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Carlo Gasparri. Il dio del mare

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Fra gli atleti più titolati della storia dell’Elba, Carlo Gasparri tra il 1964 e 1974 ha dominato il campionato italiano Pesca Sub di prima categoria aggiudicandosi sempre i due gradini più alti del podio.

In quei dieci anni ha vinto cinque volte il titolo nazionale, tre volte quello europeo, una quello mondiale. È stato il primo uomo a immergersi a Capo Horn. Grande Ufficiale per meriti sportivi, nel 1962 ha fondato – insieme agli amici Luigi Raffaelli e Giuseppino Angeli – il circolo subacqueo “Teseo Tesei” che oggi è considerato tra i più prestigiosi.

Nel 1971 ha ricevuto il Premio Tridente d’Oro, massima onoreficienza nel settore. Nel 1974 ha lasciato l’attività agonistica, dopo essersi tolto ogni soddisfazione possibile, per dedicarsi alla fotografia e alla ricerca subacquea, realizzando centinaia di servizi in tutti i mari del mondo.

È stato documentarista e ha scritto centinaia di articoli, lavorando con numerose testate giornalistiche (Il Corriere della Sera, Il Tempo, il Tirreno, il Messaggero) e collaborando a programmi televisivi per la Rai (tra cui “Un mare da salvare”, “Azzurro Quotidiano”, “Linea Verde”, “Avventura Natura”, “Made in Italy”). È stato persino attore.

Una mente sempre in fermento, anche oggi che ha 82 anni (è nato a Portoferraio nel 1936) Gasparri non si ferma un solo instante: si divide tra la Fondazione Isola d’Elba, di cui è coordinatore della commissione Ambiente, e il suo orto dove coltiva di tutto per il piacere poi di condividere il raccolto. E il mare? «Mi immergo quando sono giù di corda, anche a profondità impegnative. E li mi sento a mio agio».

Il super subacqueo si toglie subito qualche sassolino dalla scarpa. E lo rilancia, sperando che vada a “colpire” chi di dovere. «La Fondazione è viva» – esordisce Carlo Gasparri, uno dei più grandi campioni sportivi nella storia dell’Elba, oggi coordinatore della commissione Ambiente della Fondazione – «e ringrazio il Corriere Elbano perché l’articolo uscito nella scorsa edizione ha stimolato il dibattito, permettendo un chiarimento».

Felici di rettificare. Dunque la Fondazione è attiva.

«Assolutamente sì. Porta avanti vari progetti, ma probabilmente lo fa in silenzio, non comunicando all’esterno con la giusta enfasi. Ma garantisco che non sta con le mani in mano. Inoltre va detto che è nata solo cinque anni fa, quindi non da molto tempo. Voglio ricordare che quelli che l’hanno messa in piedi non l’hanno fatto per i loro interessi. Abbiamo fatto diverse cose. Sebbene ammetto che siano poche rispetto a quelle che ci eravamo prefissati».

Come mai?

«La colpa è dei comuni…»

Non collaborano?

«Peggio. Ci ignorano. Se non fosse per questo atteggiamento a quest’ora avremmo fatto cose più belle e importanti».

Si spieghi meglio.

«Tempo fa la Fondazione ha ideato un progetto chiamato “I giganti verdi” per monitorare e catalogare gli alberi monumentali dell’isola. Ho inviato a tutte le amministrazioni comunali e al Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano una lettera per chiedere loro di collaborare all’iniziativa. Nessuna risposta. Altro esempio: i punti binocolo, i belvedere naturali sulle nostre meraviglie. Stesso iter: una lettera per chiedere la collaborazione dei comuni e del Parco per la valorizzazione di queste piazzole, un modo per restituire agli elbani e ai turisti un’esperienza di bellezza. A parte Portoferraio, nessun altro mi ha risposto. Non mi capacito: tutti i comuni potevano avere l’elenco degli alberi monumentali come Portoferraio, che con il nostro progetto, a costo zero, ha l’elenco dei suoi giganti verdi. Ma neppure il Parco, che avrebbe tutto l’interesse a usufruire della mia esperienza, si degna di darmi un riscontro. E questo nonostante non abbia mai chiesto un centesimo per portare avanti queste proposte».

Perché la Fondazione viene ignorata così spudoratamente?

«Non lo so, non voglio pensare che dietro a questo atteggiamento ci sia della cattiveria. Anche se, non lo nascondo, ci rimango male. Sono io a mandare le lettere. E sull’isola mi conoscono tutti. Gli elbani mi vogliono bene. Ma, a quanto pare, i politici non vogliono essere “disturbati”. Che dire? Nemo profeta in patria. Quando facevo il consigliere comunale ho portato avanti battaglie non indifferenti e purtroppo non sempre ho incontrato persone che avevano voglia di contribuire al bene comune. Perché richiede fatica. E forse loro hanno altre cose alle quali pensare. Sono “distratti”, ecco».

Lei è un po’ troppo diplomatico.

«Sono sincero, non capisco questo modo di fare. Forse quando uno diventa sindaco di un comune, pur se piccolo, si sente potente. E non ha tempo per certe cose. Il che è sciocco, visto che Portoferraio, l’unico che ha risposto, alla fine ci ha guadagnato. Tutti abbiamo da guadagnarci. L’isola ha da guadagnarci. Probabilmente i comuni non capiscono il valore e la portata dei progetti. Credo dipenda dal fatto che chi amministra l’isola non sia elbano. E quindi non si senta emotivamente coinvolto. Ho visitato tutto il mondo e non c’è un posto come questo».

Cosa si può fare per aiutare concretamente la Fondazione?

«È tempo di dichiarazione dei redditi. Non sarebbe male se gli elbani e, in generale, chi ama quest’isola, decidesse di destinare alla Fondazione il 5 per mille».

1 COMMENT

  1. Brava Giusi,
    il suo articolo su Carlo Gasparri è molto appropriato e centrato. Carlo è un personaggio schietto e autentico, un elbano a cui l’Elba deve molto. Parlare di lui, esporre i suoi tanti meriti sportivi e non, sottolineare il suo impegno continuo per un’isola che ama profondamente, è sempre opportuno e mai eccessivo.
    Cordialmente
    Michelangelo Zecchini

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