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La valle dei Mulini di Rio

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“Nel mezzo dell’isola distante alquanto e sotto al Castello di Rio vi è una Fontana detta i Canali così abbondante d’Acque che fa macinare fino a diciotto mulini prima di sboccare in Mare sulla spiaggia di Rio (…) onde nel solestizio di estate quando i giorni sono più lunghi, scaturisce in tanta copia, che pare un Lago”.

Così presentava “La valle dei Mulini” nelle sue “Memorie antiche e moderne dell’Isola d’Elba” lo storico Sebastiano Lambardi. Situata nel territorio di Rio Elba e Rio Marina fa parte di un complesso di valli, comprendenti anche quelle di Ortano,Nisporto e Nisportino. Non a caso il nome delle due “Rio” deriva dalla grande abbondanza di acqua della zona, grazie alla “Sorgente dei Canali” di Rio Elba. Fin dal ‘500 i contadini avevano deciso di convogliare quest’acqua dalla sorgente di Rio Elba fino al mare, attraverso una serie di canali e pozzi per sfruttarne l’abbondanza. Lungo il percorso furono costruiti un complesso di Mulini, da qui il nome della valle, che, secondo gli studi raccolti da Piero Perotti, nel suo libro “la valle dei mulini”, arrivarono ad essere addirittura 22.

Veniva così sfruttata la forza dell’acqua per poter azionare tutti i meccanismi della macinatura, che veniva poi convogliata, con attenzione alla minima perdita di acqua, da un mulino all’altro. Questi mulini avevano il complesso di pale non in verticale, ma in orizzontale , con la ruota posta sotto la struttura che culminava con la macina per il grano. Questo tipo di tecnica non aveva la stessa capacità di produzione dei mulini classici a ruota verticale, ma potevano essere utilizzati con un’inferiore quantità d’acqua ma con maggiore pressione.

I mulini erano a loro volta disposti nella valle, in modo che le cisterne di raccolta dell’acqua fossero sistemate in un punto che permettesse di raggiungere la necessaria pressione per muovere le ruote orizzontali. Questa tecnica era più che sufficiente per la produzione di grano di quei tempi, improntata più a carattere familiare che commerciale. L’acqua in eccesso veniva invece raccolta all’interno di altri depositi e poi canalizzata per l’irrigazione di campi e vigneti che abbondavano in tutta la valle. Un sistema dove campi coltivati ,orti vigne e frutteti si alternavano a mulini e bottacci rendendo spettacolare e suggestivo il paesaggio.

Già in tempi antichi l’importanza dell’acqua era vitale per gli elbani, ogni metodo di raccolta era studiato nei minimi dettagli per poter sfruttare nel migliore dei modi l’abbondanza nella zona di Rio. I Lavatoi di Rio ne sono un esempio. Sono uno dei pochi punti di raccolta di acqua rimasti. Se oggi sono diventati un simbolo e luogo di interesse, fino a pochi anni fa venivano usati quotidianamente per lavare la biancheria dalle donne di tutto il paese.

Oggi, dei mulini vi è traccia solo nei documenti storici e in alcuni ruderi presenti nella valle, ma resta comunque di rilevante importanza tutta “la valle” con le sue fonti e sorgenti. Lo storico Lambardi la definiva “Fontana Meravigliosa nell’Elba sotto al Rio”.

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