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Aeroporto La Pila? Facciamoci un campo da golf

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I turisti, soprattutto quelli stranieri, sono delusi. I pendolari, soprattutto quelli che devono spostarsi per motivi medici, sono disperati. Di fronte a tanta incompetenza, gli addetti ai lavori ridono per non piangere. Ma tant’è: saltata la continuità territoriale, all’Elba non si vola più. 

Dopo l’abbandono della Silver Air – che fino al 2017 garantiva voli su Pisa, Firenze e Linate – il bando è andato deserto. Ce ne sarà un altro, assicurano. Ma anche la prossima gara, semmai ci sarà (non è stata ancora indetta la conferenza dei servizi) finirà per essere snobbata se non cambiano i presupposti. 

Le compagnie aeree, se non le paghi adeguatamente, volano altrove. E nessuno che possa definirsi un interlocutore serio accetterà mai quelle condizioni. Troppi i limiti dell’aeroporto. Troppo pochi i 2,5 milioni di euro stanziati. E non per avidità, ma semplicemente perché in aeronautica molti costi sono connessi al prezzo del petrolio e all’andamento del dollaro.  Prendiamo il caso del carburante. Nel 2011, il prezzo al barile del petrolio era pari a 20 dollari. Oggi, è arrivato a 70 e difficilmente potrà calare. Al massimo aumenterà solo più lentamente. Poi, c’è il rapporto dollaro/euro: da 1,35 è sceso fino a 1,05, per stabilizzarsi attualmente intorno ad 1,16. Lo stanziamento attuale è stato calcolato nell’ormai lontano 2011 e quella cifra non basta più. Per renderlo non tanto appetibile, ma quantomeno passabile servirebbero almeno 300mila euro in più in tre anni. Non stiamo comunque parlando di cifre astronomiche. 

Ma diciamoci la verità: di investire nell’aeroporto elbano non importa a nessuno. Per menefreghismo, per inadeguatezza. O semplice mancanza di lungimiranza. Le priorità dell’Elba, dicono, sono altre. Eppure un aeroporto che funziona dà visibilità all’isola. Porta turisti, soprattutto stranieri. Ma evidentemente se ne può fare a meno. Altrimenti non si spiegano certi atteggiamenti. Certo, dalla Regione ce lo si poteva pure aspettare: le risorse sono quelle che sono e “La Pila” di certo non è in cima alle priorità, quando si ha un vasto territorio da gestire. Ma la localissima Gat, che nel turismo ha la sua ragion d’essere, perché non ha investito nel progetto? Perché non ha sostenuto economicamente la Silver Air, l’ultima compagnia che garantiva il servizio? “Non possiamo elargire soldi pubblici a società private”, la risposta ufficiale. Volendo, avrebbero potuto ritagliarsi dei costi occupandosi direttamente del marketing della compagnia aerea. E finalmente dare un senso al milione di euro speso ogni anno in “promozione”. E invece niente. A dimostrazione che quei gran geni del marketing – gli stessi dell’inutile pubblicità su La Repubblica fuori tempo massimo – non hanno rivali quando si tratta di promuovere il territorio. 

L’Elba ha lasciato andare via chi con grande fatica ha comunque prestato onorato servizio per tre anni, dimostrandosi affidabile, per aprire la porta ad eventuali avventurieri disponibili. Il risultato? Guardate cosa è successo con SkyWork che all’ultimo ha fatto saltare tutto. Purtroppo, non è la prima volta che succede. Questo perché c’è una non piccola “distorsione” nella normativa europea che prevede che una compagnia aerea in possesso di tutte le autorizzazioni possa tranquillamente mettere in vendita una linea e iniziare a incassare il prezzo dei biglietti. La direttiva permette di cancellare quei voli fino a 15 giorni dalla partenza, limitandosi a far rimborsare il costo del biglietto. Va da sé che una compagnia in difficoltà economiche (e quale non lo è?) possa utilizzare questo escamotage per ottenere un immediato finanziamento a tasso zero direttamente dai passeggeri e non da una banca. 

Eppure basterebbe poco: una navetta, magari, che faccia la spola tra l’Elba e Pisa. Un turboelica da 35-40 persone. Di certo non un jet. Non ci sta. Lo ha scoperto a sue spese anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, per poter venire sull’isola per l’inaugurazione dell’anno scolastico, è dovuto salire sul più piccolo dei Falcon a disposizione delle alte cariche dello Stato. Perché la pista elbana non è adeguata ai velivoli di grandi dimensioni. Ma no. Invece di lavorare con le risorse disponibili si vaneggia. L’aereo? Lo vogliono più grosso. La pista? L’hanno voluta allungare. Scali intermedi? Macché: point-to-point. Dritti al punto. E alla fine non hanno concluso nulla. Non c’è bisogno di scomodare Freud per capire che la questione dell’aeroporto “La Pila” è stata gestita ormonalmente, con un’allegra e spensierata superficialità. 

Tutti si sentono in dovere di pontificare. C’è chi non si capacita di come quella cifra non sia reputata sufficiente a coprire tutti i costi (eppure si scrive con tanti zeri), chi chiedeva a gran voce voli diretti da Londra e addirittura chi voleva una compagnia che mettesse a disposizione un otto posti per l’inverno e un 40 posti per l’estate, neanche fosse un taxi. Di fronte a tanta ignoranza gli addetti ai lavori si sono scompisciati dalle risate, seppur amare. Se anche il prossimo bando andrà deserto, non stupitevene. 

Il destino del “La Pila” potrebbe essere diventare uno di quei piccoli aeroporti, come ci sono nei Caraibi, ad esempio, che permettono collegamenti con aerei anche di limitate dimensioni. Il point-to-point ovviamente è una chimera: basta collegarsi all’hub più vicino. L’ideale sarebbe Pisa. E il gioco è fatto. Senza infamia e senza gloria. Ma almeno si offrirebbe un servizio in più alla popolazione che di certo non ha bisogno di un volo diretto con qualche capitale mondiale. L’alternativa? Farci un campo da golf. Hai visto mai che si svolti davvero.

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