CONDIVIDI

Elbano di nascita, ma pescarese d’adozione. Michele Gelsi è stato per anni capitano e bandiera della società abruzzese, ma in carriera ha giocato in molte altre squadre. A cominciare dalla Fiorentina con cui, a 17 anni, debuttò in serie A. Oggi, che ne ha 49, fa la spola tra Pescara e Miami dove da qualche anno gestisce una scuola calcio. «Insegnare ai ragazzi è sempre molto gratificante – ci spiega al telefono, durante uno dei suoi soggiorni negli Stati Uniti – perché qui vengono dalla cultura del basket, football e baseball. Il calcio ha iniziato a prendere abbastanza piede solo negli ultimi 10 anni. Quindi è bello perché hanno voglia di imparare e di crescere».

Quando ha iniziato e come è nata la sua passione?

La passione per il calcio credo di averla sempre avuta. Sin da piccolo quando giocavo nella piazzetta di Capoliveri.

È stato difficile iniziare a giocare in una realtà come l’Elba, povera di squadre ad alti livelli?

Alla base di tutto c’era la passione e la voglia di arrivare. È stato difficile perché passare da un paesino di 3mila abitanti a una città grande come Firenze è stata dura. Ho dovuto sopportare e buttar giù tante malinconie e mancanze che potevano farmi ripensare a quello che era il mio sogno. Invece ho preferito ‘soffrire’ in silenzio, ma cercare di arrivare all’obiettivo che mi ero prefissato.

Ha qualche ricordo dei suoi inizi all’Elba?

All’Elba, in particolare a Capoliveri, devo tutto perché mi ha permesso di iniziare questo bellissimo sport. Perché ho avuto degli insegnanti di calcio importanti anche nel mio paese. Da Pier Luperini a Ezio Colombi, sono in molti ad avermi aiutato e sostenuto in ogni momento, al di là di tutto quello che hanno fatto i miei genitori e mio fratello.

Lei è stato anche uno dei più giovani a debuttare in serie A.

Sì, avevo 17 anni e un giorno. È stato bello. Mi fece debuttare Agroppi in Fiorentina-Sampdoria. Finì 1 a 0 per noi con gol di Massaro. Poi la prima volta da titolare fu fuori casa contro il Verona quando l’allenatore era Eugenio Bersellini.

Qual è la partita che ricorda di più?

Sicuramente il giorno che ho marcato Maradona a Napoli. Finì 1 a 1 con reti di Carnevale e Baggio. Quella fu una partita super per me.

Tra tutti i calciatori che ha conosciuto con quale ha legato di più e con chi è ancora in contatto?

Celeste Pin, che era con me a Firenze. Ci sentiamo tutt’ora e tra di noi c’è una fortissima amicizia.

Poi l’arrivo a Pescara, dove ha giocato in due diversi periodi.

Con Pescara è stato amore a prima vista. È un luogo di mare e per me è un punto a favore perché venendo dall’Isola d’Elba il mare mi dà gioia. Ho dei bei ricordi di quel periodo e alla fine ci sono rimasto, perché è una bellissima città per viverci. Oltre al mare e alle altre bellezze del luogo anche la gente è molto cordiale. Così, tolte le parentesi di Perugia e Udine poi sono tornato a Pescara fino al 2000.

È ancora legato all’Elba? Ci torna spesso?

Bè lì c’è mio fratello, mia cognata, i miei nipoti. Ho ancora una casa, quindi è una meta dove ogni volta che torno è quasi come ridiventare bambino. Faccio delle cose che a volte, in città non si possono fare. Sono ancora legato a tanti amici. Adesso, purtroppo, poiché ho aperto uno stabilimento balneare a Pescara, dove lavoro d’estate, proprio quando tornavo all’Elba, mi risulta difficile rientrare.

Cos’altro le ricorda l’Isola?

Bè per me lì è la vita. Capoliveri è stata e sarà sempre il mio punto di riferimento sotto tutti i punti di vista per tutto quello che mi ha dato. La gioia di vivere, al di là degli amici e gli affetti. Capoliveri rimarrà sempre il posto più bello del mondo per tutto. È un posto magico.