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È passato un mese dall’inizio della raccolta dei rifiuti “porta a porta” a Portoferraio. E l’Esa, la società che gestisce il servizio sull’Isola – sentendo puzza di guai – si è precipitata a tirar fuori numeri altisonanti – ma inutili –  farciti di ottimismo e soddisfazione.

Nei giorni scorsi abbiamo più volte tentato di contattare la presidentessa dell’Esa, Gabriella Solari, che però ha fatto sapere di essere “estremamente impegnata” per concedere un’intervista.

Le abbiamo fatto presente che anche se gli elbani stanno, loro malgrado, collaborando attivamente a far la differenziata porta-a-porta (che dovrebbero fare?) non è che siano proprio tutte rose e fiori.

Il malumore cresce perché, a dispetto di quanto dicono i comunicati scritti dall’Esa intingendo la penna nel miele, in realtà i cittadini ogni giorno si scontrano con il meccanismo che – ancora – non funziona al meglio.

Calendari di raccolta troppo rigidi da rispettare (soprattutto per chi ha la seconda casa e viene qui solo nel weekend), kit introvabili, personale al centro raccolta che rispedisce a casa chi arriva lì chiedendo delucidazioni su dove mettere i vari materiali. Insomma, tanta confusione e malcontento.

Avremmo voluto che l’Esa ci avesse dato delle risposte, che avesse rassicurato i cittadini. Ma, volendo evitare il confronto diretto, e temendo situazioni imbarazzanti, l’Esa ha preferito raccogliere dati su dati sotto cui soffocare il malcontento.

Ci tiene dunque a far sapere che – mettendo a confronto la raccolta di aprile 2018 con quella di aprile 2017 – le percentuali sono aumentate. E grazie tante. Fatti sparire i bidoni per strada l’alternativa qual è? Tenersi l’immondizia in casa?

 

 

 

 

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