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Lo scorso 21 novembre l’ammiraglio di Divisione Salvatore Vitiello è stato nominato al vertice del Comando Marittimo Sud. La cerimonia di avvicendamento si è svolta nella piazza d’armi del Castello Aragonese di Taranto, alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di Squadra, Valter Girardelli, al quale Vitiello ha espresso tutta la sua stima e riconoscenza.

«Come ho sottolineato anche nel discorso di insediamento – ha aggiunto il comandante di MariSud – sono grato all’ammiraglio Valter Girardelli, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, per avermi promosso nella sua prima valutazione ad ammiraglio di Divisione e di avermi assegnato subito un incarico importante come questo. Perché il Comparto Marittimo Sud ha una competenza che va da Civitavecchia a Pescara, passando da Reggio Calabria e la nostra sede di Taranto, che è tra le basi più importanti della Marina. Ora non voglio essere presuntuoso nel dire che Taranto è la base più importante, perché anche La Spezia, Augusta, Brindisi e tutte le altre lo sono, però sulla città dei due mari insistono navi come il Cavour, il Garibaldi, il Doria e le nuove frame, insomma lo scheletro della squadra navale. Inoltre nella città pugliese, ci sono le scuole sottufficiali della marina, la direzione di commissariato, la base più importante dei depositi di munizioni e l’arsenale della Marina militare dove lavorano oltre duemila dipendenti civili».

In questi primi trentasei anni di carriera quali altri incarichi ha ricoperto?

«Numerosi, ed ho sempre avuto la possibilità di esser vicino al mare. Sono stato comandante in seconda del Corsaro II, una nave scuola a vela di 22 metri, a bordo della quale nel 1986 ho fatto due transoceaniche dalle Canarie alle Bermuda, fino a New York. La Marina militare mi ha consentito di fare esperienze bellissime e crescendo sono sempre ripassato dall’Accademia, sia come inquadratore degli allievi, sia come vicecomandante alla classe  e proprio in questi anni a Livorno ho conosciuto mia moglie, tarantina di origini, che si trovava a Pisa per motivi di studi. Da giovane ufficiale ho conosciuto questa ragazza che poi ho sposato nel ’92 e con la quale ho avuto due figli. Il mio primo comando navale è stato a Messina su un pattugliatore d’altura, lo Spica, con il quale facevo vigilanza pesca nel canale di Sicilia, poi man mano ho avuto incarichi sempre più importanti: ho comandato la fregata Zeffiro e la nave sede di comando e logistica Etna. Negli anni successivi ho conosciuto vari ufficiali, l’ammiraglio Toscano, che è stato al comando di MariNord, l’ammiraglio De Giorgi, comandante delle forze d’altura, con il quale ho partecipato nel 2006 all’operazione Leonte, quando portammo oltre mille uomini della brigata San Marco in Libano. Poi sono arrivato nei palazzi  romani, dove sono stato prima assistente dell’Ammiraglio Bettini che allora era capo ufficio generale del personale della Marina successivamente diventato sottocapo di stato maggiore della Marina, poi sono diventato assistente dell’ammiraglio De Giorgi, quando era Capo di Stato Maggiore della Marina e con questo incarico ci avviciniamo ai nostri giorni. Perché quando ho finito l’esperienza con De Giorgi, sono stato destinato al comando dell’operazione Mare Sicuro davanti la Libia. Sono stato ben 5 mesi, da febbraio a giugno del 2016, in cui abbiamo salvato dai flutti circa 50mila persone, tra donne, uomini e bambini che disperatamente lasciavano la Libia su mezzi di fortuna di ogni tipo. È stata un’esperienza molto provante, anche dal punto di vista personale, perché purtroppo non sempre si riesce a salvarli tutti, perchè non arriviamo in tempo, oppure perché il naufragio è avvenuto all’interno delle acque territoriali libiche. Dopo Mare Sicuro sono stato comandante per due anni della Terza Divisione Navale. In questo periodo ho partecipato a tre importantissime esercitazioni, in una delle quali ho gestito 4500 uomini provenienti da tutta Europa, molto importante perché era una forza anfibia europea. Oggi, infatti, questo tipo di esercitazioni congiunte si rendono sempre più importanti per poter prepararsi agli scenari che ci si presenteranno nel prossimo futuro, data la destabilizzazione in cui versano diversi Paesi del Nord Africa. Un’altra importante esercitazione di carattere nazionale è stata Mare Aperto volta al controllo del traffico commerciale, perché  sappiamo che oggi con i vettori marittimi arriva di tutto. Oltre alle merci possono giungere nei nostri porti materiali e persone nefasti per la normale vita nel nostro Paese; come armi, droga e terroristi».