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I dati sono chiari: in Italia i giovani senza lavoro sono il 31,7% (nella fascia 15-24 anni) e il 16% (in quella dai 25 ai 34 anni). Per chiarire i reali rischi della disoccupazione giovanile e la sua totale insostenibilità per il nostro Paese è stata presentata oggi a Napoli la campagna  #SalviamoIlFuturo.

A spiegare le finalità di questo progetto è stato il suo ideatore, l’armatore Vincenzo Onorato, da sempre in prima linea per tutelare i posti di lavoro dei marittimi italiani.  All’interno della scuola vela di “Mascalzone Latino”, il patron della Moby ha illustrato uno studio realizzato da un pool di ricercatori e focalizzato sui temi caldi che ruotano intorno al fenomeno della disoccupazione.

Si è parlato della generazione “neet”, ovvero quei i giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono iscritti né a scuola né all’università, che non lavorano e non seguono corsi di formazione professionale. “Not in Education, Employment or Training“, questo il significato dell’acronimo che, solo in Italia, definisce oltre due milioni di persone. Il 21,2% del totale della popolazione nazionale.

Altro argomento importante illustrato da Onorato in conferenza stampa è il pericoloso rapporto tra disoccupazione giovanile e la malavita. Non è un mistero, infatti, che la criminalità organizzata continua a sopravvivere – soprattutto in alcune regioni – proprio “grazie” alla povertà diffusa e alla necessità di sbarcare il lunario in qualche modo. Così, pur di soddisfare le loro più elementari necessità, i ragazzi in difficoltà diventano, loro malgrado, sensibili ai richiami della delinquenza.

Chi non vuole piegarsi al crimine, spesso finisce con l’abbandonare l’Italia. E questo è uno degli altri temi affrontati oggi dall’armatore Vincenzo Onorato: la fuga dei giovani all’estero, alla ricerca di un futuro migliore, convinti che il loro Paese non possa offrire loro nulla in termini di opportunità.

La scelta della location per la conferenza stampa non è stata casuale: la scuola vela “Mascalzone Latino” è, infatti, aperta ai ragazzi – un migliaio, in dieci anni dalla fondazione – soprattutto quelli che vengono dai quartieri meno fortunati. «A questi ragazzi mi piacerebbe trovare un lavoroha raccontato Onorato a “il Mattino  – per quelli che non saranno campioni di vela. La scuola è nata per loro, per far comprendere la possibilità di un lavoro in mare. Ma sulle navi ci sono marittimi extracomunitari, ma non italiani, una situazione che deve cambiare».

 

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