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SPECIALE COMUNE DI RIO

Il prossimo 10 giugno, Rio Marina e Rio nell’Elba affronteranno, per la prima volta insieme come comune unico, le elezioni per scegliere il nuovo sindaco. Chiunque vincerà avrà una missione: restituire al paese il posto che merita

DALLO SCORSO GENNAIO, Rio Marina (2900 abitanti, comprese quelle della frazione Cavo, a 8 km di distanza) e Rio nell’Elba (1090 anime) si sono fuse. Ne è nato un unico comune, semplicemente Rio. Che ora avrà un nuovo sindaco, in base ai risultati delle elezioni amministrative che si terranno il prossimo 10 giugno.
Vedremo quanto durerà stavolta questa unione. Sì perché i due ex comuni, nati uniti, furono poi separati nel 1882 proprio a causa della difficoltà nella gestione del territorio, racchiuso tra mare e montagna.

I due comuni si sono uniti anche per “contare di più”

A decidere per un nuovo accorpamento è stato un referendum, lo scorso ottobre. Un modo per risparmiare, certo, ma anche per “contare di più” al tavolo dei sindaci. Che, mai come in questo periodo, faticano a trovare accordi (vedi, ad esempio il piano sanitario).

Dopo le elezioni, appunto, alla tavola rotonda dei sindaci elbani ci sarà Marco Corsini oppure Umberto Canovaro, i due candidati per il ruolo di primo cittadino di questa realtà amministrativa nuova di zecca**.

Chiunque vincerà avrà tanto lavoro da fare. Difatti Rio, per via delle passate amministrazioni che qualcuno ha definito “scellerate”, ha dovuto pagare pegno: una politica indirizzata principalmente allo sfruttamento industriale delle risorse minerarie ha pesantemente mortificato le bellezze naturali del territorio, soprattutto quelle del versante orientale. Il che ha fatto sì che diventasse l’ultimo paese turistico dell’Elba.

Uno spreco. Se si pensa che è un vero e proprio gioiello. Basti guardare il parco minerario, con i suoi cantieri caratterizzati da paesaggi che ricordano il suolo lunare, a testimoniare ciò che resta dopo una millenaria attività estrattiva. Un’attrattiva turistica a livello europeo, se non addirittura mondiale.  Dopo il 10 giugno, quindi, inizia (si spera) una nuova fase per il paese. Che finalmente potrà sfruttare al meglio le sue bellezze, in termini di sviluppo turistico.

“Rio ha un passato glorioso che stona con questo presente”

Perché Rio è bellissima. E vanta una storia millenaria. Una storia che parte dall’età del rame, l’eneolitico, quando si sviluppò una società di cavatori, di commercianti e metallurgisti. D’altra parte qui c’era in abbondanza un bene prezioso: l’acqua. Il suo stesso nome, infatti, deriva dal latino “rivus” e le fonti ovviamente non mancano. C’è la Fonte dei Canali, dove cinque bocche – alimentate da una ricca sorgente – portano l’acqua al territorio. Poco distante, ecco i lavatoi pubblici collocati all’interno di un edificio con soffitto a capriate e finestroni. Un luogo che, per tanti anni, ha rappresentato un momento di socializzazione per le donne del posto che vi si ritrovavano a fare il bucato. Anche i minatori, un tempo, si fermavano qui per lavarsi le mani, di ritorno dal lavoro, prima di andare a casa. Acqua e ferro in abbondanza hanno fatto sì che nel Medioevo e nel Rinascimento, Rio fosse tenuta in grande considerazione. Addirittura Pisa la considerava una sorta di “capitale economica” della repubblica.

