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I fantasy di Alessandro Orlandini – Ep. 8 (Breve racconto di fine estate)

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Cari lettori, questa volta vi racconterò una piccola storia, divisa in diverse parti che, spero, vi porti per pochi minuti in un altro mondo… un mondo magico e fatato. 

Era la sera del quindici di settembre, una normalissima sera di fine estate e Anastasia se ne stava in cima ad alcuni scogli posti di fronte la casa estiva della sua famiglia. Da quella posizione, la mattina presto, era incredibilmente bello assistere al sorgere del sole; vedere quella spettacolare palla rosso fuoco che iniziava a fare capolino dalla linea di demarcazione tra il mare e il cielo, per poi diventare arancione ed infine giallo oro. Ma quella sera non c’era niente di bello o spettacolare; Anastasia era malinconica e triste, poiché pensava al padre di un suo caro amico e al triste destino che lo attendeva. Poco prima era stata in compagnia dei genitori, di alcuni carissimi amici di famiglia e dei loro figli, mangiando e ridendo tutti insieme appassionatamente.

Poi, inaspettatamente per tutti, il papà di quei ragazzi aveva fatto la rivelazione, lasciando tutti con l’amaro in bocca. Gli rimanevano pochi mesi; un brutto male se lo stava portando via così velocemente da non dare il tempo a nessuno di metabolizzare quella nuova situazione. Pensierosa, Anastasia se ne era andata sugli scogli a meditare, a riflettere se fosse accaduto a lei.

Lei cosa avrebbe fatto? Cosa avrebbe sentito?

Ma soprattutto, come dovevano sentirsi in quel momento la moglie e i figli di quell’uomo?

Un dolcissimo uomo, un adorabile padre di famiglia, un marito affettuoso e devoto; Anastasia sapeva che avrebbe lasciato un vuoto incolmabile in ognuno di loro. Avrebbe voluto gridare al cielo e alla luna tutta la sua rabbia, tutta la sua disperazione, gridare anche per loro se avesse potuto, ma tutto ciò che riuscì a fare fu di mettersi seduta su uno scoglio, con le ginocchia piegate al petto e il mento fra di esse.

Anastasia era una dolce ragazza di quattordici anni, i capelli neri erano ricci e impetuosi come i cavalloni del mare in tempesta d’inverno; gli occhi, verde smeraldo, sapevano penetrare nell’anima come una lama calda nel burro.

Improvvisamente sentì la necessità di volgere lo sguardo verso sinistra, dove c’era una stella particolarmente luminosa; pochi istanti dopo si girò nuovamente, questa volta consapevole della presenza di qualcuno alla sua destra.

Lentamente si girò in quella direzione notando che, adesso, seduto accanto a lei c’era un piccolo esserino che ricambiava il suo sguardo con un sorriso caldo e rassicurante.

Dopo lo stupore iniziale subentrò la curiosità.

«Ciao, chi sei ?»

[CONTINUA]

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