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I fantasy di Alessandro Orlandini – Ep. 9 (Breve racconto di fine estate/2)

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«Ciao, chi sei?» domandò Anastasia all’indirizzo di quella piccola creatura.

«Ciao mia piccola Anastasia, io sono Pin e da quello che vedo, ormai, sei una donna vera e propria».

Anastasia rimase interdetta da quella affermazione, come se lui la conoscesse da chissà quanto tempo, ma vinta dalla curiosità proseguì con le domande.

«Che cosa sei Pin?» chiese nuovamente e per niente impaurita.

«Io sono uno Gnomo». Ed effettivamente le sue fattezze le riportarono alla mente le tradizionali descrizioni di quegli esserini fatati e magici di cui tante leggende e storie locali parlavano. Alto non più di un metro, il corpo esile e magro, indossava dei pantaloni di stoffa pesante, apparentemente di colore marrone, una camicia a scacchettoni e delle allegre bretelle rosso fuoco per tenersi su quelle simpatiche brachette. Il viso era pieno di rughe, come un libro scritto e decorato da un Frate Certosino, il naso era lungo e leggermente all’ingiù, mentre gli occhi erano blu cobalto; le orecchie, piccole e leggermente ovali, terminavano a punta. Pochi ciuffi di capelli bianchi uscivano qua e là da una piccola coppola posta di sbieco su quella adorabile testolina. Lo sguardo era radioso e dolce e instillava una pace interiore difficile da descrivere.

«Come fai a conoscere il mio nome Pin?» chiese nuovamente Anastasia.

Prima di rispondere, Pin rifletté su quegli occhi verdi, così profondi che ci si poteva perdere, esattamente come gli era accaduto molti anni addietro.

«Mia piccola e nuova amica, è una storia molto lunga… forse un giorno te la racconterò. Ma, adesso, dimmi ti prego, cosa c’è che attanaglia il tuo cuore così disperatamente? Percepisco la tua indicibile tristezza; condividi con me il tuo fardello, forse dopo ti sembrerà più leggero».

Anastasia non seppe mai il perché o il come, ma si mise a parlare liberamente, raccontando per filo e per segno tutto quello che era successo quella sera e descrivendo il motivo della sua immensa malinconia.

«Uhm, ora capisco perché sei così pensierosa, è davvero una gran brutta storia. Ti propongo una cosa. Che ne dici se adesso ci mettiamo qui in silenzio ad aspettare una stella cadente e poi, insieme esprimiamo un desiderio? Ma attenzione, non devi dirmi a cosa penserai, altrimenti il desiderio non si avvererà. Allora?» domandò, sorridendole, il piccolo Gnomo.

«Affare fatto».

[CONTINUA]

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