Un passato glorioso che stona parecchio con questo presente un po’ incerto. E il futuro? Passa sicuramente da un vasto intervento infrastrutturale: la manutenzione delle strade di collegamento, l’adeguamento degli approdi di Cavo e Rio Marina (i porti elbani più importanti dopo quello di Portoferraio), il potenziamento di nuove politiche che portino prospettive, soprattutto ai giovani, e soprattutto durante i nove mesi dell’anno in cui l’isola “dorme”. E quindi l’allungamento della stagione turistica, ampliando la capacità di ospitare eventi di alto profilo. E, nondimeno, l’ottimizzazione dei trasporti fra terra e mare. Insomma, occorre rispolverare questo gioiello che è Rio riportandolo agli antichi fasti.

Chi riuscirà nell’intento?

** NOTA: I candidati a sindaco, nel frattempo, sono diventati tre: a Canovaro e Corsini, si è aggiunto Marcello Barghini (leggi qui)

L’incanto di Cavo, tra mare e cultura

CAVO è la località turistica più conosciuta di questo versante dell’Elba. Il suo nome proviene da “capo”, in quanto sorge sulla punta estrema a nord dell’isola. Davanti al porto, si apre la spiaggia che un tempo copriva tutto l’arco della costa. Oggi, è ridotta a due tronconi: il primo tratto, San Bennato, è quello più lungo (400 metri). Ha la sabbia scura, la spiaggia è esposta al mare aperto, incastonata tra il molo d’attracco a nord e vecchi edifici a sud. Una lapide ricorda una breve sosta nel paese di Giuseppe Garibaldi, nel 1849.

Già ai tempi dei patrizi romani, Cavo era tra le mete preferite

Il secondo tratto di spiaggia, Cala Bolbaia, è più piccolo, soleggiato e riparato, ed è formato da sabbia bianchissima mista a materiale provenient
e dalla zona mineraria. A dividere le due spiagge è il porto turistico che collega il paese a Portoferraio e a Piombino con l’aliscafo. Cavo è la meta preferita dei turisti da tempi immemorabili: già i patrizi romani vi passavano le vacanze. Lo testimonia la villa sul mare fatta costruire sul Capo Castello tra il I secolo a.C. e la metà del I secolo d.C.. All’interno sono stati rinvenuti diversi reperti oggi esposti al Museo archeologico di Portoferraio.

 

Gli Sfidanti

UMBERTO CANOVARO, RIESE DOC
«Il turismo culturale rilancia il lavoro»

 

RIESE DOC (ci tiene a sottolinearlo), Umberto Canovaro è stato assessore ai lavori pubblici e vicesindaco di Piombino. Uomo di grande cultura – è scrittore e storico – è fortemente convinto che il futuro di Rio passi dal rilancio del turismo. Da attuare su più fronti.

Quali sono i punti di forza da valorizzare?

«Ci vuole turismo di qualità. Accoglienza di qualità. Eventi di qualità. È essenziale rivitalizzare i centri di interesse storico-culturale: penso al teatro Garibaldi, all’eremo di Santa Caterina, i lavatoi pubblici o l’anfiteatro delle miniere. Per non parlare di Cavo, fiore all’occhiello del territorio. Poi occorre valorizzare le manifestazioni di qualità e portare nomi importanti d’estate come attrazione. Fondamentale allungare la stagione turistica, diventando attrattivi anche in altri periodi dell’anno. Credo sia fondamentale avere una gestione globale del turismo. E, in tal senso, non posso fare a meno di rivolgermi anche alla Gat, la Gestione Associata per il Turismo dell’Elba, che finora ha inspiegabilmente trascurato queste priorità.»

Rio e miniere. Un binomio culturale indissolubile?

«Assolutamente sì. E a questo proposito ho le idee molto chiare: il parco minerario va rilanciato. Dallo sviluppo delle sue risorse, infatti, sono fortemente connessi la ripresa e il rilancio del nuovo comune. Ma bisogna avere il coraggio di andare oltre. Sono dell’idea che vada creata una filiera che parta dagli etruschi e arrivi fino all’escavazione novecentesca. Abbiamo tanti manufatti, dai forni fusori di Monte Giove fino alla galleria di Rosseto del 1914, destinati alle visite di studiosi appassionati e dei turisti. Punto alla creazione di un museo della civiltà mineraria di Rio.»

