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“La caccia per l’Elba non è solamente uno sport, può rappresentare un business importante, capace di destagionalizzare l’isola”

Lo sostiene Marcello Bellini, cacciatore capo della squadra L’Unione, un uomo che la famiglia e la tradizione hanno portato ad essere un punto fermo per la caccia al cinghiale, di cui è anche responsabile territoriale.

Insomma, una persona tutta d’un pezzo, che rispetta le regole, ma non nasconde di essersi sempre battuto per cercare il dialogo con l’Ente Parco. Bellini, in sostanza, trasforma il problema del numero eccessivo di cinghiali e mufloni all’Elba in una soluzione per rilanciare l’isola nei mesi invernali.

“La caccia può portare turismo anche quando paesi e alberghi sono vuoti. Perché questo sport non significa solo abbattere un animale. Eh no – tiene a precisare Bellini – non si tratta solo di questo. In Italia, ma pure in molti altri paesi, è un business incredibile. Ci pensa che dietro tutto ci sono attrezzature, vestiario, addestramento cani e tanto altro? Ci sono persone che si muovono in tutto il mondo per partecipare a battute e tornei di caccia”.

Quindi è limitativo dire che la caccia è finalizzata solo all’abbattimento degli animali?

“Sì, perché dietro c’è una passione, c’è un ambiente sano, con persone che trascorrono intere giornate all’aria aperta. Non vogliamo uccidere animali per il semplice gusto di farlo, vogliamo praticare la nostra attività nel pieno rispetto delle regole e soprattutto nel massimo rispetto della natura. Sarebbe bello potersi sedere ad un tavolo con i responsabili del Parco e fare selezione e controllo congiunti”.

Sarebbe un bel risultato, ma adesso voi dovete fare i conti con i numeri. Com’è andata la stagione appena conclusa?

”Rispetto allo scorso anno, c’è stata una diminuzione negli abbattimenti di circa un centinaio di capi. Del resto la siccità ha colpito duramente tutta Italia e anche l’isola ne ha risentito. E poi le aree dedicate alla caccia sono limitate: di conseguenza, il nostro raggio di azione è ridotto”.

Torniamo ancora sull’argomento Parco: la caccia all’interno è assolutamente vietata o avete qualche possibilità?

“La legge vieta ogni tipo di caccia all’interno del Parco. Gli unici a poter imbracciare il fucile sono i cacciatori chiamati Selecontrollori. Loro sono preparati e certificati ed hanno l’autorizzazione ad abbattere gli animali. Gli altri i metodi di caccia tradizionale sono vietati, li utilizziamo solo su una piccola porzione dell’isola pari a un quinto, ma l’area potrebbe aumentare. Noi cacciatori – continua Bellini – vorremmo avere più possibilità all’interno del Parco. Sentiamo sempre parlare degli esemplari abbattuti dai Selecontrollori, ma noi come associazione di cacciatori veniamo coinvolti troppo poco. E probabilmente non è così giusto. Perché la caccia in Italia fa parte della storia e della tradizione. Inoltre crea posti di lavoro”.

Ecco cosa succede nell’area

“Adesso l’ecosistema è in grave pericolo”

L’habitat elbano del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è minacciato da cinghiali e mufloni. E nonostante gli abbattimenti degli ultimi dieci anni la situazione è peggiorata. È l’analisi di Giampiero Sammuri, presidente dell’Ente Parco: “L’introduzione di questi esemplari è avvenuta tra gli anni ‘60 e ‘70 ma senza una strategia di controllo sulle nascite. Questo ha portato a un imponente aumento del numero di animali che per nutrirsi mettono a rischio la biodiversità”.

Tenere sotto controllo la superficie del Parco (quasi 130km quadrati) è praticamente impossibile. Non ha fatto grande differenza l’eliminazione dal territorio di 15mila ungulati e di 3mila mufloni negli ultimi 10 anni. I cinghiali non hanno più timore dell’uomo e si avvicinano alle abitazioni. Ma, avvisa il Presidente, “non dobbiamo sottovalutarne la pericolosità. Rischiano gli esseri umani e rischia anche l’ambiente – insiste Sammuri – l’abbondanza di flora e fauna ha permesso a questi animali di riprodursi e raggiungere numeri difficilmente contenibili senza interventi umani, con il risultato che si sono creati ingenti danni alle aree protette dell’isola e alle attività agricole”.

