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Una storia di coraggio e determinazione che ha visto un ragazzo affetto da iperimmunizzazione da antipolio laurearsi con 110 e lode, affrontando la vita a testa alta nonostante la grave disabilità che gli nega la possibilità di esprimersi sia oralmente che con la scrittura. Il protagonista è Anthony La Marca, 22 anni, che insieme alla mamma e alla sorella a settembre si è trasferito all’Elba per stare insieme al papà, da tempo dipendente stagionale dell’Esa. La famiglia era convinta che riunirsi fosse la scelta giusta, ma sono nati dei problemi che ancora una volta confermano quanto l’Isola sia indietro rispetto al Continente. Anthony ha conseguito una laurea triennale in Scienze dell’Amministrazione all’università Parthenope di Napoli, dove aveva un tutor, un trasporto, una facilitatrice per lo studio, una psicologa e tutta la sensibilità di una struttura orgogliosa di aiutarlo. Dopo la discussione della tesi, il trasferimento all’Elba e la voglia di rimettersi in gioco, di terminare il percorso di studi puntando alla laurea specialistica.

Peccato, però, che lo Scoglio non offra un modo per aiutarlo, tanto che Anthony è stato costretto a ritornare a Napoli, con una serie di problemi che pesano sui genitori. Se il papà, per colpa della crisi si è rimboccato le maniche, sbarcando qualche anno fa a Portoferraio, la mamma, Anna Lauri, è un’amministratrice scolastica con un posto a tempo indeterminato. Da due mesi lavora all’istituto Foresi di Portoferraio: «In estate ho deciso di riunire la famiglia – ci racconta – e abbiamo comprato casa perché gli affitti sono alti. Ora però, dobbiamo di nuovo fare la spola con Napoli, e non sappiamo per quanto tempo. Dove lavoro ho trovato persone eccezionali, ma devo mettermi in congedo perché non è possibile far studiare mio figlio dall’Elba, e lui ha bisogno di aiuto».

Anna è una donna forte, ma ora si è arresa all’evidenza: «Qui non c’è risposta ai bisogni di mio figlio. Se volessimo iscriverlo in qualsiasi facoltà toscana – incalza – non c’è un tutor, non ci sono facilitatrici, non mi viene dato qualcuno che può stare con lui quando io e mio marito siamo a lavoro». E senza termini aggiunge: «L’Elba, per come è strutturata, nega il diritto allo studio a mio figlio e a tantissimi giovani, e anche se l’Isola volesse superare alcuni ostacoli relativi a posizione e conformazione, come farebbe Anthony ad andare all’università? Le istituzioni locali non hanno mai stipulato un protocollo o una convenzione che aiuti le persone con disabilità che vogliono laurearsi. Lo studio è un diritto. Mi auguro che lo Scoglio, prima o poi, possa rispondere sia alle esigenze di Anthony che a quelle dei ragazzi che vivono nella stessa situazione, per riconoscere loro una dignità, affinché nessun obiettivo sia precluso a chi crede e si impegna».

Anche le associazioni alle quali la mamma di Anthony si è rivolta si sono dette scoraggiate perché non riescono ad avere tutti i supporti previsti. «La legge 104 è eccezionale – conclude Anna Lauri – ma non vedo l’applicazione dell’articolo 13 che favorisce l’introduzione di un assistente alla comunicazione per ragazzi con determinati problemi». La famiglia di Anthony è autonoma, riesce, o meglio, è stata costretta ad organizzarsi al meglio per aiutare il giovane. E continuerà a farlo, ma una cosa è certa: esistono dei diritti sanciti dalla Costituzione, che non possono essere negati a nessuno.