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Vito Ribaudo e ‘L’Elbano’: Capoliveri, scenario (del delitto) perfetto

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Tra i chiassi di Capoliveri si aggira un anonimo elbano: dopo tanti anni ha deciso di tornare nel suo paese natio, con l’animo minato dal rancore e da un trauma subìto durante l’infanzia. Ed è proprio quella ferita mai rimarginata a costringerlo a compiere orrendi delitti ai danni di turisti innocenti. L’assassino, che non ha nome, si muove nell’ombra.

A differenza degli altri protagonisti che hanno una vita alla luce del sole. Tra questi, il medico condotto, il dottor Carlo Delta, personaggio positivo carico di umanità, emblema della serenità dell’isola turbata da quegli orrendi omicidi. Saranno proprio le sue scrupolose indagini a svelare la tragica realtà del misterioso assassino. Questa è l’avvincente trama del nuovo romanzo di Vito Ribaudo, “L’Elbano”, edito da Morellini. 

Come mai ha scelto l’Elba, in particolare Capoliveri, come scenario per il suo romanzo?

«Dieci anni fa, uno dei miei due fratelli si è trasferito da Milano all’Elba. Attualmente lavora come geometra all’ufficio tecnico di Portoferraio. Così, con la “scusa” di andare a trovarlo, le visite mie e della mia famiglia si sono fatte sempre più intense. Ho scoperto l’isola a poco a poco e me ne sono innamorato. A Capoliveri ho comprato una casa nel centro storico. Per me l’Elba è la mia seconda terra. Per questo mi è venuto naturale ambientare qui la storia del mio romanzo.»

Che effetto le ha fatto la prima volta?

«Ne sono rimasto folgorato. Da allora appena posso, vengo qui insieme alla mia famiglia. Proprio ora mia moglie e le mie tre figlie sono al mare, mentre io farò il pendolare da Milano. Ma ci sono abituato. Sono anni che faccio avanti indietro. In auto, ma anche in aereo.»

Sa che è saltata la continuità territoriale?

«L’ho saputo. È un peccato. L’Elba ha una dimensione tutta sua. È “distante”, nel senso che ha la capacità di sapersi isolare dal resto del continente, eppure dal punto di vista logistico è vicina. Riesce a mantenere la sua identità, la sua storia, la sua cultura, però contemporaneamente è vicina alle grandi città, come Roma, Firenze, Milano. Un grande vantaggio. Spero che la questione si risolva.»

Il protagonista del libro è originario di Capoliveri ed è un personaggio negativo. Non teme di urtare la sensibilità di qualcuno?

«Conosco molto bene alcuni tratti di riottosità degli abitanti di Capoliveri che, se vogliamo, sono riconducibili un po’ al cosmo del “toscanaccio”, che a me piace tantissimo. Tuttavia non credo di aver urtato la sensibilità di nessuno. Gli elbani sono capaci di prendersi un po’ in giro, con una sana autoironia. Sono sicuro di che non si riconosceranno nell’elbano cattivo. Al contrario, troveranno molti scorci di loro stessi negli altri personaggi: il medico condotto, l’artigiano, il pescatore. D’altra parte ho inserito un solo personaggio negativo, gli altri sono tutti buoni. Non solo. Ho anche voluto arricchire la compagnia con un paio di figure “nuove”: Rebecca, la ragazza moldava che lavora negli alberghi, e Puddu, il muratore dell’Ogliastra. Non sono due figure tipicamente elbane, essendo entrate a far parte dello scenario dell’isola solo negli ultimi decenni, ma a mio avviso completano bene lo scenario. Ho invece evitato di parlare della miniera, per evitare i soliti cliché.»

L’Elba si è prestata bene a fare da scenario?

«Assolutamente sì. Ho voluto utilizzare il meraviglioso bacino paesaggistico dell’Isola per descrivere l’eterna contesa tra il bene e il male. Il bene è rappresentato dalla comunità degli elbani. Che hanno un nome, un cognome. Hanno una famiglia. Una storia. Delle relazioni e un passato alla luce del sole. Il male, invece, è rappresentato da un personaggio anonimo, al quale non ho volutamente dato un’identità. Perché al male non bisogna dare clamore. Avrei potuto ambientare la storia altrove. Ma non sarebbe stata la stessa cosa.»

Ha ricevuto recensioni entusiaste.

«Il mio romanzo non ha alcuna velleità storica o culturale. È pura lettura di evasione. Quando ci approcciamo ad un libro con l’intento di svagare la mente, cerchiamo in qualche modo un “aggancio” a un ricordo positivo che abbiamo dentro di noi. Credo che il successo sia dovuto proprio a questo: alla possibilità per ogni lettore – chi vive all’Elba, chi ci è stato e chi vorrebbe visitarla – di ritrovare tra le pagine del libro uno scorcio, un elemento, una dimensione che ha già vissuto o che vorrebbe sperimentare. Perché quest’isola resta nel cuore. Anzi, lo trafigge. Positivamente.»

Successo di pubblico e critica

Sposato con  Vittoria e  padre di Giulia, Beatrice  ed  Elisa, Vito Ribaudo è milanese  di  nascita, ma siciliano di origini. Tuttavia, una decina di anni fa ha scelto l’Elba come “seconda casa”.

Classe 1971, è direttore  del  personale di RCS  MediaGroup  Italia. “L’Elbano”, il suo secondo romanzo, sta riscuotendo grande successo di critica. Ecco cosa ha scritto il Corriere della Sera: “Ribaudo mescola bene i toni, tra il giallo, il lirico, il racconto della quotidianità sull’isola e l’amore per l’Elba, luogo specchio di un’armonia scossa dai destini intricati degli umani”.

Ma l’entusiasmo è soprattutto dei lettori. Uno per tutti, quello di Francesco che scrive: “Già nelle prime pagine è come se il lettore navigasse sul traghetto che conduce all’Isola d’Elba: le parole, vibranti di luci, colori ed ombre, delineano le forme dell’isola, che in modo graduale appare agli occhi della mente. Anche i personaggi sono scolpiti in modo semplice, ma chiaro. Il romanzo è un thriller, ma sui generis. I tre omicidi rievocati nella seconda parte del libro ci appaiono in tutta la loro crudezza con una suspense notevolissima, ma sappiamo chi li ha commessi.  È soltanto l’animo dell’assassino da scandagliare”.

Sono tre le date già fissate con l’autore per presentare il romanzo qui, nella terra in cui è ambientato. Ecco il calendario degli appuntamenti: il 28 luglio, l’appuntamento è alle 21 al Borgo degli Artisti a Capoliveri. A fare gli onori di casa sarà Michelangelo Venturini. Il 9 agosto, invece, l’incontro è a Portoferraio alla terrazza del De Laugier. La moderatrice sarà la poetessa Alessandra Palombo. Il 17 agosto, sarà la volta di Marciana Marina che ospiterà la presentazione al borgo “Il Cotone”. Il moderatore sarà il giornalista Giuseppe Di Piazza, direttore del dorso romano del Corriere della Sera.

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