Home Cronaca Caritas: volontari e istituzioni in prima linea per combattere la povertà

Caritas: volontari e istituzioni in prima linea per combattere la povertà

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Mirella Vigni

Mirella Vigni è un’ex insegnante in pensione che da due anni ha scelto di aiutare le persone più povere, prestando servizio alla mensa Caritas della parrocchia di San Giuseppe. Un modo, ci spiega, per impiegare il suo tempo libero. Al centro caritativo si rivolgono sia elbani che extracomunitari. Inoltre, da quando ha iniziato a fare la volontaria ha visto la situazione aggravarsi pian piano: «All’inizio venivano in 4 o 5 – ci dice – oggi, invece, sono almeno in 14 che aspettano la distribuzione dei generi alimentari». Se i supermercati aiutano contribuendo con materiali di vario genere e viveri da distribuire ai poveri, quello che manca sono altri volontari: «è molto importante aumentare il numero. Siamo sempre meno, perché molti lavorano e altri non se la sentono. Alternandoci sarebbe tutto più facile».

Matteo Gorini

Quello del volontario è un lavoro senza pause. Matteo Gorini, ha iniziato due mesi fa e attualmente, viene quotidianamente alla parrocchia per aiutare. La mattina alle 9, ci spiega, i volontari insieme a quelli della pubblica assistenza di Portoferraio fanno il giro di supermercati e rivenditori per recuperare generi alimentari. Tutto viene diviso e messo in sacchetti e poi distribuiti a chi viene a farne richiesta. Poi si inizia a preparare la sala dove da mezzogiorno alle 14 viene servito il pranzo, «momento in cui c’è sempre un discreto afflusso di persone». Matteo, inoltre, lancia un appello a chiunque volesse dare una mano: «Penso che sia giusto che ognuno possa contribuire nel suo piccolo a quella che è una difficoltà generale che le famiglie incontrano. Quindi chi vuol dare una mano, sicuramente è bene accetto».

Fidan Gjoresky

Tra i volontari che quotidianamente aiutano a distribuire i pasti alla Caritas della parrocchia San Giuseppe c’è anche Fidan Goreski. Originario della Macedonia è nella parrocchia da più di 10 anni, dai tempi del precedente parroco, don Giorgio. In seguito, con l’arrivo di don Gianni è rimasto a dare una mano, quando è stata aperta la sede della Caritas. «Grazie all’opera di don Gianni diminuisce la criminalità, chi può dà qualcosa e sono tutti più contenti». Fidan ha iniziato a fare il volontario in seguito ad alcuni problemi di salute che gli hanno impedito di continuare a lavorare. Ci racconta come non siano soltanto gli abitanti di Portoferraio a rivolgersi alla Caritas, ma anche quelli degli altri Comuni elbani. Un chiaro segno di come il triste fenomeno della povertà sia diffuso in tutta l’Isola.

Maria Luisa Cariello

Una delle cuoche che a turno prepara un pasto caldo ai tanti bisognosi che affollano la mensa Caritas è Maria Luisa Cariello. Dopo aver lavorato per molti anni come cuoca nei ristoranti dell’Isola, da aprile si occupa della mensa della parrocchia San Giuseppe. Un modo per dare una mano in un periodo in cui è senza lavoro. «Cuciniamo con quello che ci arriva giornalmente. Non c’è un piatto preferito, ma prepariamo spesso pollo o tacchino. Niente maiale perché molti non lo mangiano». Questo perché tra i tanti extracomunitari che quotidianamente vengono in cerca di un pasto caldo, molti sono musulmani. Nonostante ci racconti che a volte ci sono anche 30 o 40 persone da sfamare, in cucina preferisce gestire tutto da sola, anche il pranzo di Natale: «Il menù non è stato ancora stabilito, lo decideremo il prossimo 23 dicembre».

