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L’autogol di De Ferrari sui soci. E Gentini continua a cercare turisti nell’Est Europa.

L’Associazione Albergatori “dà i numeri”. Solo i dati ISTAT sono certi

È mai possibile che su un’isola che vive di turismo, quando si chiedono dati relativi ai flussi nelle strutture ricettive, nessuno sa rispondere? Eppure sono domande semplici: quanti alberghi restano effettivamente aperti tutto l’anno? Quanti di questi restano operativi fuori stagione? In quali periodi c’è il maggior flusso di ospiti? Quanti sono davvero i posti letto disponibili? È stata mai fatta una stima tra quelli ufficiali e quelli ufficiosi? Domande banali per un’associazione Albergatori che si rispetti.

Invece no. Malgrado rivendichi di essere il grande promotore del turismo elbano, il sodalizio divaga sul tema. E messo alle strette, tira fuori dati vecchi, confusi e spesso sbagliati. Da qui, un’altra domanda: come si può fare una stima attendibile per cercare d’intervenire per presentare progetti credibili di destagionalizzazione? L’unica soluzione è andare in cerca dei dati autonomamente, trovarli e confrontarli con quelli balbettati dagli albergatori.

Bene, gli unici numeri certi sono quelli forniti dalla Regione Toscana. Peccato che vengano resi noti ogni due anni. Quindi, per avere i dati turistici dell’Elba nel 2017, bisognerà aspettare l’anno prossimo, il 2019. Stando alle statistiche regionali, comunque, salta subito all’occhio il primo dato sbagliato.

E di parecchio. Secondo l’ISTAT, infatti, l’isola risulta avere la bellezza di 35mila posti letto, divisi in 15mila alberghieri e 20mila extra. E allora come mai il presidente Massimo De Ferrari parla di circa 12mila? È quanto si legge anche nei documenti ufficiali, gli stessi che parlano di 300 soci, tra alberghi, residenze turistico-alberghiere, ristoranti (?), bar (?), stabilimenti balneari (?), agenzie di viaggio (?) e imprese di “rilevante valenza turistica” (?). Il tutto, per poi proclamare la rappresentanza del 90 per cento delle strutture di accoglienza con una capienza, appunto, di soli 12mila posti letto. Peccato che, sempre secondo l’ISTAT, le sole strutture alberghiere e extra alberghiere (residence, B&B, affittacamere e appartamenti privati -con esclusione di ristoranti, bar etc.-) risultino raggiungere quota 492. Quasi 200 unità in più delle 300 dichiarate dall’Associazione Albergatori, con i “rinforzi” di cui sopra. Se gli associati rappresentassero il 90% delle strutture ricettive dovrebbero essere almeno 440, quindi mancano all’appello circa 150 unità. Ma forse il presidente De Ferrari si riferisce esclusivamente a quelle alberghiere, senza contare le “extra alberghiere”. Qualora prendessimo per buono questo dato, il 90% di 196 alberghi totali, sarebbero 176 strutture. Alla domanda su quanti soci collaborano a comunicare i dati, De Ferrari ci ha risposto:

“Le statistiche che raccogliamo annualmente diciamo che si basano sul 50 % delle strutture affiliate. Ammetto che c’è poca collaborazione anche tra di noi. Siamo certi di un aumento di presenze nelle strutture intorno al 2%”.

Certi? Come si fa ad esserne certi se i dati di Livorno, forniti nell’ultima conferenza dei sindaci, parlano invece di un 4% in più rispetto allo scorso anno? Insomma, c’è molta confusione. Infatti i soci che comunicano i numeri turistici sono solo 88.

Sorge lecita una domanda: vi appare normale che ogni anno l’associazione degli albergatori, che dovrebbe tutelare il settore ricettivo dello Scoglio, si basi sui dati di 88 strutture su un totale di 492? Lacune, scarsa collaborazione tra soci, confusione. Eppure, quando si parla di turismo, futuro e destagionalizzazione, l’Associazione Albergatori si porta sempre in prima fila. Alti esponenti del sodalizio, ogni anno, girano le fiere di mezza Europa promuovendo l’Elba.

A che titolo? Come si può dare infatti così tanta importanza a un’associazione che si rileva debole sul territorio e poco compatta al proprio interno? Per l’asso-albergatori l’importante è sbandierare percentuali in aumento, magari sbagliate, in una sorta di asta al rialzo della risorsa “turismo”. O forse, per il vicepresidente Alessandro Gentini, è più importante andare a cercare turisti in giro per l’Europa dell’est (alzi la mano chi li ha visti) trascurando invece la carenza di qualità offerta a quelli che già da tempo hanno scelto di sbarcare sull’Isola.

Noi del “Corriere Elbano” continueremo ad indagare su questi dati “nascosti”, non daremo tregua all’associazione albergatori e a quanti, tra le sue fila, si ergono a promotori del turismo isolano.

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