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La ‘Festa del Caracuto’ riporta San Piero al Medioevo

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Un salto nel Medioevo tra cornamuse, tamburi, sfilate in costume e tradizioni di un tempo ormai lontano è stato rievocato a San Piero in Campo durante la Festa del Caracuto, andata in scena lo scorso 4 novembre. A poca distanza dalla Torre di San Giovanni, il bastione di avvistamento di forma quadrata edificato del XI secolo al confine con Sant’Ilario, si è svolta la seconda edizione della manifestazione organizzata dall’A.s.d Luigi Martorella. Una festa che è riuscita a coinvolgere tutti gli abitanti del piccolo borgo, dove soldati armati di spade si sono sfidati per tutto il giorno davanti a dame e spettatori. Una giornata partita con la benedizione dei cavalieri nell’antica chiesa dove, in latino, è stata recitata la santa messa. Un lungo corteo ha poi sfilato per le vie di San Piero, dove in alcuni punti abili artigiani hanno fatto rivivere arti e mestieri come l’antico scalpellino o il fabbro che a fuoco vivo batteva martelli e armi. Arcieri e giocolieri animavano i punti di maggiore affluenza, mentre bancarelle con prodotti d’artigianato, salumi, formaggi e tante leccornie erano a disposizione dei passanti. Tanti coloro che hanno apprezzato la polenta di cinghiale, ma il vero protagonista è stato il caciocavallo impiccato: caciotte di formaggio appese e fuse direttamente sul fuoco vivo dal quale venivano preparate sul momento prelibate bruschette. Balestre, fionde, giganti catapulte e un carrobalista hanno riportato bambini e adulti all’epoca medievale, anche grazie alla presenza degli esponenti dell’associazione storico culturale ‘Le ombre di Montecoronato’, del gruppo ‘Le Muse del Diavolo’ e dei ‘Mercenari Live’ protagonisti di vari spettacoli e dell’animazione generale. Soddisfatta del successo dell’evento la presidente dell’A.s.d Martorella, Claudia Bartoli: «La prima edizione della Festa del Caracuto dell’anno scorso è andata benissimo, ma quest’anno siamo riusciti a portare tanti nuovi elementi – racconta ai nostri microfoni – e siamo veramente molto soddisfatti. E’ un evento che riesce a coinvolgere veramente tutto il paese, tanto che i figuranti sono una settantina e sono tutti di San Piero. ‘Le Macinelle’ è un’associazione che collabora con noi e l’anno scorso, pensando a questa festa, cercavamo insieme un nome particolare che incuriosisse. Da qui la decisione di chiamarla Festa del Caracuto, che è una pianta». Con la parola ‘caracuto’, infatti, gli antichi elbani erano soliti chiamare l’Ilex aquifolium, un agrifoglio, detto anche alloro spinoso, che predilige molta ombra e umidità. Non a caso, la zona vicino alla Torre di San Giovanni tra San Piero e Sant’Ilario, era soprannominata ‘Caracuto al Nibbio’, traducibile in ‘agrifoglio della nebbia’. Entusiasti i bambini che per ore hanno tentato di estrarre la spada nella lastra riprendendo la storia di Re Artù, ammirando anche i numerosi ‘Arcieri del Grande Falco’ che si esibivano in spettacolari lanci con archi di varie dimensioni. Il richiamo delle cornamuse e dei tamburi insieme a travestimenti con pelle di lupo e volpe dei figuranti, hanno trasportato i visitatori in una dimensione al confine tra la realtà e la fantasia. Un ritmo incalzante, ipnotizzante e travolgente che ha risuonato per tutta San Piero in Campo fino a sera. Poi, uno spettacolo di fuoco ha illuminato le tenebre scese sulla piccola località, salutando e dando appuntamento al prossimo anno, quando la frazione di San Piero in Campo, a 227 metri sul livello del mare, si trasformerà nuovamente in un antico borgo medievale, tra storia e magia.

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