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I ruderi del vecchio mulino a vento di Colle Reciso

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di Marcello Camici

Esiste un’isola, nell’isola, che è diversa. Per trovarla è necessario spesso camminare a piedi perché solo così si fa vedere e conoscere. Il luogo chiamato “mulino a vento” è parte di questa isola… nell’isola.

Lo si incontra partendo da Colle Reciso lungo la strada che il genio militare ha aperto nella macchia durante il secondo conflitto mondiale: siamo nel cuore del parco nazionale. L’ho conosciuto sin da ragazzino ed è legato a miei antichi ricordi. Ciò che colpisce subito del mulino a vento non è l’antichità della struttura, quanto il suo candore bianco che si stacca sul verde della macchia intorno. E’ imponente con il suo stare sul crinale dei monti che da un lato scendono verso Lacona e dall’altro verso San Martino. Poi, dopo, si vede che è antico. Ancora visibili sui muri interni fregi dipinti a colore azzurro: segni, sbiaditi, rimasti lì a testimoniare un remoto abitare, resistendo al tempo e alle intemperie dell’abbandono. Quanti anni potranno avere? Cento? Duecento?

Ha poca importanza essendo essi immagini di vita vissuta al silenzio del fruscìo delle pale mosse dal vento.

Questa è la storia del mulino a vento lungo la strada militare. Forse, chissà, la stessa di molti altri mulini sparsi sull’Elba. Da lassù con un sol colpo d’occhio si ammira il golfo di Portoferraio, la catena dei monti in cui troneggia Volterraio, poi Capoliveri, poi il golfo di Lacona e Montecristo. In primavera la fioritura dell’asfodelo è stupenda. E’ un bene culturale in completo abbandono ormai instato di rudere con rischio di crollo.

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