Marcella Chionsini

Chi aiuta don Gianni nel suo lavoro di gestione dei servizi di assistenza della parrocchia, è Marcella Chionsini, vicepresidente della Fondazione San Giuseppe onlus. «Mi dedico a questo servizio da diversi anni – spiega – e ultimamente lo abbiamo migliorato soprattutto da quando è nata la mensa. Prima garantivamo un solo pasto a settimana, poi abbiamo aumentato fino a garantirli 365 giorni all’anno». Dal suo osservatorio privilegiato ha potuto notare come negli anni il fenomeno della povertà è andato aumentando. A rivolgersi alla parrocchia, però, sono perlopiù extracomunitari: «A Portoferraio, come in tutta l’Elba, c’è ancora un senso di pudore. Magari chi si trova in difficoltà preferisce stringere la cinghia e farsi aiutare da un vicino o un parente, però si vergogna a venire nelle nostre strutture. Questo lo sappiamo per certo». La fondazione, infatti, sta pensando di introdurre, con l’ausilio degli assistenti sociali, un servizio ‘porta a porta’, tramite conoscenze, per portare un aiuto in tante altre case. Un altro dei progetti allo studio è quello di un dormitorio per quanti non hanno neanche un tetto sopra la testa. In questo caso l’ostacolo più grande è quello economico, nonostante esistano diversi edifici pubblici adattabili allo scopo. Purtroppo, conclude la Chionsini, «Si tratta di un sogno nel cassetto, però quello posto più in basso e che non apriamo mai».

Angelo Del Mastro

Il lavoro che quotidianamente don Gianni e i suoi volontari svolgono al servizio dei più bisognosi è coadiuvato anche dall’amministrazione comunale di Portoferraio: «L’opera di don Gianni è importantissima per la comunità – ci dice Angelo Del Mastro, assessore con delega alla Comunicazione, Demanio e Patrimonio, Commercio e Attività Produttive – Basti pensare a tutte quante le iniziative e, soprattutto, alla più importante, quella della mensa, a cui teniamo e contribuiamo anche come amministrazione comunale con un contributo di 12mila euro». L’assessore ci spiega come negli ultimi anni la povertà sia in aumento: «Parlando a livello generale, si sta attraversando un periodo di crisi che non coinvolge solo Portoferraio, ma l’intero Paese».

Adalberto Bertucci

A tracciare un quadro più chiaro sulla situazione del capoluogo elbano è l’assessore con deleghe al Sociale e allo Sport, Adalberto Bertucci, che ci spiega come su 12mila abitanti residenti a Portoferraio, l’indigenza si attesti tra il 10 e il 12 percento: «Una soglia importante, che non comprende molte persone, perché purtroppo ci sono portoferraiesi che si vergognano di evidenziare lo stato di povertà e indigenza in cui versano le loro famiglie». Un altro dato che testimonia l’aumento della povertà è quello relativo alle richieste per l’emergenza abitativa. A partire dal 2012 quando all’ufficio politiche sociali arrivarono solamente 2 richieste, c’è stato un aumento graduale fino alle 41 del 2017, con l’anno non ancora concluso. Per quanto riguarda, invece, la richiesta, anche di alcuni volontari della parrocchia San Giuseppe, di un dormitorio pubblico per aiutare quanti non hanno neanche un posto per dormire, ci viene risposto che l’amministrazione ha individuato nella struttura dell’ex-Traditi, uno stanzone adatto allo scopo su cui l’ufficio tecnico sarebbe già al lavoro per presentare un progetto. L’idea prevedrebbe due camerate, una per gli uomini e l’altra per le donne, con bagno e cucina in comune. L’opera verrebbe poi data in gestione, spiega Bertucci, alla Caritas o a qualche cooperativa, ma attualmente mancano i fondi per realizzarla. La speranza è di riuscire a completare il tutto entro maggio 2019, prima della fine della consiliatura.

Per donazioni alla Caritas-Fondazione San Giuseppe Onlus: Iban IT43K0704870740000000004933

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