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Alla fine è accaduto quanto avevamo tristemente preannunciato un mese fa (leggi qui): il bando per i collegamenti aerei tra lo scalo di Marina di Campo con quelli di Pisa, Firenze e Milano è andato deserto: nessuna società ha partecipato alla gara.

Saltata, dunque, la continuità territoriale. Persino la Silver Air (che ha volato sull’isola dal 2014 al 2017) ha disertato perché non c’erano le condizioni.  Tradotto significa che il contributo messo a disposizione dalla Regione Toscana e dal ministero dei Trasporti per coprire tre anni di servizio – circa 2.550.000 euro – è stato considerato insufficiente. Non che ci volesse un genio a capirlo.

Dove sono i baldanzosi imprenditori che si sono riempiti la bocca di belle parole, alle quali però non hanno fatto seguire i fatti? Dov’è finito Vincenzo Gorgoglione, presidente di “Volare Elba”, che favoleggiava di aprire lo scalo a destinazioni europee e non è riuscito a garantire nemmeno un collegamento con la terra ferma?

Nessun commento sulla fine penosa dell’aeroporto – che penalizzerà non poco il turismo – ma tanta solerzia nel farci sapere, attraverso una lettera su carta intestata del suo avvocato, che lui non ha proprio nulla a che fare con il “fallimento totale dei piani sull’aeroporto”, come da noi denunciato sullo scorso numero (leggi qui). Che “non ha mai predisposto, ne è responsabile di alcun ‘piano sull’aeroporto’, struttura che è di proprietà di terzi soggetti”. Gorgoglione, scrive il suo legale,  “non è socio, né ricopre incarichi in compagnie di navigazione aerea e pertanto non ha alcuna responsabilità diretta o indiretta sui ‘piani’ dell’aeroporto”.

E allora che senso ha la società “Volare Elba” creata da alcuni imprenditori elbani proprio per garantire la continuità territoriale? I soci sono loro: Nocentini, Mantovani, Spinetti. Lo stesso Gorgoglione ne è presidente.

Quali mirabolanti strategie hanno messo in atto per mantenere la continuità territoriale? Qualunque cosa abbiano fatto o non fatto, hanno fallito. Questo non possono negarlo. Eppure durante il primo triennio si sono dati da fare, avevano preso contatti con altre compagnie aeree. Poi evidentemente si sono persi per strada. O hanno cambiato priorità o si sono resi conto di non essere all’altezza del compito.

Spesso Gorgoglione è stato visto aggirarsi per l’aeroporto elbano a chiedere, legittimamente, come procedessero le cose, cosa non funzionasse. E adesso che fa? Si dissocia da tutto? Avrebbe fatto più bella figura a prendersi le sue responsabilità. Ma ha preferito far la figura del topo che abbandona la nave prima che affondi.

 

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