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Un medico vero cura anche l’anima

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Che differenza c’è tra “curare” e “prendersi cura”? Probabilmente la stessa che passa tra un medico che ha a cuore la salute dei propri pazienti nella sua interezza, fisica ed emotiva, e uno che “li aggiusta” con la stessa sensibilità con cui sistemerebbe un macinino rotto.

Una persona malata, difatti, non guarisce solamente con le medicine. Certo, quelle sono fondamentali. Ma lo è anche l’empatia. Lo sono la pazienza, l’ascolto. L’umanità. Insomma, servono anche le “medicine per l’anima”.

Lo sa bene la signora Giuliana Meloni che vive a Poggio dove, trent’anni fa, aveva un negozio di frutta e verdura. È malata di fibrosi polmonare, una patologia che porta alla progressiva perdita della funzione respiratoria.

Da due anni si sposta regolarmente dall’Elba a Modena per sottoporsi ai trattamenti. Cure rese possibili dall’impegno dei medici di Portoferraio che si sono adoperati per trovarle i referenti migliori. Lei li considera degli “angeli custodi” e li vuole ringraziare.

«Il primo fra tutti è il dottor Riccardo Cecchetti, primario di Medicina Interna. È stato lui a smuovere mari e monti per farmi curare. Mi ha messo in contatto con tutti gli specialisti che potevano aiutarmi. Un grazie di cuore anche al dottor Stefano Anelli. Ma anche a tutti gli altri medici e al personale infermieristico di cui non rammento il nome, ma ne ricordo benissimo il sorriso e la disponibilità. Che dire? Mi hanno trattata bene».

Ed è singolare come, alla fine, la differenza la faccia proprio questo: l’essere trattati bene. E il fatto di stupirsene, quasi. Tanto da doverlo evidenziare. E l’ospedale di Portoferraio – unico in tutta l’isola – è uno di quei luoghi dove si curano ancora i pazienti “sia dentro che fuori”. Nonostante le carenze e le difficoltà.

Ma per quanto tempo ancora questi “angeli custodi” riusciranno a fare miracoli? Speriamo resistano finché verrà messo in atto il “piano sanitario”. Che per ora è rimasto sulla carta solo per becere strumentalizzazioni politiche. Che nulla hanno a che fare con la salute.

Un po’ di (sano) buonsenso permetterebbe a persone come la signora Giuliana di potersi curare sull’isola, senza fare ogni volta centinaia di chilometri.

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