverse e nuove da cui ripartire, qui all’Isola d’Elba. «È capitato in passato che mi abbiano chiesto di organizzare corsi di scrittura creativa o autobiografica. O piccoli laboratori di scrittura di viaggio. La scrittura – spiega – è un’esperienza solitaria, ma necessita anche di confronto. Avevo pensato di scrivere in un bar assieme ad altri che desiderano iniziare questo percorso oppure semplicemente condividere ciò che hanno voglia di raccontare. Una specie di circolo di scrittori sul mare, al bar “Le Sirene” alle Ghiaie che si è reso disponibile a offrire il thè delle cinque o l’aperitivo letterario a chi viene a buttar giù un’idea di racconto».

 

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