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Da sempre c’è una particolare affinità tra gli abitanti dello Scoglio e le coste asiatiche, in particolare la Thailandia. 

Dopo aver lavorato solo sei mesi l’anno (gli elbani sono i primi ad ammetterlo), sono in molti quelli che, grazie ai sussidi, possono godersi il resto dell’anno nella pace e bellezza del mare invernale senza, appunto, lavorare. C’è chi rimane a casa, magari facendo qualche lavoretto in nero per arrotondare, ma anche chi va a svernare al caldo. 

Le mete asiatiche o quelle spagnole, sono le più gettonate per il riposo dei sei (?) mesi di stagione turistica. Anche se Tenerife sta conquistando punti, è la Thailandia la mecca degli “stagionali” elbani. Basta chiedere in giro e molti risponderanno “lavorano e poi si fanno 3 mesi a Pucket con la disoccupazione”. I mesi migliori sono quelli a cavallo della fine dell’anno, con raccomandazioni nel periodo dei monsoni. Ma tutto questo è possibile? O è un vecchio mito da sfatare? Per accedere al sussidio di disoccupazione, la NASpI, si è obbligati a dare la disponibilità all’impiego. In poche parole, bisogna mettersi in una lista a cui le aziende potranno accedere per assumere nuovi dipendenti, che poi il centro dell’impiego comunicherà al papabile candidato. Alla terza chiamata rifiutata, viene tolto il contributo. Sembrerebbe difficile poter restare a lungo fuori dal territorio italiano, o almeno così dice la legge. 

Ci sono diversi punti a favore dei vacanzieri esotici. Ad esempio la possibilità di iscriversi ad un centro per l’impiego all’estero e continuare ad usufruire della NASpI fuori dall’Italia. Ma non solo, i candidati in teoria dovrebbero accettare una delle tre proposte nella zona limitrofa alla residenza. In un’isola dove in inverno il lavoro scarseggia, in pratica, si può star sicuri che nessuno riceva chiamate. Possiamo accertare però che i famosi turisti dell’est rimarrebbero comunque una piccola percentuale al di sotto del 10% della popolazione elbana. 

1 COMMENTO

  1. Gentile Signor Mernone,
    non so quali siano le sue fonti d’informazione ma la realtà è molto diversa da quella che lei, in maniera secondo me irriverente, espone nel suo articolo.
    Un lavoratore a tempo indeterminato, con contratto di 40 ore settimanali, totalizza circa 1.880 ore di lavoro in 47 settimane di presenza.
    Molti stagionali lavorano 70 ore/settimana (se non di più) per 30 settimane consecutive (senza ferie e a volte senza nemmeno il giorno di riposo) con un risultato di circa 2.100 ore; gli straordinari non sono praticamente mai pagati.
    In sei mesi le ore lavorate da uno stagionale sono molte di più rispetto a quelle di un lavoratore a tempo indeterminato in un intero anno.
    La vacanza in Thailandia se la potranno forse permettere i datori di lavoro ma non certo gli stagionali che devono utilizzare i primi mesi di paga stagionale per pagare bollette e debiti vari accumulati durante il periodo di “riposo” invernale.
    La prego vivamente, prima di pubblicare un articolo, di vagliare con molta attenzione la veridicità delle sue informazioni.
    Chi scrive è un lavoratore stagionale nel settore della Ristorazione, 65enne, in attesa della pensione, che non si può permettere di andare in vacanza.

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