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Come ogni anno di questi tempi, gli alberghi e le varie strutture turistiche elbane si stanno preparando per il lungo letargo che si protrarrà, se va bene, fino a giugno del 2019. L’Elba sta per tornare ad essere un’isola deserta.

Ecco allora che quella che sembra una criticità – il numero eccessivo di cinghiali e mufloni presenti sul territorio elbano –  se adeguatamente sfruttata, potrebbe diventare un’occasione di sviluppo e trasformarsi in un’interessante occasione per rilanciare l’isola nei mesi invernali. Perché andare a caccia non significa banalmente abbattere un animale per il solo gusto di farlo. In Italia, ma anche in molti altri paesi, di fatto rappresenta un business incredibile. Addestramento, attrezzature, vestiario. Dietro alle battute e ai tornei di caccia c’è un mondo intero. Basti pensare che l’ultima edizione di “Hit show”, appuntamento internazionale per gli amanti della caccia e del tiro sportivo (ma anche della sicurezza personale) svoltosi a Vicenza lo scorso febbraio, è stato pressoché invaso dagli appassionati dell’arte venatoria. Intere famiglie con tanto di bambini al seguito: nelle tre giornate oltre 40mila visitatori (+4% rispetto al 2017) hanno apprezzato le proposte di 380 aziende con tutti i grandi produttori italiani e internazionali, esposte su 41mila metri quadrati.

Insomma, i numeri ci sono. E, se ben sfruttati, potrebbero aiutare l’Elba a vivere anche durante i mesi invernali.

Il turismo venatorio, altrove, è una realtà ben strutturata. Un esempio? La Croazia, famosa per la bellezza del mare, durante la bassa stagione attira sul territorio molti turisti stranieri, – soprattutto cacciatori provenienti dall’Italia, dall’Austria, dalla Germania, dalla Gran Bretagna e dalla Svizzera – promuovendo così lo sviluppo di destinazioni turistiche nell’entroterra del paese, fortemente penalizzate durante il periodo estivo.

Altro esempio? L’Ungheria: sfruttando i divieti di alcuni paesi a certe tipologie di caccia, come quella con l’arco, da anni ha inserito questa pratica nelle sue offerte, trasformandola in un’importante voce di entrata economica.

Anche in Italia c’è qualche esempio in tal senso. Uno su tutti, quello di un’altra isola, la Sardegna: in Gallura, esattamente a Aggius, si trova una riserva di caccia privata messo a disposizione da una azienda agri-turistica locale, “Il Muto di Gallura”: circa 1000 ettari di territorio incontaminato, dove gli amanti di questo sport possono esprimere al meglio le loro abilità cacciando varie specie:  dal cinghiale alla pernice sarda, dalla beccaccia alla lepre, dalla quaglia al tordo, dal colombaccio al coniglio.

Certo, per sviluppare questo tipo di turismo anche all’Elba si dovrebbe mettere mano a tutta la parte relativa ai collegamenti infrastrutturali, per poter organizzare al meglio l’ospitalità. Ma niente è impossibile.

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