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Doveva essere il protagonista del convegno sulla cooperazione tra porti e piccole isole; avrebbe dovuto spiegare come ottenere ed utilizzare i fondi europei e anticipare il futuro della continuità territoriale.

Invece, ha preferito defilarsi, snobbando l’Elba e rifilando un ceffone al sindaco Mario Ferrari e all’assessore Angelo Del Mastro, che avevano splendidamente organizzato l’evento nel Centro Congressuale De Laugier. Due minuti di intervento via skype, volando alto e facendo finta di avere tutto sotto controllo, arrivederci e grazie.

La figuraccia collezionata da Stefano Corsini, il presidente dell’autorità di sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale, è di quelle epocali. Anche perché tradisce meglio di qualsiasi altra circostanza l’imbarazzo e la preoccupazione per l’attacco frontale contro di lui dell’armatore Vincenzo Onorato, patron di Moby e Toremar, che proprio ieri ha chiesto il commissariamento dell’Authority in un’intervista al Telegrafo. Raddoppiando poi la marcatura stamane sul Tirreno.

Corsini, venendo a Portoferraio, sapeva perfettamente che non si sarebbe potuto sottrarre alle domande dei giornalisti sulla dura polemica con Onorato, che lo ha accusato senza mezzi termini di varie scorrettezze sulla gestione di Porto 2000, finendo perfino in conflitto di interessi pur di favorire il gruppo Grimaldi. E così ha preferito sottrarsi alle sue responsabilità, limitandosi a far finta di voler cercare un confronto con Onorato, affidandosi sempre alle colonne del Tirreno. Ma evitando accuratamente di replicare alle accuse rivoltegli, che pure sono estremamente dettagliate.

Insomma, una figuraccia che -commissariamento dell’Autorithy a parte- rende d’attualità anche l’ipotesi delle dimissioni da parte di Corsini o quantomeno di sostituzione nell’incarico. Visto e considerato che la sua nomina avvenne grazie agli stretti rapporti con l’ex-ministro Graziano Delrio, altro avversario storico di Onorato, che gli ha contestato di aver sabotato la difesa legislativa dei marittimi italiani messa a punto dal suo collega di partito Roberto Cociancich.

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