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1944: Le donne elbane violentate dall’esercito marocchino-senegalese

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Il testimone: «In gruppi hanno violentato le donne elbane»

Vasco Dini, 87 anni, è di Marina di Campo e ricorda perfettamente i giorni dell’Operazione Brassard. Aveva 13 anni quando, nascosto in un fosso, osservò per ore lo sbarco delle truppe sulla costa sud-ovest.

Cosa successe il 17 giugno del ‘44?

Continuo a chiedermi perché dicono e scrivono che l’Operazione Brassard è avvenuta il 17 giugno. Ero lì, avevo 13 anni, li ho visti arrivare e lo sbarco è avvenuto il 14 giugno del 1944. Il 17 finì tutto. Ero nascosto in un fosso insieme ad altre 11 persone perché i tedeschi ci cacciarono da casa, e sull’abitato piovevano pallottole. Siamo stati lì un giorno e mezzo. Quando i neri si avvicinarono rimasi perplesso, mi diedero la mano e controllai se mi ero sporcato la pelle perché non avevo mai visto persone di colore. Quel giorno arrivarono le navi e tutti i soldati saltarono in aria perché tutto era pieno di mine, ma riuscirono a passare comunque la spiaggia. Salirono come capre sul monte dove c’era una campo di grano, che in poco tempo diventò tutto nero. Erano tutti quei soldati morti perché i tedeschi sparavano da un fortino, che poi fu abbattuto.

Come si viveva con i tedeschi?

Lavoravamo per loro perché chi si rifiutava veniva portato in Germania. Con il mulo portavo munizioni e sabbia sugli appostamenti. Poi arrivarono le truppe per liberarci ma c’era tanta miseria, non avevamo da mangiare, e solo dopo tempo la vita riprese piano piano.

Sa di stupri e violenze commesse dalle truppe senegalesi e
marocchine?

A Marina di Campo ne hanno fatte poche, solo due che io sappia. Questo lato dell’Isola era per l’imbarco e lo sbarco ed era molto controllato. In paese so di una coppia di fidanzati dove lui fu tenuto sotto tiro con un fucile da alcuni marocchini mentre gli altri violentavano la compagna. Poco dopo si seppe di una donna di 50 anni violentata da un altro gruppo mentre rientrava a casa. Il resto sono state tentate violenze, perché i francesi li fermavano subito. A Portoferraio, Porto Azzurro e Rio ne hanno fatte di più, perché lì quelle truppe hanno stazionato per più tempo.

Le Marocchinate

Gli elbani, come tanti italiani, pagarono caro il prezzo della libertà. Anche su questo lembo di terra in mezzo al mare, infatti, si consumarono quelle che sono passate alla storia come ‘marocchinate’. Un termine con il quale si indicano le violenze sessuali e fisiche perpetrate dalle truppe marocchine su migliaia di donne, bambini e uomini, durante la campagna d’Italia della seconda guerra mondiale. Sull’Isola, con l’Operazione Brassard, sbarcarono i ‘goumiers’, soldati di nazionalità marocchina arruolati nell’esercito francese. Se in Continente la loro fama precedeva il loro arrivo, all’Elba nessuno sapeva chi fossero. Sull’Isola, creata la testa di ponte, senegalesi e marocchini scesero dalle navi con armi e viveri, espugnando paese dopo paese. Poi, si presero tutto quello che volevano. A Marina di Campo, Portoferraio, Capoliveri, Porto Azzurro e relative frazioni si consumarono inaudite violenze ai danni di donne e civili, così come nel corso del tempo ha raccontato chi ha vissuto o visto quelle atrocità. Le truppe cominciarono ad aggredire le donne già alcune ore dopo lo sbarco, e continuarono nei giorni successivi. Si parla di 191 violenze accertate, senza contare tutte le persone che per vergogna o paura non parlarono. Fabrizio Carloni nel libro ‘Il Corpo di spedizione francese in Italia, 1943-1944’, racconta di una donna di Portoferraio violentata da sei senegalesi, così come una minorenne a Porto Azzurro. Qui anche un bambino e un anziano furono sodomizzati. Molte donne, invece, si gettarono dalle finestre per scappare alle violenze, mentre altre si nascosero per giorni senza vedere la luce del sole o mangiare. Gli uomini che tentarono di difendere mogli o figlie furono uccisi, picchiati, o costretti ad assistere alle violenze sotto la minaccia di armi.