MARCO CORSINI, L’OUTSIDER
«Creare condizioni economiche nuove»

PROTAGONISTA della politica nazionale per essere stato assessore sia a Roma che a Venezia, Marco Corsini – legato a Cavo, ma nativo di Milano – è convinto che a Rio, e in generale nell’Elba, si debbano creare nuove opportunità di investimento, più ampie variegate di quelle sfruttate sinora. E che coinvolgano i giovani.

Quali sono le priorità?

«Innanzitutto ampliare la lunghezza della stagione turistica: quando ero piccolo io andava dal 1° giugno al 30 settembre. Ora se sono trenta giorni in tutto è un miracolo. Servono condizioni economiche nuove. Cercare altre opportunità di investimento che creino occasioni al di là del turismo, ottimizzando le offerte del territorio. Penso alle terme, al trekking, alle passeggiate, al ciclocross. Ma anche alla viticoltura e alla valorizzazione dei beni demaniali. Fondamentale è anche la creazione di politiche giovanili. Vengono offerte poche prospettive ai ragazzi, con il rischio che vadano altrove, devitalizzando il territorio. Assurdo, se si pensa che non aspettano altro che essere coinvolti.»

Lei è un “forestiero” e un “tecnico”. Due aggettivi che hanno fatto storcere il naso a molti.

«Vengo all’Elba da 56 anni, soprattutto in inverno. Quindi conosco la realtà del territorio e le sue problematiche. E poi è vero, non sono un politico “di professione”. Significa che miro alla soluzione pragmatica dei problemi. E nel caso di Rio i problemi sono appunto pratici, perché si sono uniti due paesi dando vita ad una realtà nuova. Che ha bisogno di un approccio diverso. Il territorio offre tanto e noi abbiamo il dovere di valorizzarlo.»

 

LA STORIA DELLE MINIERE
L’isola del ferro e del fuoco

I giacimenti di ferro dell’Elba sono tra i più antichi del mondo. Questa preziosa risorsa unita alla posizione geografica strategica, ha fatto sì, nel corso dei tempi, che l’isola godesse di un ruolo di primo piano. Raggiunse il massimo splendore con gli Etruschi che la chiamavano “l’isola dei mille fuochi”, con un chiaro riferimento ai forni fusori con i quali si diede il via ad una prima industrializzazione dell’estrazione e della lavorazione del ferro. Con il passare dei secoli, le miniere sono appartenute ai vari governi: la Repubblica marinara di Pisa, i Signori e Principi di Piombino, il Governo locale, Napoleone Bonaparte, il Granducato di Toscana e il Regno d’Italia. Fino alla metà dell’Ottocento, l’estrazione avveniva con metodi manuali: un faticoso lavoro di piccone e il trasporto con i carretti fino ai depositi vicino al mare. Dal 1828 al 1851 furono gestite direttamente dal Governo attraverso la “Regia Amministrazione delle Miniere e delle Fonderie del Ferro”. La svolta arrivò nel 1897 quando in Italia iniziò a svilupparsi la moderna siderurgia e la grande industria richiese il ferro dell’Elba. Successivamente la gestione passò al cavaliere Ugo Ubaldo Tonietti fino al 1899, anno della costituzione della “Società Elba Anonima di Miniere e Altiforni”. Nel 1924, è il turno della “Società Concessionaria delle Miniere dell’Elba”, assorbita nel 1931, dall’Ilva. Nel 1939, tutto passò alla “Ferromin” e poi all’Italsider. Dal 1950 con il boom economico e la concorrenza, iniziò la chiusura che si concluse definitivamente nel 1981 con l’abbandono dell’ultima miniera, la Galleria del Ginevro.

 

 

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