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Anche i non imprenditori del turismo possono associarsi. Continua la ricerca disperata di nuovi soci da parte dell’associazione presieduta da Massimo De Ferrari, ha ufficialmente esteso la possibilità di usufruire dei servizi (?) dell’asso-albergatori anche ai proprietari di case ad uso turistico.

Chiaramente in cambio di una quota “simbolica”, come scritto sul comunicato. Peccato che la “quota”, come ci riferiscono molti associati, sembrerebbe tutto tranne che simbolica.
Bisogna fare chiarezza anche su chi sono i papabili candidati soci. Il comunicato, fa riferimento alla delibera della regione Toscana n. 1041 del 24 /09/2018 riguardo la nuova tipologia di comunicazione telematica per i locatori di case a uso turistico. Va fatta attenzione però, a non confondere con le case vacanze, che appartengono ad una categoria distinta.

Per diventare Socio
basta versare la
quota “simbolica”

La differenza sostanziale è che le case vacanze devono essere gestite in maniera imprenditoriale, mentre le locazioni turistiche non ne hanno l’obbligo. Queste hanno la particolarità di dover rientrare in un numero massimo di locazioni per alloggio, ma solo nel caso non vi sia un’attività imprenditoriale.

In poche parole, il proprietario di uno o più appartamenti, aldilà della sua attività lavorativa, che in estate vuole guadagnare dall’affitto degli immobili, può farlo. Sempre senza superare il numero massimo di 80 comunicazioni di locazione turistica nell’anno solare, indipendentemente dal numero di alloggi. In caso di attività imprenditoriale invece, non ci sono limiti.

Massimo De Ferrari, presidente associazione albergatori Isola d’Elba

Oggi possono entrare a far parte dell’associazione albergatori, tutti quanti. Un minestrone di attività, che tutto sembra tranne che un organismo decisivo per il turismo elbano. Imprenditori e non imprenditori del settore turistico; affittuari saltuari o consolidati sostenitori delle locazioni in nero; supermercati; gelaterie e chi più ne ha ne metta.

L’associazione albergatori, che ha già dimostrato la sua debolezza nel territorio (meno del 30% delle strutture elbane contribuiscono alla comunicazione dei dati turistici), sta cercando di aumentare i soci snaturando il reale scopo per cui dovrebbe essere nata. Si parla di nuovi soci (in cambio di quote), ma di controlli sugli immobili, sulle comunicazioni delle locazioni, sul contrasto degli affitti in nero, sulla tutela degli albergatori e degli imprenditori del turismo nemmeno la traccia.

Eppure nella riunione dello scorso 19 ottobre, l’ingegner De Ferrari ha ammesso la sconfitta del comparto ricettivo elbano, proprio per una scarsa attenzione alla qualità dell’offerta che possa contrastare la concorrenza delle altre mete italiane ed estere.

Non ci resta che aspettare una risposta concreta da un’associazione che dovrebbe, invece, essere solida e fondamentale per l’Isola d’Elba.

 

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