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Tutti insieme appassionatamente

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L’esito del referendum che ha riunificato le due Rio è un segnale importante per i restanti sei comuni. La frammentazione amministrativa dell’Isola, infatti, rappresenta un ostacolo ancora da superare se l’Elba ambisce a contare qualcosa sullo scacchiere politico regionale e nazionale. E se ci pensiamo bene, tutti i dubbi sull’appartenenza geografica comune si infrangono quando, oltrepassato il canale, qualcuno ci domanda la nostra provenienza. Non rispondiamo portoferraiesi, marinesi, longonesi o capoliveresi, bensì e con un pizzico di orgoglio, ci identifichiamo come elbani. Questa ‘elbanità’ ci lega in un’unica e ideale comunità, rispedendo al mittente le astruse ed egoistiche tesi di chi è convinto che l’identità possa perdersi nella fusione amministrativa degli enti locali. Le nostre radici, infatti, non si cancellano con l’istituzione di un Comune unico, ma riaffioreranno ogni qualvolta sentiremo il bisogno di rimarcare in quale parte dello Scoglio siamo nati o viviamo. Tornando indietro, poi, in un passato neanche tanto lontano, la bandiera con le tre api napoleoniche, ci ricorda che un tempo non esisteva questa frammentazione. Serve un’unica voce che si levi alta per rappresentare gli interessi di tutti gli elbani, per superare l’atavica arretratezza infrastrutturale che impedisce all’Isola di progredire.

Tre buoni motivi: strade, ospedale e aeroporto

Occorre un unico sindaco, anziché sette, che si imponga in Provincia per ottenere finanziamenti utili al rifacimento dell’intera rete stradale isolana, la quale versa in un pericoloso stato di abbandono e non riesce a contenere il traffico generato dai flussi turistici estivi. Un unico primo cittadino che riesca ad ottenere dalla Regione Toscana quelle risorse utili a far funzionare l’ospedale di Portoferraio, ormai depauperato di molti reparti e di quelle specialità mediche fondamentali per la tutela e la salvaguardia della salute, evitando che i malati siano costretti a spostarsi in Continente per ottenere quelle cure che invece dovrebbero essere garantite nel nosocomio isolano. Un unico sindaco che esiga dal Governo italiano la costruzione di un aeroporto internazionale per l’Elba, anche se questo dovesse costare 300 milioni di euro. Questa infrastruttura è di fondamentale importanza per destagionalizzare il turismo e garantire un’occupazione stabile e dignitosa ai tanti giovani elbani costretti ad emigrare, in Italia e all’estero, a causa dell’assenza di opportunità lavorative nell’Isola.

La fusione dei sette comuni, inoltre, porterebbe ulteriori benefici anche nello sport. Proviamo ad immaginare un’unica squadra di calcio che raccolga i migliori campioni elbani, ma anche quelle risorse finanziarie necessarie per permettere ai nostri atleti di scalare le classifiche.

A ben vedere, dunque, appaiono evidenti le molteplici positività di una futura e auspicabile fusione dei sette municipi isolani in un solo ente amministrativo. Un percorso di unificazione che deve essere rimesso in moto, nonostante il fallimento del referendum tenutosi nel 2013. Per raggiungere questo obiettivo occorre mettere da parte i particolarismi che fino ad oggi hanno contrapposto le diverse comunità elbane, promuovendo un dialogo aperto e democratico che porti a strategie unitarie e mirate al progresso dello Scoglio. Un obiettivo che può essere ottenuto solo con l’impegno di tutti, insieme e appassionatamente…

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