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Da febbraio a giugno 2016 l’ammiraglio elbano è stato al comando della missione Mare Sicuro. Nei cinque mesi in cui Vitiello ha diretto le operazioni, lo schieramento aeronavale italiano ha tratto in salvo circa 50mila persone tra uomini, donne e bambini nelle acque tra Italia e Libia. La missione con un’area di competenza di circa 160 chilometri quadrati, nasce nel marzo 2015 a causa della forte instabilità geo-politica delle regioni sub-sahariane e in particolare dell’aggravarsi della crisi libica, per proteggere le linee di comunicazione garantendo un ambiente sicuro al traffico marittimo commerciale, tutelare i mezzi navali impegnati nelle operazioni di soccorso, sorvegliare e proteggere le piattaforme petrolifere di interesse nazionale che insistono nell’area. Con l’intensificarsi del flusso migratorio irregolare, inoltre, i nostri militari sono spesso coinvolti in operazioni di ricerca e soccorso salvando centinaia di migliaia di vite umane dalla violenza dei flutti.

«In qualità di marinai – ha sottolineato con orgoglio l’ammiraglio Vitiello – mettiamo in atto il primo comandamento del navigante: la salvaguardia della vita umana in mare.  La Marina Militare italiana non lascia indietro nessuno e non ha mai lasciato in mare nessuno, si è sempre fatto il possibile ed anche di più per salvare tutti. Questo è il nostro compito di missionari sul mare. Dopo il salvataggio è chiaro che vengono attivate tutte le procedure di screening, anche perché normalmente su una nostra nave con un equipaggio di circa 70 persone, vengono imbarcati anche mille migranti. Poi c’è tutto il risvolto politico europeo, che è un problema di un ordine differente dalla nostra missione: tutela degli interessi nazionali e salvaguardia della vita in mare. Ci tengo a sottolineare che quest’ultimo aspetto è comune a tutti gli uomini di mare veri, sia civili che militari».

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