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Un paio di mesi fa, il Corriere Elbano invitò la Fondazione Elba onlus a battere un colpo per dimostrare di essere ancora viva e vegeta. Allora, lo scopo era quello di contribuire a risolvere le problematiche legate ai “Giochi delle Isole” e di provvedere all’acquisto di una seconda TAC per l’ospedale.

Silenzio assordante, come si dice oggi. Con l’unica eccezione di Carlo Gasparri, cui fu offerta ben volentieri l’occasione di spiegare le iniziative dell’Istituzione in difesa dell’ambiente.

È quindi con grande interesse che va valutato il ritorno in campo della Fondazione, con la nota ufficiale attraverso la quale rilancia il vecchio progetto del comune unico dell’Elba, sonoramente bocciato dal referendum di cinque anni fa. Quella di una sola (e quindi più forte) amministrazione unica sta diventando una necessità assoluta.

Le divisioni storiche dei comuni, i battibecchi ed i reciproci dispetti tra i sindaci (che hanno perfino bloccato il piano sanitario), stanno paralizzando sempre più lo sviluppo dello Scoglio. E non solo dal punto di vista turistico, perché a quello ci sta già pensando da anni l’Associazione Albergatori. Soprattutto sotto l’aspetto politico. È un dato di fatto che l’Elba non riesca più a pesare né in Regione né tantomeno in Parlamento e nei ministeri.

Il “boom” delle liste civiche, infatti, se da un lato ha portato all’indiscutibile vantaggio di contribuire alla scelta di amministratori stimati e quasi sempre non legati organicamente ai vecchi partiti, dall’altro ha però anche spezzato quelle cinghie di trasmissione che garantivano maggiore attenzione ai problemi isolani da parte dei palazzi capitolini.

Certo, un nuovo referendum a breve, avrebbe lo stesso esito di quello del 2013. Pochi dubbi in proposito. La paura di tanti “cacicchi” locali di dover tornare a lavorare, unita alle rivendicazioni campanilistiche dei vantaggi dei comuni autonomi, sarebbero nuovamente vincenti.

Occorre quindi procedere lentamente, arrivando a spiegare a tutta la popolazione elbana i vantaggi del comune unico. E ciò lo si potrà fare solo attraverso vari convegni, senza avere fretta.

Intanto, è già un successo che anche la Fondazione Elba onlus (e quanto rappresenta dal punto di vista imprenditoriale),  sia arrivata a questa conclusione. Di questo, le va dato atto. Purché, alla fine, non resti soltanto racchiusa all’interno di un comunicato stampa.

1 COMMENTO

  1. Caro Paglia, fa piacere leggere sul Corriere la ripresa del tema del Comune Unico. Specie se proveniente da così autorevoli scranni. E noi del Comitato che, in quell’inverno del 2013, riuscimmo con tenacia e un grande impegno a raccogliere le firme necessarie per ottenere il Referendum, siamo pronti a rimetterci in campo, analizzando errori ed omissioni di quella campagna, valorizzando anche però quanto di utile avevamo prodotto in quell’anno di studi e analisi autorevoli sotto l’egida del “S.Anna ” di Pisa. Resta, però, il problema di fondo che – secondo me – condizionò l’esito del Referendum: certo qualche nostro errore, ma soprattutto, a parte l’anticipo sui tempi, l’ambiguità isolana che da un lato aspira (come ora per il tribunale) a combattere unita e dall’altra poi aspira alla propria insularità anche paesana, timorosa di essere fagocitata da Portoferraio. Ed è vero anche che le categorie che, pur avevano promosso il Referendum, di fatto però non ne erano convinte e soprattutto alcuni sindaci all’ultimo condizionarono il risultato, terrorizzando i loro elettori sui disastri di un unico comune lontano dai loro bisogni di “certificati” o di “concessioni edilizie”: ora o tra poco qualcosa cambierà e noi ci dichiariamo disponibili a riprendere la battaglia nell’interesse di tutti gli Elbani e anche di tutti i turisti!
    Gabriele Orsini

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