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A soli 23 anni ha già scritto due libri. Entrambi su Porto Azzurro, il luogo dove è cresciuto. E dal quale non intende separarsi, nonostante stia studiando all’università di Roma. Amministratore comunale con deleghe alla Cultura e all’Istruzione, Fabrizio Grazioso ha un impegno ben preciso: raccontare le storie della sua terra, tramandarle. Per non correre il rischio che si perdano nel tempo. 

Entrambi i tuoi libri riguardano Porto Azzurro. Una scelta tematica ben precisa.

«Il primo è uscito nel 2015 e si intitola “Solo il rumore del mare. Porto Azzurro: storia, memorie e aneddoti”. Una monografia storiografica, nata da un intenso lavoro nel quale è stato fondamentale il supporto della direttrice degli archivi Gloria Peria e quello di Antonella Guglielmi, responsabile della biblioteca comunale. Si parte dal 1604, anche se ci sono dei flashback con la storia romana, perché Porto Azzurro un tempo si chiamava Portolongone ed era uno scalo marittimo romano. Fino ad arrivare alla Seconda Guerra mondiale».

Da poco hai pubblicato un altro libro.

«Sì, è un romanzo e si intitola “Idillio Longonese”. All’inizio avevo intenzione di proseguire sul solco della prima opera,  occupandomi della storia dal secondo Dopoguerra in poi, quindi l’epopea degli anni Cinquanta. Ma ad un certo punto ho avuto il timore che potesse risultare noioso. Poi è successa la magia: le storie che raccontavo, piano piano, si legavano tra di loro da sole. Praticamente non ho aggiunto nulla: parlano le persone che me le hanno raccontate e le foto che sono riuscito a raccogliere».

Chi ti ha raccontato la prima storia su Porto Azzurro?

«Avevo una zia, scomparsa a 97 anni, che da bambino andavo a trovare spesso. Era la sorella del mio bisnonno e abitava proprio sotto casa. Cieca e con qualche difficoltà nel camminare, l’unico modo che aveva per intrattenermi era raccontarmi i suoi ricordi. Non era una donna colta: aveva studiato solo fino alla terza elementare. Eppure le sue storie riuscivano a incuriosirmi. Quasi un secolo di storie racchiuso nel baule della memoria. Molte di queste le ho raccolte nel mio secondo libro. Certo, forse qualche sfumatura me la sono persa nel ricordo di bambino, ma sono convinto di essere riuscito a restituirne il senso. È così che ho preso il “vizio” di scrivere».

Quindi “da grande” vuoi fare lo scrittore?

«Non lo so. Al momento sto studiando filosofia, magari farò l’insegnante».

Di tutta la storia che riguarda la tua Porto Azzurro, c’è un evento che racconti più volentieri quando parli con persone che non sono dell’Elba? 

«Sono molto campanilista e del mio paese amo quasi tutto. Forse c’è qualcosina che cambierei. Ma, come direbbe Verga, sono un’ostrica avvinghiata allo scoglio. Ed è a quelli come me, infatti, che ho dedicato il mio secondo libro».

Molti giovani vorrebbero andare via dall’Elba. Tu invece vuoi continuare a vivere qui.

«Anche se studio a Roma, spesso sono sull’isola. Anche perché seguo la vita amministrativa del Comune di Porto Azzurro. E poi a Roma c’è troppo caos. Il mio futuro lo vedo qui all’Elba. Non potrei vivere altrove».

Quali sono i pro e i contro della vita sull’isola?

«Gli aspetti negativi ci sono. Ma io preferisco concentrarmi su quelli positivi che, secondo me, sono molti di più. L’Elba ha una dimensione intimistica molto forte. È una specie di scudo protettivo dal caos e dal rumore tipici delle grandi città della terraferma. Quando sono a Roma so bene cosa significa non riuscire a trovare un rifugio per riappropriarmi del mio silenzio. Un altro aspetto positivo, almeno per me, è che nei piccoli paesi ci si conosce tutti. È un po’ come se la storia del tuo vicino di casa fosse anche la tua. Una grande casa. Un’unica famiglia. Che io ho cercato di raccontare nei miei libri».

Nemmeno un aspetto negativo?

«Se proprio devo trovarne uno, dico il maltempo. Che ci penalizza molto soprattutto in inverno, con le navi».

A proposito di inverno: passata la bella stagione l’isola va in letargo. Sono in tanti a lamentarsene.

«Penso che sia inutile lamentarsi se poi non si propongono delle soluzioni. Noi siamo nati su questo Scoglio e dobbiamo volergli bene. C’è gente che paga oro per venire qui e non che ci viviamo e ce lo possiamo godere tutto l’anno non lo valorizziamo come dovremmo».

STORIE DI UN PAESE IN BIANCO E NERO

Un arco di tempo di oltre 400 anni, quello racchiuso dalle due opere di Fabrizio Grazioso. La prima parte è raccolta nel libro “Solo il rumore del mare. Porto Azzurro: storia, memorie e aneddoti”. Si parte dai tempi in cui il golfo era solcato dalle galee romane e si arriva agli anni del boom economico, subito dopo il secondo conflitto mondiale. 

Guerre, epidemie, sommosse, omicidi. Ma anche stili di vita e animati dibattiti politici: una quantità complessa e variegata di eventi raccontati attraverso le testimonianze di chi quegli anni li ha vissuti davvero. Testimonianze riportate alla luce attraverso un duro lavoro negli archivi comunali. 

I racconti delle persone “comuni” si intrecciano ai grandi avvenimenti della storia e con essi si integrano perfettamente. Un esempio? La storia della fantesca che riuscì a sventare la presa di Longone da parte delle truppe imperiali, oppure quella del romita criticato addirittura da Napoleone per le idee medioevali, oppure quella sull’uomo che nascose la “Bandiera Rossa” sotto la tovaglia per non farla requisire dai fascisti. Un libro che porterà il lettore indietro nel tempo. 

“Idillio Longonese”, invece, è il titolo della seconda opera  di Fabrizio Grazioso: qui si parte dal secondo Dopoguerra (periodo con cui si era idealmente concluso il primo libro) e prosegue fino all’anno di nascita dell’autore.  

La prefazione è stata scritta dal sindaco di Porto Azzurro, Maurizio Papi, e recita così: “Fabrizio, col suo garbo, è riuscito a dar corpo al passato, a far parlare uomini e donne che ovviamente non ha conosciuto (si parla dal ’55 al ‘95), a rievocare le storie di un paese in bianco e nero”.

L’opera, pubblicata in edizione limitata, è stata presentata lo scorso 24 ottobre al “Teatrino delle Suore” di Porto Azzurro.

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