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Lo scorso dicembre, il Tar della Toscana, ha respinto il ricorso presentato dall’associazione albergatori elbani che chiedeva l’annullamento della delibera del Consiglio regionale nella quale sono stati introdotti limiti restrittivi a costruire nelle zone ricadenti nella fascia dei 300 metri dal mare.

La delibera regionale contestata da De Ferrari & C, non è altro che l’approvazione dell’atto di integrazione del Piano di Indirizzo Territoriale (Pit) con valenza di piano paesaggistico che prevede un tetto agli ampliamenti degli alberghi pari al 10 percento della superficie coperta esistente. I giudici hanno bocciato in toto tutte le argomentazioni prodotte dagli albergatori, riconoscendo invece nell’atto contestato il principio che la Regione voleva tutelare; ovvero la salvaguardia delle zone costiere entro i 300 metri dalla linea della battigia. Quest’area di rispetto è «sottoposta – si legge nella sentenza – al regime di tutela generale previsto dall’art. 42, comma 1 lettera a, del d.lgs n. 42/2004, comportante già di per sé, in via immediata e ancor prima dell’approvazione del piano paesaggistico, limiti e divieti tesi ad evitare pregiudizi al bene cui fa riferimento il legislatore (art. 146). Priva di pregio è infine la tesi secondo cui il gravato provvedimento sarebbe carente di motivazione».

Per farla breve gli albergatori sono usciti bastonati da questa battaglia legale. I giudici amministrativi oltre a respingere il loro ricorso, li ha condannati alle spese di giudizio pari a 3mila euro più oneri accessori, precisando «che il regime conservativo delle fasce costiere introdotto con la contestata integrazione del Pit non collide necessariamente con le esigenze di sviluppo turistico rimarcate dalle ricorrenti, in quanto sono proprio l’integrità del paesaggio e la conservazione dei caratteri distintivi delle aree di pregio ambientale a costituire un notorio elemento di attrattiva per il turismo».