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Isabella Zolfino, dalla microbiologia alle ricerche storiche sulla massoneria

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Nata a Cosenza, Isabella Zolfino vive stabilmente all’Elba dall’inizio degli anni ‘90 dopo aver studiato ed essersi laureata in Scienze Biologiche presso l’Università di Pisa. Dove ha poi conseguito la specializzazione e il dottorato di ricerca in microbiologia medica sperimentale.

Coniugata con l’ex-presidente degli albergatori Antonini, dopo essersi occupata con lui anche della gestione dell’Hotel Tamerici a Marciana Marina, si è poco alla volta appassionata agli studi storici dell’isola, in particolare a quelli preunitari a partire dai primi anni  dell’800. È così diventata uno dei punti di riferimento culturali più importanti e accreditati. Trascorre molte delle sue giornate presso la Biblioteca Foresiana e l’Archivio Storico di Portoferraio, scartabellando vecchi documenti i cui contenuti le consentono poi di scrivere libri, saggi e articoli.

Collaboratrice della rivista “Lo Scoglio”, ha raggiunto il successo editoriale con “La Massoneria all’Isola d’Elba dal 1803 al 1805. La Loggia Les Amis de l’Honneur Francais rivissuta attraverso i suoi verbali di loggia – l’Arco e la Corte Editrice – Bari”. 

Molte le pubblicazioni anche su Officinae, trimestrale internazionale di attualità e cultura esoterica. Tra queste, vanno ricordati “Jean Louis Annecy, un haitiano a Portoferraio nel 1803”, “L’Elba francese di Pierre Joseph Briot”, “Napoleone, gli Illuminati e la Massoneria” fino a “La comunità degli ebrei nell’Elba francese”.

Isabella Zolfino mentre consulta antichi manoscritti 

Come mai una microbiologa innamorata dell’Elba getta alle ortiche le sue specializzazioni scientifiche e preferisce diventare un “topo di biblioteca”? Isabella Zolfino ci riflette un po’ su qualche secondo e poi risponde sorridente: “Per passione… pura passione!”. Viva la faccia della sincerità e allora via con domande e risposte.

 Dov’e riuscita a trovare tutte le “chicche” storiche che poi travasa nei suoi libri, saggi e articoli?

«In quel meraviglioso Pozzo di San Patrizio che sono la Biblioteca Foresiana e l’Archivio Storico del Comune di Portoferraio. Ci sono conservati testi e documenti straordinari per ricostruire spaccati storici dell’isola in tutti i periodi che vanno dal ‘500 ai giorni nostri. Ed è un peccato che quasi nessuno sappia dell’esistenza di questo immenso patrimonio culturale

 Quali sono le “scoperte” di cui va più orgogliosa?

«Tantissime. Ma quelle alle quali sono più affezionata riguardano la presenza sull’isola di Pierre Joseph Briot, che diventerà poi il fondatore della Carboneria nell’Italia del sud sotto il Regno dei Borboni e della famiglia di Victor Hugo

 Chi erano i francesi finiti all’Isola d’Elba?

«Quasi tutti “sgraditi” a chi governava o regnava… l’isola era una specie di confino. Usato difatti da Napoleone per taluni avversari durante la sua arrampicata verso il trono e poi destinato ad ospitare lo stesso imperatore durante il primo esilio

 Quindi c’è molta documentazione su di lui e su cosa avveniva in quell’arco di tempo…

«Esatto, è un periodo ricchissimo di documenti di ogni tipo

 La sua specializzazione, dopo quella scientifico-universitaria sulla microbiologia medica sperimentale, si è però consolidata sulle ricerche massoniche… Curiosa passione per una donna, visto che le logge sono storicamente appannaggio degli uomini…

«Oggi non è più così e alcune obbedienze accettano anche la presenza femminile. D’altra parte, i verbali della loggia francese sviluppatasi qui sull’isola tra il 1803 ed il 1805 erano così interessanti che non potevano non appassionarmi. Anche per studiare come avvennero gli inserimenti degli elbani e tutti i successivi sviluppi dell’Istituzione sull’isola 

 Un altro filone interessante e inedito che ha voluto trattare riguarda la presenza ebraica sullo Scoglio. In quale periodo storico si concretizza? 

«Quando il Granducato è retto da Cosimo de’ Medici, a partire dal 1548. Sia Livorno che Portoferraio erano poco più di villaggi, ma la loro importanza strategica spinse i Medici a favorire l’immigrazione degli ebrei da tutta Europa. Si formò così una consistente comunità che si sviluppò senza sosta fino all’ introduzione in Italia delle famigerate leggi razziali. Oggi, della presenza ebraica sull’Elba resta soltanto la lapide che ricorda dove era collocato il vecchio cimitero. La comunità di Livorno ha provveduto al trasferimento delle salme in continente 

 Cosa si può fare per arrivare ad un impulso culturale nell’ambito del rilancio turistico dell’Elba?
«È come la domanda delle cento pistole. Servirebbero fondi dedicati, ma sia Portoferraio che gli altri comuni elbani non possono permetterselo. E non è neppure una questione di cattiva volontà: euro per la cultura possono venire solo dai privati, perché esistono altre priorità. Certo, i privati andrebbero però quantomeno cercati. Ecco, almeno questo le varie amministrazioni potrebbero farlo. Anzi, dovrebbero… E qui mi fermo

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