Eppure alcune centinaia di animali vengono abbattuti nel Parco da cacciatori autorizzati, altri vengono portati vivi fuori dall’Elba: “Circa 800/900 capi riusciamo a catturarli e a trasferirli altrove – fa notare il Presidente – ma dove vengono portati non fanno una fine migliore. Cosa possiamo fare? Diminuirne la presenza per evitare il peggio”.

Presidente, quali sono i consigli che darebbe alle persone che incontrano i cinghiali?

“Dobbiamo sempre ricordare che sono animali selvatici e quindi ogni movimento di un uomo può rivelarsi pericoloso. Inoltre ricordo che non devono essere avvicinati per offrire cibo: non solo perché lo vieta la normativa, ma perché può essere dannoso per gli animali”.

Quali sono precisamente i pericoli per l’ambiente?

“Siamo abituati a considerare i cinghiali come pericolosi per l’uomo e dannosi per le attività, ma non possiamo sottovalutare altri aspetti importanti, come il grave impatto sulla biodiversità che sta mettendo in serio rischio flora e fauna autoctone. Mentre i mufloni si nutrono perfino di rovi e piante che sono fondamentali per la vita di una specie di farfalla considerata a rischio estinzione”.

Un bilancio di cosa è successo negli ultimi 10 anni?

“I dati sono relativamente confortanti: purtroppo stabilire realmente come stanno andando le cose non è un fatto semplice. La vastità del territorio non ci permette di avere una stima certa dei numeri di questa specie. Diciamo che abbiamo ancora tanta strada da fare”.

Veniamo ad un argomento delicato: qual è il vostro rapporto con i cacciatori?

“Sono molto rispettosi delle regole. Sono gruppi specializzati che amano la loro attività. Devo dire che in questi anni non abbiamo mai riscontrato problemi, anzi abbiamo sempre avuto un dialogo onesto e costruttivo che mi auguro prosegua nel tempo”.

Ecco cosa succede fuori dall’Isola

Abbattere un animale costa fino a 3mila euro

In alcune zone della Toscana è possibile sparare tutto l’anno. Nel mirino ci sono anche daini e cervi. Medaglie ai migliori.

La caccia al muflone non è uno sport per tutti. Non lo è all’Elba perché ci sono solo pochi cacciatori selezionati e abilitati. E non lo è per coloro che non amano spendere. Altrimenti la caccia è sempre aperta.

Senza andare troppo lontano basta imbarcarsi su un traghetto e in seguito raggiungere la provincia di Firenze, dove aziende faunistiche abilitate offrono la possibilità di abbattere mufloni a cifre che arrivano perfino a 3mila euro a capo.

Per fare ciò esistono altane che permettono tiri a 150 metri o a 300 metri con ampia visibilità. Il costo? Un accompagnatore per raggiungere le altane costa 50 euro, mentre chi riesce ad effettuare un abbattimento paga 100 euro.

Ogni muflone abbattuto costa dai 385 euro se è cucciolo femmina o maschio fino a 25 centimetri. Servono invece 2800 euro se il colpo abbatte un maschio da trofeo, cioè di almeno 80 centimetri. Infine, con 30 euro l’animale viene macellato e messo sotto vuoto pronto per essere portato via.

Per i cinghiali ci sono le stesse possibilità (molte nel grossetano) ma a prezzi più “contenuti”. I maschi giovani e le femmine costano 10 euro al chilo, per i maschi adulti sopra i 10 chili sono sufficienti 1000 euro in tutto.

Ai cinghiali, nelle aziende turistico venatorie, si può sparare tutto l’anno. E se non è un cinghiale, nessun problema: c’è un prezzo anche per loro. Si parte dai 300 euro per una femmina di daino ai 2000 euro per un cervo maschio adulto con meno di 10 punte.

Per la caccia è possibile, se non preferibile, utilizzare anche i cani che possono così addestrarsi anche i periodi in cui la caccia libera non è consentita. E se qualcuno abbatte un muflone può chiedere pure una medaglia: quella di bronzo costa 260 euro, quella di argento 520 euro, mentre quella d’oro 780 euro. Ovviamente Iva compresa.

Non è neppure escluso che i cinghiali abbattuti provengano proprio dall’Elba, perché nel Parco dell’Arcipelago vengono catturati e portati almeno in parte nelle aziende turistico venatorie del continente.