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“Il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano ha deciso lo sterminio dei mufloni del’Isola d’Elba […] Sono circa 500 i mufloni per i quali è stata pronunciata la condanna a morte: l’intera colonia di ungulati presenti sull’Isola – introdotti quasi sessanta anni fa per fornire ai cacciatori locali una preda in più per la loro sanguinaria passione – sarà “eradicata” a colpi di fucili di precisione, ad opera di Polizia Provinciale e degli stessi cacciatori. A questi ultimi, inoltre, saranno regalati gli animali uccisi, a titolo di rimborso spese. Uno sterminio di massa, con battute di caccia durante tutto l’anno, giustificato con i soliti presunti danni al rinnovamento della vegetazione dell’isola […] Il piano di eradicazione – lo sterminio – nasce per i presunti danni che gli animali arrecherebbero al rinnovamento della vegetazione dell’isola.”

Questi i toni apocalittici dei manifesti con i quali la Lega Anti Vivisezione ha tappezzato il territorio per protestare contro la decisione dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano – sostenuta da Legambiente – di eliminare questa razza non autoctona, per via dei danni causati da quelli che,  a dispetto di quanto dice la Lav, sono molti di più di 500 esemplari. Si parla di alcune migliaia, libere di scorrazzare nel territorio e fare danni. Le segnalazioni di giardini e campi agricoli devastati sono in continuo aumento.

Intanto dal Parco ribadiscono che l’eliminazione di queste razze estranee all’ecosistema originario dal territorio sia necessaria per proteggere la biodiversità e, quindi, tenere in vita altre specie animali e vegetali – quelle sì locali – che rischiano di scomparire per sempre.

La presenza dei mufloni, checché ne dica la Lega Anti Vivisezione, all’Elba è straripante. Nel territorio protetto il Parco sta cercando di contenerla, ma i metodi utilizzati finora si sono rivelati pressoché inefficaci.

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