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I Nas di Livorno multano ‘Pollomania’ e gli sequestrano le carni tenute in una cella sporca e non a norma

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Decine di chili di carne sono state sequestrate dal Nucleo Antisofisticazione e Sanità dell’Arma di Livorno a un venditore ambulante dell’Isola d’Elba. Un’operazione scattata dopo una segnalazione che ha portato gli uomini del Nas a Marina di Campo, in via di Castiglione, dove i titolari della società ‘Pollomania’ avevano un deposito, nel quale stoccavano la carne prima della cottura e la vendita in mercati e campeggi. Qui i carabinieri del Nas, hanno eseguito un’ispezione la seconda settimana di novembre, sequestrando pollame e carne varia in cattivo stato di conservazione scoprendo, poi, che la cella nella quale era ammassata la merce non era in regola. In parole povere, quel locale non era neanche autorizzato al deposito e alla conservazione di alimenti, e non era stato registrato alle autorità competenti.

La segnalazione

Tutto nasce dalla segnalazione di El Mostafa Bellamouadden, fino a poco tempo fa dipendente della società di trasporti che sull’Isola rifornisce carni di una nota ditta. L’uomo, avendo notato le pessime condizioni della cella dove scaricava circa 300 chili di carne a settimana durante i mesi estivi, avrebbe sollecitato più volte i titolari di ‘Pollomania’ a sistemare e pulire. Il camionista, conoscendo le rigide regole di conservazione e trasporto delle carni, durante i vari viaggi ha scattato delle foto per mostrare lo stato di scarsissima igiene in cui tutto era conservato. Testimonianze fotografiche che risalgono allo scorso luglio e che non lasciano spazio a fraintendimenti: centinaia di polli collocati in carrelli della spesa totalmente arrugginiti, o infilzati in lunghi spiedi appoggiati direttamente sulla parete della cella, così come costolette e salsicce, disposte già nelle griglie. Carni sprovviste di qualunque involucro protettivo che le difendesse da agenti atmosferici, microbi, batteri e dalla possibile presenza di animali. Alimenti pronti per essere presi, caricati sul camioncino, cotti allo spiedo e venduti in tutti i mercati dell’Isola e negli affollati camping. Non sappiamo i Nas in che stato abbiano trovato la cella durante la loro ispezione, ma per fare un sequestro è ipotizzabile che la situazione non doveva essere molto diversa dalle foto mostrateci da El Mostafa Bellamouadden.

Cella sporca e termostato non funzionante

Dagli scatti è palese che la ruggine faceva da padrona sulle pareti interne della cella, sul congelatore e sulle guarnizioni della porta d’ingresso. Un luogo che non aveva un banco da lavoro e dove, da quanto si apprende, il termostato non era in funzione. «Sono un autotrasportatore che ha lavorato per una ditta importante di produzione carni da più di venti anni e conosco bene le regole – spiega Bellamouadden che ha segnalato tutto ai Nas – e più di una volta ho detto ai titolari di ‘Pollomania’ che quelle non erano le condizioni di conservazione della merce, tanto che io e mio figlio abbiamo avuto dei diverbi con loro. Le cose non sono cambiate, e dopo aver segnalato sia al referente di zona sia al nostro superiore della ditta di trasporti la situazione, sono stato licenziato. Mi hanno accusato di trattare male i clienti quando volevo solo salvare marchio e prodotti. In una cella frigo le temperature devono essere rispettate, e quella di ‘Pollomania’ era spenta. Il fresco deve essere conservato a una temperatura che varia da 0 a +4 gradi, mentre quella congelata a -15 o -16 gradi centigradi. Invece lì era tutto a 27, 30 gradi. Delle volte trovavamo anche la porta della cella aperta. Insomma, tra dentro e fuori non c’era alcuna differenza. E in estate c’erano 30 gradi».

Il licenziamento

L’uomo, convinto di essere nel giusto, ci mette la faccia. Non si cela dietro una ‘fonte anonima’, e dopo aver segnalato tutto ai Nas ha rilasciato al Corriere Elbano una lunga intervista. «L’azienda ha sempre tenuto ai suoi prodotti, il camion deve essere pulito, perfetto, e per questo non potevo continuare a mettere la merce in una cella sporca – racconta – arrugginita, con escrementi di topi e scarti di carne per terra. Ho pensato ai consumatori, ai bambini, che poi mangiavano quei prodotti. Non è servito a niente, anzi, alla fine sono stato licenziato. Mi hanno accusato di avere avuto diverbi con i clienti, ma io e mio figlio abbiamo discusso solo con i titolari di ‘Pollomania’. Ho scoperto che l’azienda di produzione carni e altri alimenti, aveva mandato alla società di trasporti per la quale lavoravo una lettera a fine agosto, contestando il comportamento poco professionale. Non sapevo nulla di tutto ciò, ho continuato a lavorare fino a quando mi sono infortunato, e quando sono rientrato, l’azienda di trasporto mi ha licenziato, motivandolo con una presunta temporanea crisi del settore. E’ una presa in giro. Chiedo a tutti quelli che mi conoscono sull’Isola se ho mai avuto discussioni con loro, perché tutto questo non è giusto. I diverbi ci sono stati solo con ‘Pollomania’, e per giusti motivi». Ma El Mustafa Bellamouadden non è l’unico ad aver invitato i titolari di ‘Pollomania’ a mettersi in regola con la conservazione degli alimenti. Il figlio, infatti, lavorava per la stessa ditta di trasporto: «Diversamente da mio padre mi sono licenziato per come venivo trattato. Quando scaricavo la merce a Marina di Campo – racconta Samir Bellamouadden – la cella di ‘Pollomania’ era un vero schifo. Per terra c’erano olio e scarti di carne, gli alimenti erano lasciati senza alcuna protezione. Ho discusso con loro, perché noi dovevamo trasportare la merce seguendo tutte le norme di igiene, e lì non ne veniva rispettata nemmeno una. Ho segnalato la cosa ai dovuti responsabili di zona. Ci hanno risposto che erano a conoscenza della situazione ma dovevamo farci i fatti nostri perché ‘Pollomania’ era un ottimo cliente. Mi sono anche rifiutato di scaricare la merce in quella cella, e alla fine mio padre è stato licenziato». Ma a quanto pare le accuse di padre e figlio erano fondate, visto che i Nas, pochi giorni dopo la segnalazione, in quella cella hanno sequestrato chili e chili di alimenti a causa del cattivo stato di conservazione, sanzionando i titolari della società per diverse migliaia di euro. Nel dettaglio, ai tre soci di ‘Pollomania’ è stato contestato il cattivo stato di conservazione degli alimenti, articolo 5 – lettera ‘b’ e articolo 6 della legge 283/1962 con la sospensione dell’attività di deposito alimenti, articolo 54, comma 2 – lettera ‘e’ della legge 882/2004, e la mancata registrazione dell’attività di deposito alimenti, articolo 6, comma 3 del decreto legislativo 193/2007. Denunciare merce in cattivo stato di conservazione è un dovere morale oltre che di legge. Ci chiediamo, quindi, perché in precedenza nessuno dei responsabili della ditta di trasporti, così come i rappresentanti della nota azienda di produzione non abbiano mai preso provvedimenti nonostante le ripetute segnalazioni verbali dei due ormai ex dipendenti.

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