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Come era scontato, la Sindaca Anna Bulgaresi ha fatto flop sulla spericolata idea del cosiddetto albergo diffuso, nella illusione di poter trasformare Marciana e borghi satelliti in paesi hotel, e con il velleitario intento di contrastare spopolamento ed emigrazione giovanile, prospettando l’affare di una campagna di locazione delle case vuote per la maggior parte dell’anno.

O l’idea è stata malintesa o non ha brillato di immaginazione la presentazione in Comune, risultato le adesioni sono state quasi zero, sia perché del progetto sono stati tenuti all’oscuro le migliaia di proprietari che vivono e abitano oltremare, sia perché non diverso dal sistema estivo di affittacamere attualmente in vigore, sia perché di scarso realizzo economico per chi affitta.

Peraltro, invece, di valorizzare le energie e le intelligenze del posto, che da tempo ne accarezzavano il proposito in sintonia con la legislazione regionale, ci si è rivolti a pratici e navigati imprenditori continentali, organizzatori di una piattaforma Home sharing in azione a Pistoia e dintorni, e che ti propone un cosiddetto contratto di affiliazione commerciale-fiscale, offrendo una rendita del 50% della locazione in cambio della sistemazione della casa.

Marciana e Poggio, i primi possibili sperimentatori dell’iniziativa immobiliare, dovrebbero subire una radicale mutazione genetica per mettersi al passo con gli indirizzi delle attività secondo le raccomandazioni dell’Associazione nazionale Alberghi Diffusi:

  • modello di ricettività innovativo per ambiente e particolare stile di vita;
  • gestione unica e centralizzata di una rete di servizi di standard alberghiero;
  • sale reception per accoglienza e assistenza;
  • bar e posti di ristoro;
  • spazi e attrezzature comuni per l’intrattenimento e per la ricreazione.

Purtroppo, le potenzialità ricettive sono inesistenti. Negozi ed esercizi pubblici che già si contano sulle dita di una mano nel territorio, restano chiusi per molti mesi.

Sotto le feste di Natale è stata necessaria una ordinanza sindacale per imporre un regime di aperture obbligatorie e calendarizzate nei confronti di negozianti in crisi di clientele e di vendite.

D’altronde, il caro tasse locali, i rincari di affitti e di spese di gestione senza sostegni pubblici sono diventati insopportabili per una economia che sopravvive solo grazie alle presenze estive.

Se la Sindaca pretende ancora sacrifici da chi già si sacrifica incompreso, sarebbe altrettanto opportuno che gli amministratori facessero la loro parte pe promuovere una inversione di tendenza che aiuti i marcianesi a risollevarsi dal clima di frustrazione.

A Lerici e in altri Comuni italiani, afflitti come Marciana dall’esodo della popolazione, si aiutano le famiglie giovani con sconti ed agevolazioni per convincerli a non andarsene.

Ha riscosso successo l’assegnazione di contributi pluriennali per alleggerire il costo degli affitti di case e per favorire il ripopolamento del territorio. Il bando di assegnazione offre un aiuto di 2.400 euro l’anno per la durata di 5 anni.

E ancora! Si potrebbero promuovere una serie di innovative ordinanze sindacali per incentivare Startup di giovani volenterosi, e per favorire le condizioni economico/finanziarie di una buona accoglienza e di una migliore ospitalità per tutte le stagioni.

Il torchio del fisco locale (Imu, Tari, Tasi senza doverosi sconti e senza pesi uguali altrove), l’abisso fra costi e prestazioni dei servizi pubblici, la desertificazione invernale anche sotto le feste, le tariffe dei traghetti, scoraggiano non solo il turista, ma persino le migliaia di “marcianesi di adozione”, i proprietari di seconde case trattati come polli da spennare. Non sono vacanzieri mordi e fuggi.

Altrove più coraggiosi e lungimiranti stanno scommettendo sulla “estate senza fine”. Al mare di inverno, a cominciare dalla riviera romagnola, si apparecchia la spiaggia per la bassa stagione con cupole/coperture riscaldate per accogliere ristorazione con musica, spettacoli, mostre e altre iniziative.

Anche all’Elba sono state tracciate, magari solo a chiacchiere, alternative suggestive e colme di prospettive interessanti: itinerari storici, artistici, museali, archeologici, naturalistici, archeoindustriali del ferro e del granito, trekking, bike, arrampicate, free climb, pionierismo subacqueo, e non da ultimo percorsi enogastronomici e agriturismo.

Nei fatti si deludono le attese degli stessi commercianti e si resta a vegliare sui sonni del lungo letargo invernale, che finisce per frenare entusiasmi e incoraggiare solo fughe all’estero alla ricerca dell’Elba perduta di estate quando si sta al chiodo e se la godono gli altri.

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