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La chiesa che custodisce le reliquie di San Cristino

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di Marcello Camici

È così chiamata perché custodisce le reliquie di San Cristino. È detta anche chiesa della Misericordia perché è sede della confraternita omonima per la quale è stata eretta nel 1677.

«La chiesa della Misericordia fu eretta da D. Giovanni de’ Medici il 1566 in quel tempo commissario a Porto Ferrajo sotto il pontefice Pio V e perché non poterono dal Principio fondare la Chiesa, che in oggi esiste, la fondarono all’Altare del Crocifisso in Pieve ,e indi a pochi giorno dove si trova al presente, servendosi per ospedale dei Poveri di una casa sotto le Conserve, e poi nel 1677 la fecero dove a’ giorni di oggi si vede».

Vi sono custodite le reliquie di San Cristino martire e patrono della città di Portoferraio festeggiato il 29 aprile. Si trova in Portoferraio, lungo la scalinata Napoleone che conduce alla palazzina dei Mulini. Al suo esterno ha una facciata che ricorda gli elementi dello stile architettonico dell’epoca: è tinteggiata con colori che vanno dal verde salvia al giallo. Attraverso una scalinata si accede al portale d’ingresso ai cui lati, destro e sinistro, fanno ‘guardia’ due state di santi. Sopra, tra il portale d’ingresso e il timpano, è scritto «Reverenda Misericordia».

L’interno è decorato in modo evidente con lo stile dell’epoca in cui fu costruita: il barocco. A navata unica. Appena entrati, sopra l’atrio d’ingresso si trova un organo artigianale a canne. Procedendo da sinistra verso l’altare si incontra un grande armadio in legno scuro dove si può osservare una copia in bronzo della maschera di Napoleone ed il calco della mano, presi a Sant’Elena dal suo medico Antonmarchi. Poco oltre ci troviamo davanti ad una epigrafe scritta in marmo con sopra una corona regale in legno dorato. L’epigrafe ricorda chi trasformò la chiesa del Carmine in un luogo di divertimento.

«MDCCCXIV-MCMXIV

Perché rammemori le vicende

Di un oratorio sepolcrale

Sacro alla Vergine del Carmine

Da NAPOLEONE PRIMO

Trasformato in civico teatro

Cui la dignità imperiale sorvolò sì fugace

Questa corona

Ivi già insegna del palco augusto

Fu qui nel pio luogo finalmente riposta Oh caducità dei troni

Volubilità delle glorie e delle fortune Oh vanità di ogni umano disegno

N

Mario Foresi»

Il teatro civico è quello dei Vigilanti-Renato Cioni che esiste ancora oggi. Procedendo invece dal centro verso l’altare si trova sul pavimento, costruito in mattonelle policrome in bianco e nero, una epigrafe marmorea dove è scritto «Organum erexit Antonius Philippi Bettarini»: si fa riferimento al bellissimo organo. è visibile alzando la testa in alto. In questa posizione è anche visibile un bellissimo candelabro dorato che scende giù dal tetto dove un affresco è stato dipinto con una prospettiva tale da far percepire la presenza di una cupola che va su sempre più in alto. Andando avanti ci troviamo dentro il presbiterio dopo aver attraversato un portale costituito da due colonne in marmo policromo su cui aggetta una volta sovrastata dalla scritta «Gloria et honore». Procedendo invece da destra verso l’altare, sono presenti confessionali in legno d’epoca e sopra finestre con vetri policromi. Al presbiterio si accede tramite due scalini: è presente una balaustra in marmo.

Nel 1746 venne eretta una cappella attigua dedicata alla Vergine di Loreto. L’immagine nera della Madonna risale al XVII secolo ed è scolpita in legno. Prima di esser qui esposta era situata nella cappella omonima alla Linguella.

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