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Marcello Camici, l’angelo custode dei beni culturali dell’Isola d’Elba

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CHI E’ MARCELLO CAMICI

Classe 1946, Marcello Camici è nato e cresciuto all’Elba. Terminato il liceo classico si è iscritto all’università di Pisa, dove si è laureato in Medicina e Chirurgia. Dopo aver conseguito due specializzazioni, ha continuato a lavorare all’interno dell’ateneo toscano. 

Le pubblicazioni scientifiche, i convegni in Italia e all’estero. Tante le soddisfazioni dal punto di vista professionale. Ad un certo punto della sua carriera ha deciso di completare la sua esperienza diventando docente e professore associato. Ha trascorso anni a insegnare ai suoi  studenti. Una passione che, evidentemente, gli è rimasta nel cuore: tramandare agli altri il suo sapere. In seguito, ha lavorato all’ospedale di Santa Chiara di Pisa, ma non ha mai abbandonato i suoi rapporti con l’Isola d’Elba. E come un genitore che vede il proprio figlio, adorato, perdersi un po’ per strada si dispiace quando si accorge che la sua terra non è valorizzata come merita. «Ecco perché ho a cuore i beni culturali dell’isola e voglio farli conoscere il più possibile. Perché possono essere una leva importantissima di richiamo turistico. E l’Elba deve assolutamente tornare a vivere di turismo, non solo per quattro mesi l’anno. Questa terra se lo merita. I nostri figli se lo meritano. Voglio far capire che noi abbiamo un patrimonio culturale enorme che dobbiamo saper valorizzare».

Medico in pensione, ma con tanta passione dentro da non riuscire proprio a stare fermo. Perché Marcello Camici ha una missione ben chiara nella mente e nel cuore: far conoscere l’Elba. «La voglio far conoscere prima di tutto a me stesso, attraverso la storia di questa terra, dove ho le mie radici. E poi, se sono capace, farla conoscere anche agli altri». 

Effettivamente sull’isola non c’è che l’imbarazzo della scelta. Di quale bene prezioso vuole parlare?

«Voglio presentarvi il Mum, il museo mineralogico e gemmologico, un tesoro incastonato nel piccolo e caratteristico paesino di San Piero, nel comune di Campo nell’Elba, in prossimità della Facciatoia. È dedicato a Luigi Celleri un uomo semplice, nativo del posto, che senza titoli o qualifiche accademiche, ma mosso da tanta passione, nel corso del XIX secolo si dedicò alla ricerca mineralogica nel massiccio granitico del monte Capanne, contribuendo alla scoperta di importanti minerali. La scelta della sede e la sua intitolazione sono il giusto riconoscimento a un territorio ricco di rari e importanti elementi studiati sin dall’Ottocento e conosciuti in tutto il mondo. Basti pensare alla Grotta d’Oggi, che si trova poco sotto al museo. Gemme e minerali partiti da qui tanto tempo fa e che, ancora oggi, si trovano esposti nei musei nazionali e internazionali o nelle collezioni private. Beni naturali, ma anche culturali. Beni elbani».

Com’è strutturato il Museo Celleri? 

«Al piano terra c’è la galleria del granito, la “pietra madre” del territorio, con una sala esposizione di libri sul tema e un’altra per mostre temporanee. Al primo piano ci sono tre sale: una multimediale, dedicata a proiezioni video, e le altre due adibite all’esposizione dei minerali. Queste ultime due sono il cuore del museo: in queste due sale, infatti, i minerali sono esposti in vetrine. Si inizia con la sala dove sono esposti i campioni storici provenienti da musei di tutto il mondo, per continuare con la collezione elbana del museo di storia naturale di Milano, con le tormaline e altri minerali sulle druse del granito. Una volta finito di contemplare questo spettacolo, si passa alla sala successiva nelle cui vetrine sono custodite delle gemme realizzate con campioni provenienti dal territorio di Campo; l’esposizione continua con numerose varietà di ortoclasio, quarzo, granati, miche e campioni di elbaite, cioè la tormalina “nobile” che dal 1913 prese questo nome. Sempre in questa sala si possono ammirare oltre alle classiche tormaline, eccezionali campioni di berillo, di “Castore” e “Polluce”, ovvero petalite e pollucite. Infine, i microminerali – topazio, hambergite, uranpolicrasio insieme con altre rarità mineralogiche – e più in generale la micromineralogia, tra collezionismo e ricerca scientifica. La visita termina – e non poteva essere altrimenti – con campioni di minerali, alcuni provenienti da giacimenti metalliferi del versante orientale dell’Elba e altri provenienti dal resto dell’isola».

Tesori preziosi, da tutelare.

«Assolutamente sì. Nel mio piccolo io cerco di fare il possibile affinché i beni elbani divengano patrimonio condiviso da tutti».

 

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