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Il parroco della chiesa di San Giuseppe a Portoferraio, è un cosiddetto ‘prete di strada’. Don Gianni Mariani non è elbano, ma originario di Pavia. Come tanti, però, dopo essere sbarcato per la prima volta sullo Scoglio, non lo ha più abbandonato, probabilmente contagiato dalla temutissima sindrome del polpo. Il presbitero si è ‘confessato’ ai nostri microfoni e ci ha raccontato nei dettagli di come monsignor Lorenzo Vivaldo, vescovo  di Massa Marittima, Piombino ed Elba dal 1970 al 1990, sotto mentite spoglie ed in incognito, lo convinse a venire sull’Isola per iniziare il suo cammino pastorale lontano dalla sua diocesi di appartenenza. La vocazione e l’entrata in seminario risalgono al 1978, anno in cui si succedettero tre papi: Paolo VI, papa Luciani (il cui pontificato durò solo 33 giorni, ndr) e Giovanni Paolo II. Successivamente, il 21 maggio 1983, fu ordinato sacerdote dallo stesso prelato che lo rapì dal Continente. La consacrazione avvenne, ironia della sorte, nella chiesa in cui attualmente, da ormai nove anni, presta il servizio pastorale.

Don Gianni ci fa entrare nel suo piccolo studio, posizionato tra la cappella eretta in ricordo delle vittime del piroscafo Andrea Sgarallino, affondato da un siluro inglese il 22 settembre 1943, e la mensa della Caritas. Una stanza che rappresenta il centro nevralgico dei suoi due più grandi amori: Dio e i poveri. Gli ultimi e i diseredati, i prediletti del primo e più grande rivoluzionario della storia dell’uomo, Gesù Cristo, sono al centro dei pensieri del parroco di San Giuseppe: «La sera quando vado a letto – ci confida il sacerdote – non riesco a prendere sonno, perché sono tormentato dal pensiero che molte persone non hanno un tetto dove ripararsi la notte. Penso ai numerosi indigenti che dormono in una panchina fredda o sotto le volte di qualche palazzo, la cui unica protezione è una scatola di cartone che, specialmente in inverno, non è sufficiente a scaldarli e proteggerli dal vento e dalla pioggia. Questi nuovi poveri, anziché diminuire, nel corso degli anni, sono aumentati. Siamo nel 2017, oggigiorno non si dovrebbe patire la fame, specialmente perché viviamo in una società ricca che potrebbe soddisfare i bisogni di tutti». Ed è sul dormitorio o ritrovo notturno che il religioso pone una domanda rivolta non solo a noi, ma a tutti quegli elbani che si professano cristiani: «Quando voi siete a letto con la termocoperta, lo scaldasonno, non vi viene mai di pensare a chi dorme nei cartoni? Proviamo a pensarci insieme. Mi auguro che la lampada della vostra sensibilità non rimanga mai senza olio, affinché resti sempre accesa. Quando si spegne, infatti, diventiamo delle meteore impazzite fuori dal campo magnetico, ovvero pronti per svalvolare. Oggi la nostra società non ha bisogno di svalvolati».

L’incontro con Madre Teresa di Calcutta

Appesa alla parete dello studio di Don Gianni Mariani c’è una foto che lo ritrae con la piccola suora che ha dedicato la sua vita ai più poveri del mondo. Madre Teresa di Calcutta, fondatrice delle Missionarie della Carità, proclamata santa da Papa Francesco, ha avuto una forte influenza nella formazione del parroco di Carpani: «Era il 1991 – ci racconta emozionato il sacerdote – quando il Premio Nobel per la pace, visitò l’Elba e l’isola di Pianosa, accompagnata dall’allora vescovo, ora elevato alla porpora cardinalizia, Angelo Comastri. In quell’occasione Madre Teresa mi regalò una pergamena firmata da lei e una medaglietta raffigurante la madonna che baciò prima di consegnarmela. E’ stato certamente un incontro che ha segnato la mia vita».

L’atelier dei poveri

In fondo alla chiesa di San Giuseppe c’è un ambiente nel quale la Caritas parrocchiale ha allestito una sorta di atelier, dove chi ha bisogno può ritirare indumenti d’abbigliamento, ma anche coperte per proteggersi dal freddo. Alcuni vestiti, in particolare quelli in buono stato, vengono spediti ai bambini di Chernobyl. Questi ultimi, vittime innocenti dell’incidente avvenuto nel 1986 nell’omonima centrale nucleare situata al confine tra Ucraina e Bielorussia, vengono ospitati durante i mesi estivi nei locali allestiti a ridosso della mensa dei poveri.

La distribuzione dei generi alimentari

Tutte le mattine quattro volontari ritirano dai supermercati Coop e Conad i generi alimentari in scadenza che successivamente vengono divisi e distribuiti tra i poveri. Ed è proprio in questa fase che incontriamo i poveri elbani; un gruppo formato da una ventina di persone composta da pensionati, disoccupati e padri di famiglia divorziati. Questi ultimi dopo la separazione vivono in una condizione di indigenza e alcuni di loro dormono in macchina. I pensionati e i disoccupati, però, a differenza degli extracomunitari che frequentano la mensa a mezzogiorno, vivono fortunatamente in una casa dove possono cucinare le derrate alimentari consegnate giornalmente dalla Caritas. Alla vista delle nostre telecamere e macchine fotografiche ci chiedono di non essere ripresi. La povertà, infatti, non cancella il pudore, bensì ne alza il recinto.

La mensa 365

Intorno alle 12.30 la sala della mensa dei poveri inizia a gremirsi. Sono quasi tutti extracomunitari che vendono calzini, accendini e altri oggetti fuori dai supermercati. Quando entrano nel refettorio salutano con affetto Don Gianni, il quale tutti i giorni mangia e siede assieme a loro, condividendo lo stesso pasto che la provvidenza ha dato loro in dono.   Tutti gli ospiti con un sorriso gli chiedono come sta, mentre il sacerdote ironicamente si rivolge loro con un ironico: «Ciao biondo, io bene e tu  come stai?». Il numero dei pasti non è fisso, ma dipende dall’affluenza giornaliera degli ospiti che varia dalle 12 alle 55 persone.

Per donazioni alla Caritas-Fondazione San Giuseppe Onlus: Iban IT43K0704870740000000004933