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Il 23 maggio 1916 è il giorno in cui affondò il piroscafo italiano “Washington” che oggi giace a 40 metri di profondità in mezzo al canale che divide l’isolotto di Palmaiola da Cavo.

Ad abbatterlo fu un siluro sparato dal sommergibile austro-tedesco U39 comandato da Walther Forstmann. Lo stesso che poco prima aveva bombardato gli altiforni. Con i suoi 64 metri di lunghezza per 2.850 tonnellate di peso, il suo compito era attaccare le navi da carico in transito e abbattere le installazioni costiere (porti, ponti, fabbriche) che trovava lungo il tragitto, al fine di ostacolare i rifornimenti alle truppe combattenti sulla terraferma.

Come ricostruito dal giornale “La Piaggia”, quella mattina, dopo aver cannoneggiato il porto di Portoferraio, l’U39 puntò verso nord. Alle 6:45, si imbatté nel piroscafo Washington che, partito da Genova, si dirigeva verso Napoli. A bordo 62 persone dell’equipaggio, 14 passeggeri di terza classe, la Guardia di Finanza di scorta e oltre 300 tonnellate di merci. Fortunatamente non ci fu nessuna vittima. Come riportò il comandante Giorgio Diaz nel suo rapporto: “giunti a Rio Marina siamo stati accolti dalla popolazione e dalle autorità in modo veramente fraterno” e, viste le condizioni dei naufraghi, “la popolazione intera a gara commovente ha dato abiti, cappelli e molto più del necessario”. 

Nel secondo Dopoguerra, quando si andava a caccia di relitti marini per “riciclarli” nelle acciaierie di Stato, il palombaro Aladino Simoni, nato a Rio nel 1914, fu il primo a immergersi e a raggiungere il relitto. Negli anni sono stati recuperati piatti, posate e suppellettili varie, poi esposti al Museo del Castello di Piombino. Lo stesso Simoni, in un’intervista del 2004 al mensile Acqua, raccontava: «I miei figli sono andati a scuola con i grembiuli ricavati dalle stoffe trovate nella stiva». Nel 2003, in un’operazione congiunta del nucleo subacqueo della Soprintendenza archeologica della Toscana e il gruppo subacqueo della Lega Navale Italiana di Piombino il relitto è stato ufficialmente registrato e “indagato”.

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