Il terrore della guerra

Un approfondimento sulle violenze alla popolazione italiana perpetrate dalle truppe coloniali francesi, durante le operazioni di liberazione dal contingente tedesco, è stato realizzato dalla Rai nella puntata del 17 giugno 2016 de ‘La Grande Storia’, programma condotto da Paolo Mieli. La giornalista Marina Basile, ripercorre il percorso effettuato dalle truppe del generale francese Juin e delle aggressioni da parte delle truppe coloniali: i ‘goumiers’. In particolare, per quanto riguarda l’Elba, sono stati intervistati 4 sopravvissuti che hanno raccontato cosa successe dopo che gli alleati presero il sopravvento sui tedeschi.  Vasco Dini (di cui trovate una nostra intervista in questa pagina) ricorda il momento dello sbarco delle truppe a Marina di Campo e come molti soldati morirono durante l’operazione. Segue il ricordo di Renzo Carletti: «Eravamo sfollati a Lacona e anche lì sbarcò qualche unità delle truppe alleate, che poi erano truppe di colore, tutti coloniali. Tunisini, senegalesi, che avevano fra l’altro 24 ore di ‘carta bianca’. Quindi una volta sbarcate queste truppe di colore, annientati i tedeschi, si diedero un po’ a delle azioni poco belle». Alcuni dettagli sulle violenze vengono forniti dalle due testimonianze femminili. Come quella di Alma Savigni che racconta di aver sentito di alcuni soprusi di cui erano rimaste vittime delle donne a La Pila e del figlio che avrebbe avuto una di queste ragazze. Il racconto più drammatico, però, è quello di Marina Benedetti: «Io mi sono trovata con una ragazza che era stata violentata da tre e la notte le prendevano gli incubi. Era fidanzata, ma lei non voleva vedere nemmeno a lui. E io le dicevo “Ma perché fai così?”. Ero una ragazzina in confronto a lei. E lei mi diceva: “Tu sapessi cosa ho passato. Erano in tre. Uno c’aveva delle zanne lunghe così. E cosa m’hanno fatto…”».

Il lato oscuro della liberazione dai nazisti

Mancavano pochi giorni all’arrivo dell’estate quando, il 17 giugno del 1944, nell’ambito della più ampia campagna d’Italia, le truppe francesi sbarcarono sulle coste elbane. Fu l’inizio dell’Operazione Brassard, un’azione militare durata pochi giorni, che ebbe lo scopo di prevenire che i tedeschi, che avevano occupato il territorio, trasformassero l’Isola in una piazzaforte. Alle prime luci dell’alba le unità delle truppe alleate arrivarono sulle spiagge dell’Elba, ma il punto d’approdo strategico fu Marina di Campo, dove sbarcarono più di duemila uomini. Qui, sulla costa sud, toccata terra, circa 500 soldati saltarono subito in aria, perché la striscia di sabbia bianca era piena di mine. Una difesa che non servì a fermare le truppe francesi che, in poco tempo, riuscirono a creare una testa di ponte entrando nell’entroterra.

I tedeschi cercarono in tutti i modi di difendere l’Isola per la sua posizione strategica nel Tirreno settentrionale, ma fu tutto inutile. Lo sbarco e l’occupazione dell’Elba, infatti, furono affidati a un contingente di forze francesi comprendente un nutrito contingente di truppe provenienti dal Senegal e dalle colonie del Nordafrica: migliaia di uomini addestrati, pronti a combattere. Sullo Scoglio accadde di tutto. Morti, saccheggi, soprusi e violenze. Queste ultime continuate anche giorni dopo la liberazione.

 

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