Home Rubriche I beni culturali dell'Elba Lo stato di abbandono del forte ‘Montealbero’

Lo stato di abbandono del forte ‘Montealbero’

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Nel Comune di Portoferraio, lungo la strada che conduce all’Enfola, in cima ad una collina, conosciuta sotto il nome di Montebello, c’è il forte Montealbero. E’ un rudere in completo stato di abbandono. Per arrivarci bisogna fare una salita lungo lo stradello: circa 15 minuti. Dopo questa breve ascensione, la fatica per essere arrivati lassù è subito ricompensata da un meraviglioso panorama che spazia da Portoferraio fino a Piombino ad oriente, a Capraia a nord, a capo Enfola ad ovest, e tutta la rada e territori a sud. Mi sono dilungato  su questo panorama perché la posizione in cui si trova il forte rientra nella strategia di difesa della piazzaforte di Portoferraio. Montealbero fa parte insieme con la batteria di S. Rocco, il forte S. Cloud, il forte S. Ilario detto inglese, della poderosa strategia di difesa attuata con forti distaccati sul territorio per proteggere da attacchi nemici il fronte di terra delle fortezze mediceo-lorenesi della piazzaforte di Portoferraio. Questa strategia di difesa è stata attuata nei primi anni dell’ottocento, durante il dominio francese dell’Elba, ed è chiamata in termine militare ”camp retranchè”. Le città italiane che considera essenziali per la guerra, Napoleone le fa contornare da opere fortificate esterne, ed organizzare dal punto di vista difensivo, a “camp retranchè”. Ciò significa che la città deve contenere tutte le fabbriche necessarie alla sopravvivenza della guarnigione (magazzini, ospedali, caserme, panifici, cisterne per l’acqua ecc), deve essere contornata da mura urbane che delimitano la piazza ed infine essere protetta da opere esterne situate ad una conveniente distanza dalle mura urbane.

A Portoferraio per quanto riguarda le fabbriche militari dentro la città queste vengono individuate nel rapporto del 3 giugno 1808 presentato a Napoloene Bonaparte (“Rapport à Sa Majestè et Roi sur l’assiette des batiments militaires dans l’ile d’Elbe”). Il capitano del genio Soulhal elabora un progetto di opere distaccate sul territorio e tra queste c’è quello del forte Montealbero (1809 circa) con la caratteristica disposizione delle casematte a fuoco di rovescio dove, lo sviluppo della potenza di fuoco delle artiglierie avviene in casematte, tali da poter far convergere una grande quantità di fuoco trovandosi al contempo riparate dagli attacchi. L’iniziale progetto del forte subisce qualche anno dopo, tra il 1811 e il 1813, una revisione ad opera di Garin (capitano del genio ) e di Daret (guardia del genio), sfruttando il rilievo del terreno a curva di livello. Napoleone dunque conosceva molto bene come era attuata la difesa di Portoferraio e possiamo affermare che probabilmente non poco tale conoscenza fu il motivo per cui venne all’Elba dopo il trattato di Fontainebleau. Quando si arriva a forte Montealbero ciò che regna è l’incuria e l’abbandono. Rimangono però ancora in piedi le poderose casematte con i muri a spessore di tiro a fuoco rovescio. In particolare resistono meglio le casematte relative alle camere dei soldati.  Credo che la prima cosa da farsi sia ripulire tutta la zona della macchia che ha invaso ogni cosa e poi procedere ad un rilievo particolareggiato e dettagliato dei ruderi ancora presenti. Quindi procedere ad un recupero scientificamente condotto. Successivamente valorizzare questo bene culturale che insieme con gli altri, che costituiscono il “camp retranchè” può far parte di un percorso storico e naturalistico, di cui più volte ho parlato, da inserirsi nell’offerta culturale e turistica ai visitatori che giungono all’Elba.

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